Ragazze interrotte, tra libro e film

1Mia nonna era solita dire: “la testa è una sfoglia di cipolla”. Ammetto che il proverbio è molto conosciuto, ma questo sottolinea con forza che la saggezza popolare non sbaglia mai. Il cervello umano è fragile e basta un niente per indurre il nostro umore e le nostre decisioni a cambiare. Molti registi e molti scrittori hanno cercato, e cercano tuttora, di darne un senso, di spiegare ciò che accade quando la nostra “sfoglia di cipolla” si rompe o viene persa, creando dentro di noi un malessere, un disagio, chiamato comunemente disturbo della personalità. Per il disturbo Borderline ci ha pensato la scrittrice Susanna Kaysen che ha provato sulla sua pelle il significato di questa diagnosi. Il disturbo Borderline di personalità è caratterizzato soprattutto da instabilità nelle relazioni personali, nell’immagine di sé, della propria identità e del proprio comportamento. Ire incontrollabili e depressione sono all’ordine del giorno e si manifestano fin dall’adolescenza. Le persone affette da tale disturbo possono praticare autolesionismo, ideazioni suicide e abuso di sostanze. La Kaysen nel suo conosciutissimo libro “Girl, Interrupted”, in italiano “La ragazza interrotta”, pubblicato nel 1993, racconta la sua vicenda personale, cercando continuamente di spiegare questa patologia, poco conosciuta e poco capita, ancora oggi.

Grazie alle poche pagine di questa autobiografia, anche il regista James Mangold si è avvicinato a questo mondo adattando il libro alla pellicola, dal titolo omonimo tradotto in italiano con “Ragazze Interrotte”. Il film, oltre a raccontare la vita di Susanna Kaysen durante i mesi ricoverata nella clinica psichiatrica Claymore Hospital, racconta anche la storia delle altre pazienti che, con il tempo, diventano sue amiche. Nel film una sera Susanna ingoia un flacone di aspirine con della vodka, viene soccorsa e i genitori decidono di portarla in un ospedale psichiatrico, il Claymore Hospital. Nell’ospedale Susanna incontra le altre pazienti: Lisa, una sociopatica riportata nell’istituto dopo una fuga, Daisy, una ragazza dipendente da lassativi, Polly, sconvolta per delle ustioni subite nell’infanzia a causa di un incidente, Georgina, una bugiarda patologica e Janet, una ragazza anoressica. Un giorno Lisa organizza, insieme alle altre ragazze, una fuga nei sotterranei e riesce ad entrare in un ufficio dove trova le cartelle cliniche redatte dalla Dottoressa Wick, primaria dell’Istituto psichiatrico È così che Susanna viene a sapere di essere considerata, dalla dottoressa, un soggetto sessualmente promiscuo e Borderline. L’unica ad ascoltare realmente le ragazze è, invece, l’infermiera Valerie. La donna fa di tutto per salvare Susanna da se stessa e dall’amicizia con Lisa, che giudica dannosa per la giovane scrittrice. Il cast di questo film, rilasciato nelle sale nel 1999, è composto da Angelina Jolie nel ruolo di Lisa Rowe, Whoopi Goldberg in quello dell’infermiera Valerie Owens e Winona Ryder nel ruolo della protagonista, Susanna Kaysen.

Nel libro invece la protagonista indiscussa è Susanna. La scrittrice ci parla poco delle donne ricoverate con lei al McLean Hospital, fra il 1967 e il 1969. La Kaysen spiega frettolosamente la loro vita e il motivo per il quale si trovano con lei in clinica. In queste poche pagine, la scrittrice, preferisce spiegarci ciò che vede, come le appaiono gli oggetti, le persone, se stessa, cosa sente e come sente il mondo circostante, attraverso la sua pelle e attraverso le sue ossa. Cerca in ogni pagina di dare un senso alla sua malattia. Cerca di spiegare al lettore e di spiegarsi cosa comporta davvero questo disturbo, perché proprio non riesce a capirlo, a comprenderlo, perché lei ci prova, ma proprio non riesce a sentirsi folle. Ma forse folle lei non lo è mai stata. “Sono mai stata matta? Forse sì. La follia non è essere a pezzi o custodire un oscuro segreto. La follia siete voi o io, amplificati”.

– Giuseppina Serafina Marzocca – 

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