Perché si dice “Giovedì gnocchi”?

Un’altra delle mie curiosità: ormai sapete quanto mi piaccia scovare la storia dietro ciò che diamo quasi per scontato. Oggi dunque scopriamo ciò che ha portato al tradizionale “Giovedì gnocchi”.

Il detto risale alla metà dell’Ottocento e compare in una poesia in romanesco d’autore ignoto in cui viene ricostruito il menu della settimana: lunedì coda alla vaccinara, martedì fagioli con le cotiche, mercoledì stufato e la domenica supplì di riso. Parole che rimandano indietro nel tempo quando a Trastevere arrivare alla fine della settimana non era una passeggiata per le classi sociali più povere. Ecco quindi la necessità di aguzzare l’ingegno e di trovare soluzioni per mettere a tacere la fame. Gli gnocchi, a metà settimana, in questo senso, erano il piatto perfetto: sostanzioso, calorico e pronto a scaldare nei giorni più freddi dell’anno. Gli gnocchi del giovedì avevano inoltre il pregio di essere preparati con poco: patate, farina e uova (quando disponibili) e per il condimento si sceglieva un semplice sugo di pomodoro fatto in casa. Erano la soluzione ideale in tavola soprattutto tenendo conto che il giorno dopo, secondo la tradizione cattolica, il venerdì era di magro e quindi l’invito era ad astenersi dal mangiare carne.

Quindi un tempo si trattava di necessità, mentre oggi sopravvive per la sua capacità di essere delizioso con poco. Che è poi il motivo per cui il termine “gnocco” si è pian piano attribuito pure a qualcosa di ugualmente delizioso, immagino.

E voi? Oggi li mangerete?

– Lidia Marino – 

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