Non solo classici – Mathilda, di Mary Shelley

Mary Shelley, come sappiamo, è conosciuta nel mondo grazie al suo Frankenstein, uno dei romanzi gotici per eccellenza. Ma di certo la penna di questa celebre attrice non si è fermata solo a questo capolavoro. Infatti oggi, con la rubrica “Non solo classici”, voglio farvi conoscere Mathilda un libro dalla storia decisamente disturbante.

Scritto nel 1819 e pubblicato postumo, Matilda (titolo tradotto in italiano) è un libro semi-autobiografico scritto sotto l’influsso del dolore della Shelley per la perdita del proprio figlio. La trama è la seguente:
La protagonista, Mathilda, scrive poco prima di morire una lettera in cui racconta tutto ciò che ha caratterizzato la sua vita. Racconta al lettore la morte della madre e di come il padre abbia deciso di abbandonarla. Tuttavia, quando Mathilda compie 16 anni l’uomo torna a casa desideroso di cucire i rapporti. Da qui nulla sarà più come prima. La protagonista racconta di come suo padre, dopo un breve periodo, si dimostri infastidito dalla sua presenza, tanto da ignorarla e respingerla continuamente. La causa è qualcosa di indicibile a livello umano: il padre, il cui nome non verrà mai rivelato, si è innamorato di sua figlia arrivando a paragonarla alla sua defunta moglie.

Dopo questa grottesca confessione comincia il viaggio nella seconda parte del testo: Mathilda sentendosi sporca, a causa di questo amore, decide di compiere un gesto forte che la porterà a vivere in solitudine fino all’incontro con una persona con cui riuscirà ad avere un normale rapporto umano. La vita di questa giovane, descritta dalla penna della Shelley, traccia il profilo di una donna che vive nell’ambiguità e che prova un carnet di emozioni in modo esasperato e quasi senza via d’uscita.

Prima della pubblicazione Mary Shelley decide di far leggere il romanzo al padre, William Godwin, che lo definì “disgustoso e detestabile”. L’uomo infatti si oppose con tutte le sue forze alla pubblicazione del libro e si rifiutò di restituirlo alla sua legittima proprietaria. Viene infatti pubblicato da Elizabeth Nitchie solo nel 1959 dopo essere stato ritrovato tra delle vecchie scartoffie.

Un libro certamente disturbante e non facile da digerire, ma che apre una finestra diversa nell’animo complesso di questa scrittrice, un’anima piena di dolore ma che non può fare a meno di urlare per trovare pace. Buona lettura.

– Giuseppina Serafina Marzocca – 

Rispondi