Semplicementesilvano e l’iconografia del presepe

Semplicementesilvano è un architetto e uno scenografo, appassionato di arte sin da quando era bambino. Nasce in Umbria, in un paesino vicino Foligno, luogo a cui ancora oggi è molto legato perché sede dei suoi ricordi di infanzia tra cui il suo triciclo rosso. All’età di cinque anni si trasferisce a Roma senza però dimenticare le sue radici sarde.

“Romano di adozione” ma con il cuore sardo, sarà proprio nella Città Eterna che perfezionerà il suo talento frequentando il liceo artistico Ripetta in via di Ripetta, primo liceo artistico di Roma, e successivamente l’Accademia di Belle Arti, situata sempre in via di Ripetta, dove ha modo di seguire un corso di scultura.

«L’arte mi fa esistere. Sono uno dei tanti ma ho questo compito: trasmettere il mio dono che è l’arte». Un dono dal cielo che prende forma e colore nel cuore di Semplicementesilvano dal momento in cui il padre gli regala i primi colori:

«Avevo circa sette anni quando mio padre mi comprò una cassetta con dei colori e mi costruì un cavalletto per dipingere. Da lì è iniziata la grande avventura».

E’ qui che ha inizio la sua missione: trasmettere la sua arte, far rivivere ciò che prova nel cuore di chi osserva ma soprattutto dare modo agli altri di esprimersi nella stessa maniera. E così Semplicementesilvano insegna a bambini, ragazzi e adulti nelle scuole e privatamente, alla ricerca di artisti che parlino la sua stessa lingua:

«L’artista nasce artista, non ci diventa. L’arte è un’espressione del cuore il cui fine è lasciare un segno tangibile».

Racconta di quanto sia stato difficile talvolta esprimere ciò che provava col solo ausilio del colore ma al tempo stesso riconosce quanto questo suo dono lo abbia aiutato nella comunicazione:

«E’ molto più semplice ed immediato trasmettere un concetto a parole. Quando si usa il colore, sai già che l’altro dovrà percepire ciò che vuoi dire e non sempre ci riuscirà».

Silvano è un architetto ma Semplicementesilvano, nome d’arte con cui vuole esclusivamente farsi chiamare, è l’artista, e proprio dall’unione di queste due facce della stessa medaglia nasce Silvano-scenografo:

«Quando l’arte incontra l’architettura, questa diventa scenografia».

Silvano ha lavorato come scenografo per diversi teatri prestigiosi di Roma e per il cinema e la televisione presso Cinecittà. Di grande interesse per Semplicementesilvano è l’arte sacra per cui riceve numerose commissioni tra cui ricorda con piacere un trittico da lui realizzato, situato ancora oggi nella cripta della chiesa di Gesù il Buon Pastore nel noto quartiere romano della Montagnola. Quest’opera è divisa in tre parti: al centro Gesù il Buon Pastore che porta in braccio la pecorella, simbolo di colui che si è perduto e che Cristo ha ritrovato, e ai lati il gregge, che rappresenta il popolo in cammino verso Gesù, e un pastore che beve l’acqua che fuoriesce dalla mano del Redentore. L’artista racconta la difficoltà più grande che ha incontrato durante la realizzazione di questo dipinto, un ostacolo non tecnico ma di natura molto più elevata:

«La difficoltà più grande è stata rappresentare Gesù perché mi sono chiesto: “Chi sono io rispetto a Gesù?”. Dovevo capirlo e rappresentarlo per gli altri».

Semplicementesilvano non collabora solo con la chiesa di Gesù il Buon Pastore; la sua arte viaggia in diversi luoghi sacri per poi approdare nella chiesa di San Marco Evangelista in Agro Laurentino, presso cui da vent’anni circa si occupa del presepe:

«Non sono solo le statuine o le luci a rendere bello il presepe, ciò che conta di più è l’iconografia. Il presepe è una storia che si ripete da San Francesco ad oggi ed è emozionante farlo perché nel momento in cui ci lavori, ti emoziona il pensiero di lavorare un materiale il cui fine è quello di rappresentare la nascita di Gesù».

Nel presepe realizzato con l’aiuto di alcuni artisti, tecnici e volontari della parrocchia di San Marco Evangelista, visitabile nel periodo delle feste di Natale, ha una forte importanza il concetto di “storia”. Osservando il presepe da destra verso sinistra notiamo come cambi il paesaggio: a destra abbiamo uno sfondo tipico di quel tempo, case di pietra e di tufo, mentre procedendo verso sinistra, dove è collocata la natività, abbiamo un paesaggio attuale, come si può notare dalla casa ottocentesca dalla quale esce il pastore meravigliato che volge lo sguardo verso quell’evento straordinario che è la Natività. È un viaggio nella storia, dal passato (destra) al presente (sinistra), in cui la scena della natività rimane negli anni. Gesù, Maria e il Bambinello non sono in una capanna ma in una casa diroccata; questa scelta simboleggia che Gesù non è nato solamente in quella notte a Betlemme ma nasce ogni Natale in ogni casa.

Altri elementi importanti del presepe su cui l’artista vuole porre l’attenzione dell’osservatore sono il fuoco e l’acqua: il fuoco rappresenta la luce, l’acqua la vita. Proprio sulla sinistra vi è un abbeveratoio da cui sgorga l’acqua mentre dietro Maria e Giuseppe vi è una mensola con il pane aperto, la brocca e un bicchiere, simboli dell’eucarestia.

Nel complesso, non ci sono molti personaggi perché a quel tempo la popolazione non era molto numerosa, ma la cosa che colpisce maggiormente è che ognuno vive la sua vita, non sono presi dall’evento della nascita di Gesù perché ancora non tutti lo sanno.

Tutto ciò che vediamo però potrebbe essere nient’altro che il sogno di un pastore che qui riposa sulla destra del presepe; questo pastorello si chiama Benino e riposa con l’asino dormiente e stanco e la pecorella che non abbandona mai il suo pastore e che veglia su di lui guardando verso l’ingresso. Singolare è anche l’ingresso attraverso cui si accede all’opera: un arco maestoso tra due colonne di arte antica e due angeli ai lati che sembrano dire ai visitatori: – Venite, entrate a vedere! -; angeli che, spiega Silvano, non sono gli angeli del Paradiso ma gli angeli di un luogo sacro. Quest’entrata così gloriosa ci permette di immergerci nel vivo del presepe, permettendoci di vivere in prima persona l’evento della Natività.

«Considero questo presepe un’opera d’arte, ma non perché realizzata da me, quanto per ciò che rappresenta. L’ho realizzato con forte sofferenza perché ero consapevole di stare a rappresentare un personaggio che sappiamo già che morirà di dolore per gli uomini».

Se non siete ancora passati per la chiesa San Marco Evangelista in Agro Laurentino, vi invitiamo a passarci il prima possibile per vivere a pieno questo Natale ed emozionarvi davanti la Natività quanto si è emozionato il nostro Semplicementesilvano mentre lo realizzava.

Buone Feste!

– Aurora Milana – 

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