Paolo Bonolis: lo amiamo o odiamo?!

Se siete nati negli anni ’70/’80, siete cresciuti guardando Bim Bum Bam, come me. Cartoni animati meravigliosi e le scenette con Uan e Paolo. Anzi, Piolo. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e di soldi degli sponsor!

Paolo Bonolis è innegabilmente uno dei presentatori televisivi più noti e pagati del panorama italiano. Uno dei presentatori più amati. E più odiati. Perché a nessuno Bonolis risulta indifferente, questo è certo. Io faccio parte del primo gruppo. Perché apprezzo Paolo Bonolis? Per i motivi per cui molti lo odiano, ma spesso lo odiano perché non lo capiscono. Lo accusano di essere trash, senza rendersi conto che Bonolis, con la sua intelligenza e ironia, il trash lo cavalca, ci gioca, lo smonta e lo rimonta e lo usa in una maniera sì ruffiana, ma sagace e personalissima. Strizza l’occhio a chi capisce il suo gioco e lo segue, prende bonariamente in giro chi ci casca con tutte le scarpe e se ne strafrega di chi non lo capisce e lo critica.

In un’era drammaticamente dominata dal politicamente corretto, in cui fare ironia è più difficile che fare l’artificiere, lui è deliziosamente scorretto. Ma equo. Lui prende in giro tutti e tutte, fregandosene del body positive e dell’ossessionante think positive. In un mondo in cui praticamente chiunque si sente mortalmente offeso per qualunque cosa, in cui una battuta o un pensiero espresso non seguendo le linee guida ti può costare la fantozziana crocifissione in sala mensa, Bonolis risulta il più democratico di tutti. E li rispetta giocando con loro, facendo battutacce da seconda media e prendendo in giro tutti, a cominciare da se stesso. Chi partecipa a Ciao Darwin o ad Avanti un altro sa benissimo cosa aspettarsi, se ne deduce che tutti i concorrenti siano dotati di quel prezioso e sempre più raro dono chiamato autoironia (torna! Ci manchi!). Oggi tutti parlano e scrivono in punta di fioretto e molti lo fanno non per dimostrare un reale sentimento di rispetto, ma per timore di ripercussioni, non tanto legali quanto social (la forca è sempre pronta in piazza).

A Paolo Bonolis non importa nulla e nel suo essere scorretto e volgare con tutti emerge un reale senso di rispetto, reale perché non mascherato da un linguaggio tanto pulito quanto vuoto e falso. Il suo modo di porsi è una boccata d’ossigeno in questo clima asfissiante. Certo, i suoi programmi nello specifico sono quello che sono, ma è dichiarato: lui gioca, con il pubblico presente e con i telespettatori. Vi fa tanto schifo farsi una sana risata senza tanta dietrologia, come quando eravate ragazzini? A me no, io lo trovo rilassante. E non dimentichiamo che anche Il senso della vita era un programma di Paolo Bonolis. Un programma bellissimo, profondo, così diverso dai soliti prodotti della televisione italiana. E infatti l’hanno prima sbattuto in seconda serata e poi lo hanno eliminato!

Cioè, Bonolis ci ha provato a fare un programma di qualità, ma si è sentito rispondere “a noi la qualità ce fa schifo! Viva la mer*a!” e quindi ora propone proprio ciò (la locura!) e ai dirigenti piace, perché fa audience, e quindi chiedono di fare sempre un’altra edizione di Ciao Darwin, e lui dà ciò che gli viene chiesto… ma a modo suo, consapevole che sta facendo un programma innegabilmente basso e giocando quindi con tutti i cliché della tv spazzatura. Chi si ferma alla superficie lo odia, chi vede più in profondità non può non amarlo.

– Monia Guredda –

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