Non solo classici – La marquise de Brinvilliers di Alexandre Dumas

Prima di diventare leggenda grazie a romanzi come “Il conte di Montecristo” e “I tre moschettieri”, Alexandre Dumas ha voluto trascrivere su carta le vicende di alcuni efferati crimini. Oggi, per la rubrica “Non solo classici”, ho deciso di portare alla tua attenzione lettore “La marquise de Brinvilliers”, inserito in una raccolta dell’autore contenente diciotto racconti in quattro volumi, pubblicata per la prima volta fra il 1839 e il 1840, con il titolo “Delitti celebri” (Crimes célèbres).

“L’avvelenatrice” (titolo tradotto in italiano) racconta la storia della marchesa di Brinvillers: una spietata serial killer del XVII secolo che uccise parenti e conoscenti. La protagonista è Marie-Madeleine d’Aubray, marchesa di Brinvilliers (Parigi, 6 luglio 1630 – Parigi, 17 luglio 1676), una donna dotata di un’incredibile bellezza e con un carattere fermo tendente all’ilarità e alla giovialità. Tuttavia Marie-Madeleine, pur appartenendo alla nobiltà e navigando nel denaro, ha dovuto sposare un uomo che è stato scelto per lei dalla sua famiglia. Con il passare del tempo l’uomo si rivelò totalmente disinteressato e infedele. L’insopportabile vita matrimoniale induce la donna ad ideare un piano per assassinare il marito e per godersi tutta la sua eredità. Insieme all’amante, ex prigioniero della Bastiglia, Marie-Madeleine comincia ad apprendere l’arte dei veleni. Molto presto i due diventano complici di numerosi omicidi utilizzando, con estrema freddezza, la servitù come cavie per i loro esperimenti.

In questo racconto lo stile di Dumas non appare completamente maturo ma, attraverso una struttura del testo che ricorda un’inchiesta giudiziaria, lo scrittore traccia i lineamenti di una marchesa perfida e calcolatrice che diventa, davanti al processo e alle torture della prigionia, una donna dilaniata dal pentimento e dal rimorso. L’autore, in questo suo scritto, pone l’accento sulla veridicità delle confessioni estorte con l’utilizzo di varie pratiche di tortura e porta il lettore a chiedersi quale sia la reale condizione delle donne dell’epoca, sia dentro che fuori dal carcere. Senza dubbio il racconto impone una riflessione sulla misteriosità della mente umana e mette le radici per la nascita dei capolavori che, in seguito, segneranno il nome di Alexandre Dumas tra gli Dei della scrittura.

Buona lettura.

– Giuseppina Serafina Marzocca – 

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