Racconti da Quarantena – Champagne

Champagne, per brindare a un incontro

Un palpito; segreto. Me lo ricordo. Una sola volta.

Con te, che già eri di un altro

Ma non lo amavo, l’altro; non sapevo. Che cosa significasse massacrarsi di baci, sapere l’amore.

Ricordi, c’era stato un invito.

Quando una mano, le sue dita, quando anche solo una mano diventa pericolosa. Così pericolosa.

Stasera si va tutti a casa mia

Non esisteva – non esisteva – posto in cui potessi fermarmi. Posti in cui non m’aggrappassi alle tue mani. La prima volta che mi hai toccato è stato l’attimo; quello. Dei ricordi segreti, delle fiamme che non ho più detto. E le parole le penso adesso, perché allora non seppi pensare. Mi pareva di non esistere.

Così cominciava la festa

Mi facevi male. Sapere che ero stata al mondo fino a quel giorno senza conoscerti. Senza parlarti all’orecchio.

E già ti girava la testa

I tuoi occhi neri – nessuno ci avrebbe scritto sopra un sonetto – all’improvviso m’ingabbiarono. Mi hanno sopraffatta. Ricordo – ma ricordo come se non fossi stata io con questo corpo, io con le mie perle; come se non fossero state le mie mani – che riuscivo a respirare solo con una fatica struggente, solo se nel mio fiato spezzato mi perdevo.

Per me non contavano gli altri

Che il mio corpo – tutto – tremava. Che non sapevo le ore.

Seguivo con lo sguardo solo te

In una camera che era calda; e buia. E come finta.

Se vuoi, ti accompagno se vuoi

Un bicchiere, un silenzio. La prima volta che mi hai stretto i fianchi non l’ha vissuta nessuna. Nel mondo, nessuno.

La scusa più banale per rimanere soli io e te

Poi ancora. Poi ancora… poi basta. Io ho sposato un uomo, che di te sa appena il nome. Tu una donna; che è bionda, e bella.

Amarti come sei

Le tue mani non possono averla toccata come quando hai incontrato me.

La prima volta, l’ultima

Così pericolose.

– Walter Farnetti –

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