Rubrica – La rivoluzione degli Impressionisti

Il mondo dell’arte è in costante evoluzione; è nato con le pitture rupestri e non ha mai rallentato la sua crescita. Quando parliamo di stile o corrente artistica dobbiamo sempre tenere presente che parliamo di periodi che coprono diversi anni e che in quegli anni gli artisti non si fossilizzano, anzi, la loro ricerca artistica prosegue sempre più freneticamente. Per convenzione e per comodità diciamo che il Neoclassicismo inizia negli anni 80 del Settecento e termina con la fine del secolo. Ma ciò è impossibile proprio perché è assurdo. L’estate inizia il 21 giugno e termina il 21 settembre. Ok, ma iniziamo a percepire il suo arrivo già in certe soleggiate giornate di aprile, così come sentiamo incombere l’autunno in alcune sere d’agosto. Ogni corrente artistica scaturisce dalla corrente che l’ha preceduta ed influenzerà e confluirà nella corrente che le seguirà; l’arte è un fiume che scorre, tra secche, rapide e mulinelli, ma che non si arresta mai. Orbene, ora ci troviamo negli anni 70 dell’Ottocento. Le città cambiano; ora c’è l’illuminazione elettrica per le strade, ci sono i primi treni e le prime metropolitane, con le loro stazioni affollate di persone che viaggiano velocemente da un punto all’altro della città e dell’Europa. Le notti non sono più così buie. E soprattutto nasce la fotografia.

Un pittore come dovrebbe reagire di fronte al nuovo aspetto della società e soprattutto al fatto che ora esiste una macchina che può soppiantarlo, riproducendo la realtà in modo perfetto e veloce? Beh, alcuni artisti si fossilizzano continuando a sfornare opere accademiche, mentre altri sentono il profumo dell’estate in arrivo in un refolo d’aria d’aprile. Questo gruppo di giovani pittori capisce che è inutile continuare a ritrarre miti greci, personaggi storici e nobili decaduti. Il mondo è andato avanti. Il compito dell’artista è anche quello di testimoniare il suo tempo. Così iniziano a riprodurre su tela le stazioni, i cafè notturni, le strade affollate ed i luoghi di ritrovo della nuova borghesia, ma soprattutto i paesaggi all’aria aperta. E questa è una vera rivoluzione. L’immagine romantica del pittore, solo in mezza alla natura con la sua tela è cosa recente. È nata con gli Impressionisti.

Questi giovani artisti escono dagli studi, escono dalle sale delle accademie e dei musei e vanno a dipingere ciò che i loro occhi possono cogliere en plein air. E ciò che i loro occhi vedono è completamente nuovo, non solo per ciò che c’è, ma anche e soprattutto per il fatto che per la prima volta lo vedono direttamente, alla luce del sole. O delle lampade dei cafè. A questo punto la guerra con la macchina fotografica è risolta: la macchina riprodurrà la realtà come è, i pittori porteranno sulla tela le impressioni che la realtà dona loro. Per fare ciò, per rendere immediata l’impressione suscitata da un paesaggio, da una scena di vita, i pittori velocizzano il lavoro: via il disegno, via la struttura per quadri prospettici, via le ombre nere. Il colore è corposo, steso con pennellate veloci e non rifinite e le ombre vengono rese con tonalità più scure del colore di base.

Lo scrittore Emile Zola, loro sostenitore, chiamava questi pittori Naturalisti, ma dopo aver visto il quadro di Monet Impressione: levar del sole, cominciò ad usare il termine Impressionisti, introdotto dalla critica conservatrice con intenzioni spregiative. Ora, concentrarmi su uno solo di questi artisti è impossibile, poiché sono tutti legati tra loro ed è impossibile tracciare la storia di uno senza citare gli altri. Cominciamo col dire che ai nostri il termine Impressionisti piace e lo fanno loro. Dato che le loro opere vengono costantemente rifiutate dal Salon (ad eccezione di alcune di Manet), decidono di fare un contro-Salon. Con l’appoggio del mercante d’arte Paul Durand Ruel fondano la Sociéte anonyme des artistes peintres, sculpteurs, graveurs etc. Tra i soci fondatori troviamo: Claude Monet, Auguste Renoir, Alfred Sisley, Edgar Degas, Pissarro, e Berthe Morisot. La mostra ebbe luogo nel 1874 nello studio del fotografo Nadar e vi parteciparono molti altri artisti, tra cui Boudin, Cézanne e De Nittis.

Alla prima esposizione del 1874 ne seguirono altre sette, l’ultima delle quali tenutasi nel 1886. Alcune andarono un po’ meglio, altre furono un fiasco totale. Il gruppo si divise, si riunì in altri modi, ci furono defezioni e nuovi arrivi, come ad esempio Mary Cassat, Forain, Zondomeneghi, Raffaelli, Paul Gauguin, Guillaumin, Vignon, Calleibotte e George Seurat. La critica e la stampa ufficiale non mostrarono mai di capirli ed apprezzarli, continuando anzi a sbeffeggiare questo gruppo di innovatori. Il nuovo spaventa sempre, in ogni aspetto della vita, e la resistenza ad abbandonare ciò che si conosce per ciò che non si conosce è innata in noi. Ma per fortuna ci sono sempre persone che non temono le novità, anzi le creano, per l’altro bisogno innato nell’uomo: andare avanti, anche a costo di sfidare l’ignoto e che quelli che vorrebbero tenerti nel passato insieme a loro. Se non puoi essere un innovatore, almeno evita di essere il freno, che l’età della pietra non è finita perché erano finite le pietre!

– Monia Guredda –

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