Perché è importante leggere Via col Vento ai giorni nostri?

Via col Vento di Margaret Mitchell è un romanzo immenso, che consuma chi lo legge. I temi trattati sono innumerevoli, così come le chiavi di lettura, e – come ogni classico che si rispetti – presenta sempre uno o più elementi che si possono collegare all’attualità.

Perché, dunque, è importante leggere Via col Vento ai giorni nostri?

Poco meno di un anno fa, George Floyd è stato assassinato dalla polizia soltanto per il colore della sua pelle. La sua morte è stata l’inizio di numerose rivolte destinate a cambiare il mondo. Dopo il suo “I can’t breathe”, non possiamo più permetterci il lusso di restare indifferenti davanti al razzismo di cui è pregna la società occidentale, né di illuderci che vada bene così.

Le discriminazioni non hanno una vera e propria data di nascita, ma Margaret Mitchell, nel suo unico romanzo, ha provato a spiegare perché il razzismo si è radicato nella società americana raccontando la storia della guerra civile.

Via col Vento comincia, infatti, nel 1861, e Rossella non crede – e non vuole credere – che sia in arrivo una guerra. Una guerra che, come afferma Rhett, il Sud è destinato a perdere per colpa della sua arroganza.

E invece accade il peggio, migliaia di vite vengono distrutte, e un’intera civiltà viene spazzata via.
La guerra porta all’emancipazione dei neri, che presto acquisiscono il diritto di voto. Ma, ovviamente, la discriminazione non ha fine con la liberazione degli schiavi.

Dopo essersi ricostruita una posizione all’interno della società, Rossella mostra al lettore due facce della stessa medaglia: da un lato, la gente del Nord, gli yankee, coloro che hanno lottato per l’uguaglianza, ma che non vogliono avere nulla a che fare con i neri (e che hanno strumentalizzato gli schiavi per vincere la guerra). Dall’altro, la gente del Sud, la “vecchia guardia”, coloro che con la guerra hanno perso tutto e che vogliono continuare a tenere i neri in schiavitù, ma li considerano parte della famiglia, li rispettano e a volte lasciano che siano loro a gestire la casa e le finanze.

In altre parole, sembra non esserci scampo. Nel 1865, bisogna soltanto scegliere la forma di razzismo che sembra meno grave.

In una società come questa, fortemente divisa dalla guerra ma unita nella discriminazione, la nascita del Ku Klux Klan sembra una risposta logica, quasi sensata, al terrore della gente del Sud di perdere di nuovo tutto: i neri non sono stati educati alla libertà (alcuni non sanno neanche cosa farsene), e cominciano a esternare questo senso di smarrimento distruggendo case, piantagioni, violentando le donne bianche. E dal momento che un uomo bianco che uccide un nero (quando vuole “solo” vendicare sua moglie) finisce sulla forca, che cosa si può fare? Creare un club esclusivo, seminare terrore, ripagarli con la stessa moneta: destabilizzarli.

Facciamo un po’ di chiarezza: Via col Vento non giustifica il razzismo e le visioni estremiste, ma cerca di raccontare come sono nate e come hanno messo radici. Ricordiamoci che si tratta pur sempre di un romanzo storico, e la storia cerca di mettere in ordine gli avvenimenti in un rapporto di cause e conseguenze, senza prendere le parti di una qualsiasi fazione.

Via col Vento dimostra che il razzismo ha radici molto profonde e può prendere le direzioni più disparate, ma avrà sempre tre minimi comuni denominatori: l’ignoranza, l’odio e la paura.

Leggerlo è fondamentale per prendere coscienza delle discriminazioni che avvengono tuttora, e che costano la vita a migliaia di persone ogni giorno, in qualunque parte del mondo. Leggerlo può aiutarci a comprendere che la paura che centocinquanta anni fa muoveva i nostri antenati, non ha senso di esistere. E che va affrontata e sconfitta, una volta per tutte.

– Letizia Colucci –

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