Storie vere che hanno ispirato le stagioni di American Horror Story

1Tra pochi giorni sarà Halloween, festa che ormai è entrata a far parte anche della nostra tradizione da diverso tempo, nonostante una voglia – per me inspiegabile – di combatterla da parte degli italiani (andiamo, ci sono abitudini prese degli americani molto peggiori: che male fa vestirsi a tema e mangiare caramelle?). Questo “clima pauroso”, dunque, è perfetto per parlare delle storie vere che hanno ispirato le stagioni di American Horror Story, no? Sì, perché la serie affascinante che ci terrorizza da sei stagioni fa le sue ricerche ed elabora tutto, partendo da queste. A volte la realtà può essere ancora più spaventosa della finzione, si sa. A partire dai coloni di Roanoke, dei quali ha parlato la nostra Giuseppina in un altro articolo, fino ad arrivare a serial killer davvero inquietanti, andiamo a saperne di più.

Un famosissimo killer, che abbiamo avuto modo di “conoscere” anche in altre opere è John Wayne Gacy, il serial killer che amava travestirsi da clown, condannato a morte per aver rapito, torturato e ucciso 33 persone. Nella serie ha ispirato il clown Twisty, di Freak Show, mentre molti sostengano sia stato fonte di grandi idee anche per l’IT di King. Come avrete letto, in questo periodo ci sono stati vari avvistamenti di uomini vestiti da clown, che stanno terrorizzando il mondo, quindi portare attenzione non sarà mai atto sbagliato. Gacy venne giustiziato nel 1994 tramite iniezione letale, e i suoi quadri vennero venduti a cifre incredibili (uno lo comprò anche Johnny Depp), suscitando diverse polemiche. Abbiamo poi il killer delle infermiere, Richard Speck, che ha ispirato la prima stagione della serie. Speck, nel 1966, fece irruzione in una casa di Chicago abitata da otto studentesse di infermieristica e uccise tutte le giovani in modo brutale. Fortunatamente in quella occasione un’altra ragazza era presente e riuscì a nascondersi, per poi consegnare alla polizia l’accurata descrizione dell’assassino, permettendo così il suo arresto. L’uomo morì in carcere nel 1991. Il signor March, costruttore e proprietario dell’Hotel Cortez in American Horror Story – Hotel, è invece ispirato al dottor Henry Howard Holmes, uno dei primi serial killer della storia americana, accusato a fine Ottocento di aver ucciso 27 donne (ma si sospetta che le sue vittime fossero in realtà più di duecento) in stanze insonorizzate appositamente costruite da lui stesso per tale orribile proposito.

 

2Fonte d’ispirazione per l’Hotel Cortez della quinta stagione, il Cecil Hotel venne costruito a Los Angeles nel 1925. La sua storia maledetta annovera molti suicidi fra gli ospiti: nel 1954, Helen Gurnee cadde dalla sua stanza al settimo piano del Cecil Hotel, schiantandosi sull’insegna dell’albergo: non si scoprì mai il perché del suo gesto, e anzi rimase il mistero collegato alla propria registrazione alla reception con falso nome. Nel 1962 è Julia Moore a lanciarsi dalla finestra e anche di lei non si seppe nulla circa le motivazioni che la spinsero a togliersi la vita. Nello stesso anno anche la ventisettenne Pauline Otton si lancia nel vuoto, atterrando su un passante, George Giannini, causando la morte di entrambi sul colpo. Ma non sono solo questi i fatti che hanno attirato l’attenzione sull’albergo: al suo interno infatti venne ritrovato il cadavere di una pensionata, Goldie Osgood, stuprata e accoltellata, senza che mai la polizia potesse catturarne il colpevole. Inoltre, nel 1984 il Cecil Hotel ospita all’ultimo piano Ricardo Ramirez detto Night Stalker (personaggio presente in Hotel): nella sua stanza l’uomo mutila, stupra e tortura 14 vittime, seguendo un rituale satanico ben preciso e gettando nel panico tutta Los Angeles. Viene arrestato il 31 agosto 1985 e condannato alla camera a gas (sentenza che non lo tocca minimamente e lo porta anche, nella sua follia, a commentare con una frase agghiacciante: “ci vediamo a Disneyland”. Tuttavia nel 2006 viene ritrovato morto in cella prima che la pena venisse eseguita). Ma non è finita qui (avete voglia di prenotare una stanza, eh?): nel 1991 il serial killer Johann Unterweger, noto come Jack lo scrittore, affitta una stanza per cinque settimane e durante la sua permanenza al Cecil Hotel uccide tre prostitute, stuprandole e strangolandole con il loro reggiseno: modalità che utilizzerà per ognuno dei suoi 11 omicidi tra l’Austria e gli USA. Viene arrestato nel 1992 e condannato da un tribunale statunitense all’ergastolo, ma anche in questo caso l’uomo si suiciderà. L’ultimo fatto di cronaca avvenuto all’interno dell’albergo è la morte 3misteriosa e irrisolta della studentessa Elisa Lam: la ragazza, in viaggio a Los Angeles, scompare, facendo insospettire il personale dell’albergo. Una ventina di giorni dopo viene visionato un video della giovane dentro un ascensore, che si comporta in modo bizzarro, interagendo con qualcuno che nel video non compare, facendo creare interrogativi circa le condizioni mentali della ragazza. I genitori arrivano in città nel disperato tentativo di trovare la figlia e negano qualunque episodio di crisi precedenti di Elisa. Purtroppo le ricerche si concludono con la scoperta del corpo della ragazza, trovato inspiegabilmente in una delle grandi cisterne dell’hotel, in seguito alle lamentele dei clienti sul sapore dell’acqua negli ultimi giorni. Come ci sia arrivata è tutt’ora un mistero incredibile.

Concludo scrivendo di The Axeman, il killer di New Orleans, che terrorizzò gli abitanti della bella città tra il 1918 e il 1919. Il killer colpiva introducendosi nelle abitazioni delle vittime, scelte a caso (ma con una predominanza di italoamericani), e le uccideva con asce o rasoi trovati sul posto. Non venne mai preso, né si conosce tutt’ora la sua identità. Si sa solo che era un musicista jazz, perché scrisse ai giornali dicendo di aver risparmiato chi stava suonando musica jazz al momento del suo arrivo, musica che amava e suonava personalmente. Colpì 12 persone, ma alcune sopravvissero alle ferite inferte. Nessuno dei sopravvissuti fu in grado di darne una descrizione. E adesso andate pure a dormire, buona notte!

– Lidia Marino – 

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