The Batman: il film sull’Uomo Pipistrello che non abbiamo mai avuto

Quando, poco prima della maledetta pandemia, la DC ha diffuso il primo teaser trailer di The Batman, le prime idee che sono scattate nella mia mente sono state, più o meno “Oh mio Dio, non vedo l’ora” e “Oh no, è davvero necessario?”.
Entrambi i pensieri avevano un senso, per un grande amante di Batman quale il sottoscritto.

Il primo pensiero, il più positivo, veniva dalla sensazione che il film di Matt Reeves, in arrivo dopo circa tredici anni dopo i tre film del Cavaliere Oscuro di Nolan (di gran lunga più amate dal sottoscritto rispetto ai film con Ben Affleck), potesse fotografare un aspetto di Batman che gli altri film non erano mai riusciti a cogliere: l’estrema ambiguità di un supereroe dannato e le cui buone azioni hanno spesso delle conseguenze negative. Il secondo pensiero è invece giustificato dal fatto che i film di Nolan, in realtà, avevano già sfiorato il tema, mostrando un Batman sempre più antieroe e sempre meno super-umano. Di fronte a questo, l’unico modo in cui Reeves avrebbe potuto tentare una nuova lettura “nichilista” del personaggio sarebbe stato solo per affondare ancor più il coltello nei lati più horror e tetri del supereroe DC. E francamente, vedendo come a Hollywood si è sempre stati restii a scavare davvero nei lati più boardline di Batman, trovando un buon equilibrio fra aspetti psicologici ed epici, non credevo che una virata come quella che desideravo sarebbe stata possibile.
Ieri sera ho visto il film di Reeves col cuore in gola, perché non sapevo davvero cosa aspettarmi.

Il più grande detective del mondo, finalmente
Diciamo dubito che sì, The Batman è davvero un film bello come dicono, anzi molto bello: ha un tone of voice azzeccato, ha un buon protagonista, ha una sceneggiatura che cede nel finale ma appassiona, ha il look giusto per spingere di nuovo ad andare al cinema a vedere un film sull’Uomo Pipistrello. Per apprezzarlo non serve essere un fan del personaggio, anzi la trovata geniale di Reeves è di aver tentato di raccontare un’epopea molto nota attraverso un registro “per tutti”. Perché The Batman, anzitutto, è un grande giallo condito di ingredienti bizzarri. È Halloween a Gotham, e uno dei due candidati sindaci muore ammazzato da un assassino mascherato. Il Pipistrello, in attività da ben due anni, si ritrova a fare quel che deve, mettendosi sulle tracce di un serial killer che inizia a uccidere figure importanti della città, soprattutto membri delle forze dell’ordine, attraverso metodi stile Saw-l’Enigmista. E proprio come Enigmista l’assassino si firma: è lui, lo storico villain dei comic books di Batman, a scuotere la città mosso da un disegno solo all’apparenza irrazionale, e pronto a far collassare la mente del buon Batman.
Ora, stop.
Se siete appassionati del personaggio, avete già beccato almeno un paio di citazioni o di rimandi ad altri film della serie. Uno è chiaro: Il Lungo Halloween, una delle più importanti saghe dell’ultimo periodo d’oro di Batman fra anni ’80 e ’90, in cui Jeph Loeb e Tim Sale immaginavano il buon Bats a caccia di un serial killer che colpiva solo e soltanto nei giorni delle feste comandate, assassinando criminali e celebrità di Gotham. È chiaro che di questa serie c’è tantissimo, in The Batman, soprattutto tenendo presente che si parla di due storie che mostrano il lato più investigativo del personaggio DC. Batman è in entrambe anzitutto un segugio addestrato a cercare e collegare elementi per risolvere veri e propri misteri e intrighi, e in The Batman questa dimensione è mostrata alla grande, con la messa in scena di un’indagine dal ritmo impetuoso.

L’altro grande racconto da cui The Batman pesca, con una certa impudenza, è invece il secondo più bel film dedicato al personaggio (anche se secondo me stacca anche il Batman di Burton del 1989), ovvero Il Cavaliere Oscuro, del 2008. Non tanto perché propone più o meno la stessa dinamica eroe-contro-mostro (di fatto l’Enigmista di Reeves tenta di avvicinarsi in più modi al Joker di Ledger), ma soprattutto perché come nei film di Nolan c’è una certa volontà di riflettere o lanciare frecciatine alala coscienza dell’americano medio, visto come un uomo civilizzato sotto il quale si nasconde una bestia corrotta. Un film che già di suo riprendeva molto da Il Lungo Halloween.

Nella mente dell’antieroe
Quindi la domanda sorge spontanea: The Batman è simile a quelli di Nolan? No, per fortuna, perché Reeves ha coraggio da vendere e decide, in effetti, di raccontare una storia ben più oscura di quanto fatto dalla trilogia andata sugli schermi fra il 2005 e il 2012, con un registro che mette in buca davvero tanti buoni colpi. Anzitutto, se quelli di Nolan erano film sul trauma e sulla violenza esercitata su una persona, quello di Reeves è un Batman che racconta benissimo l’ossessione dell’eroe. Il film è ambientato due anni dopo l’inizio della crociata del Cavaliere Oscuro, e lo vede in una situazione molto simile a quella che apriva Il Cavaliere Oscuro, con una vera e propria escalation di atti di violenza del crimine in risposta alle azioni dell’eroe. Tuttavia, se in Nolan quella situazione era trattata come un’epica da gangster movie, in Reeves viene raccontata come il momento di massima depressione di Batman. È tormentato, non dorme, vuole vendetta, sfoga la rabbia sui suoi avversari. Quindi, se detective è, è il detective di un vero noir anni ’40 con Humphrey Bogart, politicamente scorretto e incattivito. Ha ragione chi, parlando del film di Reeves, ha tirato in ballo Seven: l’atmosfera è quella. Tutto è ricondotto al confronto psicologico fra due matti che si danno la caccia, il mondo attorno crolla, marcisce, diventa superfluo. Nelle tre ore di film non c’è assolutamente l’impressione di vedere un’epica, un affresco d’insieme, un mondo “alternativo”. Questo è il vero punto di forza del film, la sua cifra stilistica e la sua ragione d’essere, che gli permette agilmente di trovare una sua identità nonostante in più punto il film possa sembrare ormai l’ennesima riproposizione di temi e personaggi visti e rivisti, con delle dinamiche ormai fin troppo rodate. The Batman
funziona perché spinge più in là la poetica cinematografica del personaggio, spostando il focus un po’ più in
profondità.

D’altro canto, quello che è un punto di forza può rappresentare anche una debolezza, soprattutto se raffrontato con altri film del supereroe, perché mancano una serie di elementi imprescindibili: la città “di giorno”, i suoi protagonisti più “normali” (i media, soprattutto), ma anche lo stesso Bruce Wayne, che i vede sì e no 10 minuti in tre ore. Anche se, diciamocelo chiaramente: non possiamo criticare un film del genere solo perché non mostra l’alter-ego umano di Batman, dopo trentadue anni che il cinema ci propone film binari fra mondo notturno e diurno, fra l’epica del simbolo e quella dell’uomo sotto di esso. È stato un punto di critica molto evidenziato da vari commentatori, ma a parere di chi scrive del tutto superfluo. Molte sono le storie di Batman di epoca matura in cui Bruce Wayne non viene mostrato per nulla e l’obiettivo è puntato sull’alter-ego, come accade per esempio in Arkham Asylum (1989). Tuttavia, chi da The Batman si aspetta un’epica pronta a fomentare si ritroverà deluso. Chi però vuole invece qualcosa che si spinge un po’ più in là, che relega tante cose che già sappiamo di Batman all’angolo, e racconta un altro pezzettino di storia, si ritroverà davanti qualcosa di travolgente. E poco importa se il finale non galoppa bene come la prima parte, a causa di un po’ di passi incerti e di confusione su come concludere: a quel punto, The Batman ha già detto, bene, tutto ciò che aveva da dire.

– Fabio Antinucci –

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