Romanzo singolo vs trilogia

1Quest’articolo è di parte e provocatorio, estremo e vagamente non necessario: un elogio del romanzo singolo contro quella famigerata forma narrativa chiamata “TRILOGIA”.
Oh, ci avete mai fatto caso? Ad un certo punto della storia recente della letteratura fantasy, più o meno dopo quei due fenomeni editoriali di una decina d’anni fa conosciuti come Il Signore degli Anelli (che ha visto triplicare ancora di più le sue copie vendute dopo l’uscita dei film di Peter Jackson) e ovviamente Harry Potter, tutti i romanzi fantasy sono diventati trilogie o serie.

Miracolo. La moltiplicazione dei pani e dei pesci. Grandi titoli. La trilogia del Mago del cane della luna crescente del topo oscuro – un’epica avventura in tre volumi scritta dal maestro del fantastico anglo-tedesco Philip Brundernoklervoizler. La trilogia di Rospostus Slig, I pilastri della folgore del sole nero nascente, la saga di Mujermujermu… cioè, tu entri in una libreria, vai nel tuo settore preferito, il fantasy, puoi voler pescare un bel Sapkowskj/Tolkien/Martin d’annata ed immergerti nelle loro pagine di grandezza… e invece, a parte Martin che (per fortuna, a questo punto) spopola, ti trovi di fronte decine di serie di romanzi dalle copertine sgargianti, i titoli tutti simili fra loro, autori anonimi. Calma: qui non ci si scaglierà contro nessun autore, saga o gusto personale.
Qui si tenta di ragionare sul perché una trilogia dovrebbe essere “migliore” di un buon romanzo singolo, ben scritto e costruito: quali i pro? Quali i contro? È una moda?

2Sì, l’abbiamo già detto. Scrivere “serie fantasy” è spesso una moda, una strategia commerciale, un’operazione di marketing a tavolino. Però la saga in teoria dà un vantaggio sul romanzo singolo che probabilmente è essenziale per il fantasy: permette di aumentare l’attesa per gli avvenimenti più importanti e, dunque, l’epica. L’epica in un fantasy è tutto, si sa: senza essa niente grandi sentimenti e quindi avventure più circoscritte. Se io rimando qualcosa di un romanzo, non solo costringo a comprare i miei libri, ma intanto uso un po’ di spazio nel testo precedente per inserire qualche elemento imprevisto, allungare il brodo, inserire e o far morire tragicamente un personaggio, approfondire. E, se io ho in mente di descrivere un vasto mondo fantasy con decine di razze, fazioni politiche e via dicendo, non è che queste possibilità mi dispiacciano, eh. La trilogia sembra fatta assolutamente per il fantastico, almeno quello epico, e Tolkien e (in misura molto minore) Martin sono lì a ricordarcelo. Ora, lasciamo perdere il fatto che Martin sia un po’ “fatto prendere la mano”, c’è un altro problema da tenere presente: non tutte le storie fantastiche sono VERAMENTE epiche. Passi pure per la copia di quart’ordine dei maestri del genere, in cui comunque devi raccontare viaggi incredibili, battaglie enormi, cacce al tesoro e molta altra roba su larga scala come questa. Ma se tu scrivi la storia di un tizio di New York che un giorno si scopre essere il figlio di Odino e viene ricercato in tutti gli States dai cattivi “figli di Loki” (ogni riferimento traslitterato a Percy Jackson è voluto!), con la narrazione del primo amore del protagonista, delle rivalità fra personaggi, Dio sa cos’altro… beh, ti servono davvero tre romanzi per parlare di questa roba? Ne I Goonies (che anche se cinematografico sempre racconto “paraletterario” è) c’è tutto quello che ho elencato poc’anzi in quanto? Un’ora e mezza di girato? Giù di lì sì. È un racconto per ragazzi, non è Star Wars3, caspita! Persino Lo Hobbit, che anche essendo “per ragazzini” descrive fra le altre cose un’intera guerra ed una complessa questione morale, fa il suo “sporco lavoro” in duecentocinquanta pagine ed è un capolavoro della letteratura mondiale.

Il romanzo fantasy è l’erede della favola; è “cugino” del racconto d’avventura storico (che esiste da più di cento anni e spesso non ha mai avuto bisogno di tirarla troppo per le lunghe), ma anche del romanzo “horror”, in cui una buona storia riesce ad entrare in relativamente poche pagine. Se l’autore sa quel che fa, sa cosa vuole dire col suo racconto e quali emozioni comunicare, fidatevi che una trilogia non gli serve. Mai sentito parlare di Isaac Asimov? Avrà anche lui scritto una saga, quella della Fondazione, ma altri suoi racconti più importanti, quelli veramente d’impatto, non vanno oltre le quaranta pagine.
Allora, fate una cosa: siate di parte e sperimentate. Non guardate solo la lunga trilogia dai colori sgargianti. Accostatevi ai libricini con una spoglia copertina con sopra un drago, apritelo, e scoprite cosa c’è dentro. Secondo me non ve ne pentirete.

– Fabio Antinucci – 

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