Quando il portapranzo diventa arte: obento, storia e tradizione

1I giapponesi sono senza ombra di dubbio un popolo che, sotto la sua scorza di ordine e assoluta precisione, nasconde un lato follemente creativo e amante dell’eccesso. Oltre che dall’assoluta importanza data alla formazione scolastica, al lavoro e alla pulizia, dalla passione per fumetti, film horror e videogiochi, da una certa dose di follia che li porta ad elaborare invenzioni (inquietanti, geniali o assolutamente inutili a seconda dei casi), i giapponesi sono caratterizzati da un particolare senso estetico, che spazia dal creepy più totale al kawaii (“adorabile”) estremo. E proprio su quest’ultimo punto vorrei soffermarmi, perché trovo davvero sorprendente come designer e artisti di ogni genere (mangaka in primis) del paese del Sol Levante riescano a rendere grazioso e adorabile anche il soggetto più ributtante e disgustoso che riusciate a immaginare. Questa loro singolare abilità si manifesta anche nell’arte culinaria, rendendoli delle vere e proprie cinture nere di schiscetta!

Tutti, almeno una volta, vedendo un cartone animato giapponese, abbiamo fantasticato sulle prelibatezze ingurgitate dai protagonisti e sbavato alla sola vista dei loro portapranzo. Ebbene, il contenitore di cotante bontà prende il nome di お弁当 (obento o, informalmente, bento). Questo vassoietto a scomparti, preparato dalla massaia di casa o acquistato al primo konbini disponibile (in questo caso prende il nome di hokaben, 他弁), contiene il pasto take away di studenti e lavoratori, solitamente preparato con ingredienti dall’aspetto colorato e dalle forme particolari, formando una sorta di quadro. Riso, uova e altre preparazioni vengono cotti e modellati con dei mold (formine), le verdure vengono tagliate (a mano o con speciali cutters) a forma di fiori e stelline. Tutto ruota intorno ad un tema centrale, che può essere l’anime del momento, come un allegro paesaggio: il cibo così presentato finisce per appagare non solo le papille gustative, ma anche la vista! Il portapranzo (o Bento Box), poi, può essere decorato in modo più semplice e minimalista come più colorato e pop. Indispensabile per ultimare la preparazione di un obento è il furoshiki, una specie di grande fazzoletto che avvolge la nostra Bento Box. Ma attenzione: il furoshiki non va annodato a caso, ma seguendo un preciso ordine – un po’ come si fa con gli origami , per capirci. Ma come sarà nata l’arte nipponica del pranzo al sacco? Scopriamolo insieme!

2Un po’ di storia…

La tradizione dell’obento affonda le sue radici nel periodo Kamakura (1185-1333), durante il quale si era soliti conservare in sacchette del cibo essiccato, da bollire in acqua o da consumare così com’era. Questo tipo di cibo era detto hoshi-ii (糒) e la sua facile conservazione lo rese molto popolare tanto tra lavoratori e viaggiatori, quanto tra i samurai. Nel periodo Azuchi-Momoyama (1568-1600) arrivarono le prime scatolette in legno, particolarmente pratiche per il trasporto e il consumo delle pietanze preparate per occasioni speciali. Grazie al comandante samurai Oda Nobunaga, il bento si diffuse ulteriormente e prese il proprio nome (pare che derivi dal cinese 便當 biàndāng, conveniente), che all’epoca serviva ad indicare i pasti individuali con i quali Nobunaga sfamava la gente del proprio castello. Nel periodo Edo (1603–1868) si diffuse il koshibento (こしべんと, o bento da cintura) in foglie di bambù, che avvolgeva il pasto (di solito, si trattava di diverse onigiri, o polpette di riso). Un’alternativa alle foglie erano le scatole, sempre in bambù, all’interno delle quali era conservato il pasto da consumare tra un atto e l’altro delle opere kabuki o noh: in questo caso, si parlava di makunouchi (幕の内, o bento dell’atto). Nel periodo Meiji (1868-1912) arrivarono i primi ekiben (駅弁,ekiben o bento da stazione), venduti – appunto – nelle stazioni ferroviarie. Nel periodo Taishō (1912–1926) si diffusero invece le scatole in alluminio. Durante le Guerre Mondiali la popolarità del bento diminuì: si cercò, infatti, di abolire i bento nelle scuole, onde evitare di sottolineare le differenze sociali ed economiche tra gli studenti. Negli anni ’80, però, il bento tornò definitivamente in auge: si diffusero i contenitori in plastica e nacquero i primi konbini.

Bento: ingredienti sani e compromessi estetici

La cucina giapponese utilizza diversi ingredienti dalle proprietà estremamente benefiche. Il solo tè verde è un eccellente antiossidante, ad esempio. Coerentemente con tutto ciò, i pasti sono studiati in modo da fornire i nutrienti n3ecessari per affrontare al meglio una giornata di studio, lavoro e/o attività sportiva. La presentazione e la fedeltà della riproduzione dei soggetti rappresentati, però, si scontra spesso con questa esigenza di un pasto sano e bilanciato: nei bento più coreografici (come i kyaraben), infatti, si fa spesso uso di coloranti. Gli ingredienti, però, sono sempre quelli della tradizione. Il riso è la base di questo tipo di pasto e non può assolutamente mancare: è presente in forma di onigiri, di Nori bento (riso ricoperto con un’alga e irrorato con di salsa di soia) o di Hinomaru bento (riso bianco con una prugna umeboshi al centro, così chiamato per la sua somiglianza con Hinomaru, la bandiera giapponese). I contorni vengono scelti in base alle preferenze personali e in base alla stagione. Lo stesso dicasi per la frutta, naturalmente! A completare la composizione, poi, si aggiungono uova, sottaceti, carne, pesce o formaggio. In un bento completo, ovviamente, c’è anche spazio per il dolce. I giapponesi, però, amano molto anche le zuppe, alle quali non rinunciano neanche fuori casa: per trasportarle, come per le bevande, si usa un comune thermos!

Tipologie di bento: un po’ di terminologia

Se state programmando un viaggio in Giappone o se volete sapere qualcosa in più su questo tipo di pasto per pura conoscenza personale, questo piccolo “dizionario del bento” vi sarà molto utile!

Hashi ()/ Otemoto (おてもと): bacchette
Kamameshi bento (釜飯弁当): bento tipico della prefettura di Nagano, servito in un pentolino decorato.
Kyara-bento (キャラー弁当) / kyaraben (キャラ弁): sta per character bento, uno dei tipi di bento più popolari. Realizzati dalle mamme per i loro bambini o da ditte specializzate per la gioia del palato (ma soprattutto degli occhi!) degli otaku e dei turisti, questo tipo di obento riproduce personaggi di anime e manga.
Hayaben (はやべん): obento contenente uno spuntino, in attesa di un successivo pasto.
Kouraku bento (行楽弁当): bento da picnic, destinato alla condivisione tra più persone, ampiamente utilizzato per occasioni come l’hanami.
Chuka bento (中華弁当): bento contenente cibo cinese.
Sushizume (鮨詰め): bento pieno di sushi.
Sake bento (鮭弁当, o bento al salmone)
Tori bento (鳥弁当 o bento al pollo): obento contenente pezzi di pollo cotti in una salsa e serviti – assieme a quest’ultima – vicino o sopra il riso.
Shidashi bento (仕出し弁当): bento servito dai ristoranti all’ora di pranzo, soprattutto durante feste e funerali.
Sanshoku bento (三色弁当): obento all’interno del quale si contano tre soli ingredienti, distinguibili e disposti in maniera ordinata.
Shikaeshi bento 仕返し弁当): detto anche bento della vendetta, è quello che si riceve dalla propria moglie quando le si fa un torto. Ne esistono di diverse tipologie, ma non vi anticipo nulla: vi invito, piuttosto, a godervi i risultati che otterrete sul vostro motore di ricerca inserendo “shikaeshi bento”!

Termina qui il nostro excursus su questi simpatici portapranzo e sul loro contenuto.  E voi? Sognavate come me di tirar fuori dallo zaino queste graziose scatoline cariche di cibo succulento? Quali piatti vi facevano venire l’acquolina in bocca? Avete mai preparato un obento per voi stessi o per qualcun altro? Fatemelo sapere con un bel commento e – perché no? – anche con qualche foto! Jaa ne!

-Jo Terry-

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