Stand by me, It – Ricordo di un’estate a Derry

Sabato sera sono andata a vedere It. Da bambina vidi in prima tv sulle reti Mediaset (allora Fininvest) la miniserie tv con protagonista l’immenso Tim Curry. Ho il dvd e se lo ritrasmetto in tv lo rivedo sempre con piacere. Anni fa lessi il romanzo originale di Stephen King. Vi dico solo: fatevi un regalo e leggetelo anche voi. E da un anno ovviamente aspettavo con trepidazione la nuova versione, stavolta cinematografica, di Andy Muschietti. Faccio una fila esagerata al cinema e intanto mi sento emozionata, ma preoccupata. È sempre un’emozione vedere sul grande schermo una creatura del King, ma troppi registi lo hanno umiliato non capendo la poetica kinghiana. Per questo motivo sono particolarmente felice di scrivere questa recensione. It (capitolo 1) di Muschietti è STUPENDO.

Non l’ho capito subito, poiché i 7 undicenni del 1958 erano stati trasformati in tredicenni del 1988 e questo mi aveva fatto temere una radicale trasformazione di atteggiamenti e mentalità. Timore che in parte si è avverato, ma… Le immagini scorrono sul grande schermo e le musiche (la colonna sonora è eccezionalmente curata) mi catturano pian piano, cancellando uno ad uno i miei dubbi e le mie resistenze. Le differenze con il romanzo sono notevoli, inoltre molte scene sono state tolte e molte altre aggiunte; eppure funziona. E sapete perché funziona, nonostante l’auspicata e delusa totale adesione con il romanzo? Funziona perché, nonostante le numerose differenze, lo spirito della storia è stato rispettato in pieno. La profonda amicizia che lega i 7 losers/lovers è resa in modo potente senza mai scivolare nel melenso e di conseguenza nel non realistico.

Ognuno dei 7 convive con il proprio incubo, da anni. Padri violenti, madri asfissianti, bulletti, fratellini morti… Ognuno di loro riesce a respingere il primo attacco di It grazie alla forza della propria sfiga. Sì perché gli sfigati, i perdenti, quelli che non fanno parte del gruppo dei fighi, possiedono una forza che quelli che li perseguitano non possono nemmeno sospettare. I perdenti sanno cosa significa affrontare ogni giorno i propri demoni. Non sarà certo un pagliaccio a sconfiggerli! E la forza del singolo diventa vera potenza quando iniziano a combattere insieme, legati da una profonda amicizia, derivante da una profonda comprensione. Sino a raggiungere il numero magico 7.

It si nutre di paura. It è paura. It ora ha paura. Come può sconfiggere chi non lo teme? Ovviamente i perdenti sono ragazzini ed hanno paura, hanno dubbi, discutono, litigano, si prendono in giro. Ma una forza più grande di loro farà in modo che non si perdano. I Veri Fan del kingverse (quelli che hanno letto il romanzo) non mancheranno di emozionarsi nel notare i due accenni alla tartaruga che gli sceneggiatori si sono premurati di disseminare lungo la pellicola. La tartaruga è fondamentale.

Quindi, nonostante alcune libere interpretazioni, sceneggiatori e regista sono riusciti realmente a dar vita alla Derry kinghiana, riproducendone l’esatta topografia (Jackson street, i Barren, Neibolt street) e plasmando i 7 losers come i ragazzini sfigati e coraggiosi che sono. I giovani attori che li interpretano sono davvero superlativi, tutti, anche quelli della banda di bulli di Henry Bowers. I dialoghi sono qualcosa di eccezionale; i ragazzi sono svegli e sagaci, ma sono pur sempre tredicenni, quindi non parlano come se avessero ingoiato un dizionario. Sono intelligenti, simpatici, fanno battute idiote (Bipbip Richie), dicono la cosa sbagliata alla persona sbagliata nel momento sbagliato, sentendo però che il destino, la tartaruga, vegliano su di loro.

Quindi, sceneggiatura che ti strappa sorrisi di complicità, regia attenta, originale ed interessante, fotografia che sottolinea senza esagerazioni la differenza tra il sole estivo della “ridente” Derry e il buio in cui si annida It, e colonna sonora emozionante, soprattutto per chi gli anni 80 se li ricorda. Senza tralasciare le citazioni cinematografiche disseminate per tutta la durata della pellicola. Roba da intenditori. Direi che è tutto… ah, no! Non vi ho parlato di It!

Beh, che dire? Bill Skarsgard, il piccolo di famiglia, si è evidentemente impegnato molto. La mimica e la gestualità esasperate fanno di questo It una vera marionetta malefica ed inquietante, l’incubo dell’infanzia per eccellenza. Peccato per trucco e costume; troppo curati, troppo precisini. Il look da strada di Tim Curry era decisamente più calzante. Ah! Che poi nel film non manca certo una citazione del Pennywise di Curry! Divertitevi a trovarla.

In conclusione mi sento di promuovere a pieni voti questa versione di It di Muschietti, fremendo nell’attesa del capitolo 2. Ma ovviamente, essendo una kinghiana d.o.c., il mio sogno resta quello di assistere alla realizzazione di un’intera serie di pellicole che ricreino con cura l’intero kingverse.

I sogni son desideri. E gli incubi sono… It.

– Monia Guredda – 

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