Oggi nel 1937 a Roma si inaugurava Cinecittà

1Il 28 Aprile è una data ricca di diversi momenti importanti: nel 1789 avveniva l’ammutinamento del Bounty, che ispirerà un magnifico film, La tragedia del Bounty, che vinse l’Oscar come Miglior Film nel 1936; nel 1990 a New York, dopo oltre 6.200 recite, si chiudeva per l’ultima volta il sipario sul musical A Chorus Line; nel 1937 apriva il Metropolitan Museum of Art di New York… ma non solo: oggi nel 1937 a Roma si inaugurava Cinecittà, quel complesso di teatri di posa che avrebbe avuto negli anni un rilievo importantissimo per il cinema non solo italiano, ma mondiale. 

Dopo una serie di pellicole notevoli che avevano avuto il pregio di far conoscere la nostra cinematografia in giro per il globo (primo tra tutti il Cabiria di Giovanni Pastrone che restò in cartellone a New York per quasi un anno), l’industria del settore italiana cominciò a subire una grande crisi, sempre all’ombra dei prodotti americani e tedeschi dell’epoca. In quegli anni, il regime, che utilizzava il cinema come strumento di propaganda, si impegnò a penalizzare le importazioni di film stranieri, per stim2olare la produzione nazionale: questo portò all’istituzione di una nuova legge (“Legge Alfieri”), che concedeva robusti finanziamenti alle produzioni nazionali, mentre costringeva la distribuzione all’autarchia, e alla costituzione di una Direzione generale della cinematografia, finalizzata al controllo ideologico, ma anche alla promozione del cinema stesso. Fra le iniziative di questa Direzione ci fu la costituzione dell’Ente Nazionale Industrie Cinematografiche (ENIC), nel cui ambito nacque Cinecittà, i cui studi, insieme agli studi cinematografici Pisorno di Tirrenia, dovevano rappresentare l’industria propagandistica e cinematografica del paese. I lavori ebbero inizio il 30 gennaio 1936 con la posa della prima pietra e dopo soli quindici mesi, il 28 aprile 1937, Mussolini inaugurò i nuovi stabilimenti del Quadraro.

Negli ultimi anni di guerra, gli stabilimenti di Cinecittà vennero occupati dai nazisti e utilizzati come luogo di concentramento di civili rastrellati nei dintorni di Roma. Dopo la liberazione della città, furono adibiti a ricovero degli sfollati e quando l’esercito tedesco si ritirò razziò lo stabilimento, portando via gran parte delle attrezzature tecniche, macchine da presa, proiettori, impianti sonori e pellicole. Un’altra grande perdita si ebbe con gli sfollati ospitati nei teatri dopo aver perso casa a causa dei bombardamenti, e che per sopravvivere al freddo, bruciarono gran parte dei documenti d’archivio. Come si può immaginare, quindi, dopo la guerra l’attività di produzione riprese con molta lentezza e solo nel 1947 ven3ne girato il primo film: Cuore di Duilio Coletti. Ma sono gli anni ’50 che segnano la vera esplosione per Cinecittà, che diventa il set di produzioni famose americane: nel 1951 venne girato Quo vadis? di Mervyn LeRoy, nel 1959 Ben Hur di William Wyler, nel 1963 Cleopatra di Joseph L. Mankiewicz, solo per citarne alcuni. Il successo delle produzioni americane introdusse nella società romana degli anni cinquanta, ancora assai provinciale e discretamente ipocrita, fenomeni di sociologia e mondanità “moderne” quali il divismo, i parties, i fotografi invadenti (che a Roma si chiamarono “paparazzi”), i night club eccetera, creando quella che poi sarà chiamata “la dolce vita”. Quella vita che ci regalò le opere di Fellini, le grandi realizzazioni di Luchino Visconti, l’eclettismo di Pasolini e tanti altri.

Nel 1959 ebbe termine questa Hollywood sul Tevere e, con la crescita della televisione, la fine delle produzioni colossal di carattere storico e la parallela crisi dell’industria cinematografica italiana, Cinecittà perse lentamente il primato tecnico e produttivo che tanto l’aveva resa mitica. Però, non so voi, a me regala ancora un senso di nostalgia, per tutti i capolavori che lì hanno affondato le radici e che hanno segnato una parte importante della nostra storia.

– Lidia Marino – 

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