Roar, il film più pericoloso mai girato

Qualche tempo fa scrissi un articolo che trattava di alcune scene cinematografiche che coinvolsero quasi la morte – o comunque un grande rischio – dei suoi protagonisti e citai tra queste anche il titolo che andrò invece ad analizzare oggi, nel dettaglio. Sto parlando di Roar, il film più pericoloso mai girato…senza alcun motivo! Già, perché a chiunque, mi verrebbe da scrivere, ma a quanto pare non proprio chiunque, verrebbe in mente che girare una pellicola con degli animali non addestrati potrebbe essere fatale per il cast e la troupe, no? No.

Si tratta di un prodotto del regista Noel Marshall, uscito nelle sale cinematografiche degli Stati Uniti nel 1981, che non attirò alcun consenso né notorietà, se non anni dopo, e per i motivi sbagliati. La trama gira attorno ad un etologo che vive in una casa nella foresta per studiare il comportamento delle belve feroci (soprattutto felini), con cui cerca di vivere in perfetta armonia. Un giorno dagli Stati Uniti arriva la sua famiglia che ignora completamente quale siano le condizioni in cui vive l’uomo. L’equilibrio che era stato trovato viene così mutato con conseguenti problemi di adattamento sia per gli animali selvatici sia ovviamente per gli uomini. Ebbene, sicuramente non si può tacciare il film di essere poco realistico, perché molto del sangue sullo schermo è sangue versato dai poveri attori coinvolti in questo ridicolo progetto. Almeno per il regista si trattava di fatto di un racconto autobiografico sul modo in cui lui e l’attrice Tippi Hedren vivevano, dopo aver deciso di trasferirsi in un terreno più grande a nord di Los Angeles dove poter creare una riserva naturale con numerosi felini. Per il cast, invece, deve essere stato solo un incubo. Sono stati ben 70 i membri feriti durante la lavorazione del film. Tra quelli che hanno dovuto ricorrere alle cure mediche si segnalano in primo luogo il direttore della fotografia l’olandese Jan De Bont a cui un leone ha addirittura fatto lo scalpo e Melanie Griffith a cui sarebbero stati dati più di 100 punti di sutura. Anche Noel Marshall e Tippi Hedren hanno avuto i loro problemi: il primo è stato azzannato a una mano, la seconda è stata disarcionata da un elefante.

Ci vollero 11 anni perché il film arrivasse in sala e tra i motivi di questa lentezza ovviamente ci fu l’abitudine degli animali di attaccare la troupe. Inoltre il ranch in cui vivevano Marshall e Hedren, set del film, fu anche colpito da un’alluvione che procurò ingenti danni. Al botteghino non andrò oltre i due milioni di dollari, una cifra nettamente inferiore rispetto ai 17 investiti da Marshall e da Hedren. Non si sa perché decisero di andare avanti. La pellicola oggi è ovviamente un vero e proprio cult, soprattutto del trash.

– Lidia Marino – 

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