Si può fare Arte con tutto?

1L’Artista Giuseppe Chiari, nel 1978, affermò che “L’Arte sarà di tutti, e la parola arte non sarà di nessuno”: a monte si trova l’eterna domanda Cosa è Arte? E collegata a questa la relativa questione: si può fare Arte con tutto? Se avete studiato Storia dell’Arte ve lo siete domandati; se non avete mai aperto un libro d’arte e non avete mai visitato un museo forse ve lo domandate ancora più intensamente. Dico Arte e subito si pensa a quadri e statue di vario materiale o alla fotografia, ma l’orizzonte, che ci piaccia o meno, è molto più ampio.

Il Novecento è iniziato da poco ed il fermento artistico è palpabile. Il Cubismo stravolge le regole esistenti, ma agisce ancora con pennelli e tela e, raramente, crea statue. Il Dadaismo fa un passo avanti e si caratterizza come ricerca di forme astratte e come definizione essenziale dell’IMMAGINE, nonché come potente critica nei confronti del mercato dell’arte, che osava classificare e prezzare le opere in base al loro valore commerciale, senza tener conto dell’IDEA. Esponenti di spicco di questa corrente sono il zurighese Hans Arp, che crea rilievi e collage soggetti alle leggi dell’imprevisto e del caso, come è intuibile dal suo Ritratto di Tristan Tzara (1916) e Marcel Duchamp, che esprime un evidente rifiuto della categorie tradizionali di Opere d’Arte e una forte negazione del passato.

2Dagli anni Dieci saltiamo agli anni Quaranta per far la conoscenza di Alexander Calder, la cui invenzione più originale sta nell’aver saputo determinare il movimento delle forme nell’aria, i cosiddetti Mobiles, calcolandone gli equilibri e le spinte interne ai singoli elementi della scultura, attraverso una sospensione sempre diversa delle strutture col semplice soffio dell’aria. Ma parliamo di artisti italiani:  Edgardo Mannucci privilegiò l’uso di materiali su cui il fuoco avesse svolto la sua azione trasformatrice. Egli concepì la scultura come luogo del rapporto dinamico fra spazio e materia: accompagnò il movimento oscillatorio delle spirali alla preziosità di un riflesso colorato del vetro in contrapposizione alla crudezza degli scatti di fusione. Ettore Colla, uno dei fondatori del gruppo d’artisti Origine, riutilizzò molti oggetti, soprattutto residuati bellici o industriali, trasformandoli e componendoli in organismi plastici, fortemente caratterizzati da uno schema proporzionale classico. Andiamo negli USA? Jasper Johns instaura una nuova relazione tra immagine reale e immagine dipinta, fermando l’attenzione sulla realtà del quotidiano, del banale, del comune, rifiutando e criticando l’espressionismo astratto. JJ inserisce l’oggetto stesso all’interno del dipinto; barattoli, scope, righelli, pennelli, vengono sospesi, attaccati o accostati alla tela, oppure riprodotti a grandezza naturale o in bronzo dipinto, creando un’illusione critica condotta con autoironia sui procedimenti formativi stessi della pittura. Robert Rauschenberg conduce la sua ricerca, facendola interferire con musica, teatro, danza, in un’attenzione costante alle nuove tecniche indagando in profondità i rapporti tra la cultura e l’immagine contemporanea. 3La fotografia, la serigrafia, gli oggetti reali vengono usati e posti sulla tela come i colori, con un atteggiamento ormai distante dal Dadaismo; pone cioè in relazione le immagini e le cose affidando all’osservatore il compito di ripercorrere i ritrovare i nessi di uno stato di reverie dell’artista.

Arriviamo alla Pop Art. Col termine “Pop Art” sono state contrassegnate le opere di un gruppo di artisti che possedevano un comune atteggiamento nei confronti della realtà delle metropoli e del suo consumismo. Gli artisti svilupparono il loro linguaggio basandosi sugli aspetti culturalmente bassi per banalità e semplicità per ristabilire un contatto tra la realtà e l’arte e usarono tecniche già in atto nell’industria contemporanea, come la stampa serigrafica, la fotografia e la grafica pubblicitaria. Claes Oldenburg utilizza l’aspetto onirico e metaforico come critica ad una realtà standardizzata e stupida. La volontà rivoluzionaria di trasformazione del mondo diventa collocazione nello spazio di oggetti comuni, riproposti in una quotidianità floscia, ingigantita e gommosa. Vestiti, oggetti e alimenti sono fossilizzati in enormi calchi della realtà e trattati con un eccesso cromatico che ne mette in risalto l’irrealtà. Andy Warhol  mette in risalto l’aspetto decadente e devitalizzato della società con la fotografia. La realtà consumistica, rappresentata dai prodotti di consumo di massa (Coca-Cola, zuppa Campbell, Marilyn Monroe, ecc) viene esorcizzata attraverso la ripetizione seriale e la trasformazione cromatica mediante la serigrafia. Le immagini di disastri stradali, di sedie elettriche vuote o i ritratti di condannati a morte sono esempi del grande repertorio funebre e tragico esercitato da Warhol, quasi neutralizzato, prima ancora che dall’osservazione cinica e ripetitiva dell’artista, da quella dell’informazione giornalistica contemporanea.
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In Francia, negli stessi anni Sessanta, si sviluppa il Nouveau Réalisme. L’oggetto è in stretta connessione con l’atto di appropriazione del reale e con tale atto l’artista proclama la potenziale autonomia espressiva che intende conferirgli.
Nelle opere di César e di Arman la presenza della realtà viene evidenziata attraverso la compressione e l’accumulo degli oggetti, creando moderni totem-feticci. Christo crea opere… impacchettandole! L’operazione consiste nel negare la realtà dell’oggetto, nascondendolo, impacchettando scogliere, monumenti, grattacieli, ecc! Per Jean Tinguely la scultura è il risultato di una complessa meccanica che produce inutili dinamismi. Le sue sculture sono composte da pulegge, ruote, radio, piume e stantuffi e si muovono con moto ironico e potenzialmente perpetuo nello spazio. Yves Klein, figura centrale di questa corrente, . copre con un colore – inventato da lui, il blu oltremare – non solo le tele, ma anche spugne, oggetti e manichini rendendoli così “immateriali”. Passiamo in Italia e negli stessi anni troviamo Piero Manzoni: egli sente la necessità di affermare un nuovo ruolo dell’artista nella contemporaneità. I nuovi valori del miracolo economico vengono ironicamente svuotati e attraverso un apparente aspetto ludico vengono utilizzati quali mezzi per 4riacquistare la centralità dell’artista.

Negli anni le correnti artistiche si susseguono, portando la Poesia Visiva, il Minimalismo e la Land Art, l’Arte Povera, l’Iperrealismo, l’Arte Concettuale e la Body Art e la Pittura Analitica. Qual è la mia opinione, dunque? Ho conseguito la maturità artistica e ho dato qualche esame di storia dell’arte anche all’università, e ho sempre trovato interessante scoprire quale fosse l’idea dietro un’opera contemporanea. È bello sapere perché Manzoni ha inscatolato le feci o perché Duchamp ha firmato un gabinetto. Ma poi, una volta scoperto il perché e averne apprezzato l’idea, non te ne stai lì ad ammirare l’opera. Perché questa è Arte Concettuale, vuole cioè esprimere un concetto, non vuole essere esteticamente gradevole e infatti non lo è. Ma allora, per come la vedo io, è arte da studiare, non da ammirare. Quindi il punto è si può effettivamente creare Arte con tutto, ma, spiacente, non pago il biglietto per ammirare oggetti riutilizzati e scatole di feci, lo pago per ammirare, sempre con emozione, le opere di Canova, Bernini, Caravaggio, Michelangelo, Tiziano, opere dietro le quali ci sono grandi idee e che si fanno adorare per la loro bellezza. Con cattiveria, ho sempre pensato: “Bravo, hai inscatolato escrementi, hai lanciato un messaggio forte… ma, sapresti CREARE qualcosa di BELLO?” La bellezza salverà il mondo, parole di Fedor Dostoevskij.

– Monia Guredda –

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