Netflix: 5 consigli seriali

Cosa guardare su Netflix? È una bella domanda, forse la più frequente per chi ha in mente una serata di binge watching, ma non sa da dove iniziare. Horror? Giallo? Documentario? Mainstream? Coreano? Tante domande, e tutto a causa del vasto catalogo della piattaforma. Ecco allora 5 consigli seriali tutti per voi, rintracciabili tra le uscite del solo 2022.

 

5) La donna nella casa di fronte alla ragazza dalla finestra

In ordine di “qualità”, lo metto in fondo perché alcune scelte sono state davvero pessime – il flashback sulla morte della bambina, tanto per dire la più eclatante. La talentuosa Kristen Bell, reduce da quel gioiellino di The Good Place, interpreta Anna, una ragazza che, come spiega nel dettaglio il titolo, passa il tempo a osservare la ragazza che vive nella casa di fronte, rimando a una quantità di thriller di cui i migliori restano La finestra sul cortile e La ragazza del treno.

Anna e suo marito sono separati, lei abusa di alcol e pillole e, soprattutto, a causa di un trauma la mente le gioca forti scherzi, mostrandole delle cose che non sono realmente avvenute. Dunque è lo stesso spettatore che si pone la domanda: ciò che è avvenuto nella casa di fronte è reale oppure no? Non ci si chiede più chi sia l’assassino, ma se lo sguardo del protagonista sia affidabile.

Colpo di scena finale che non è piaciuto a tutti, ma che rimanda anch’esso a un noto file di cui è stato fatto nell’ultimo decennio un soddisfacente remake. Basta, non posso aggiungere altro.

Consigliato, però è necessario sottolineare la presenza di una sceneggiatura che – pur volontariamente – in alcuni punti rasenta e forse perfino supera il demenziale.

 

4) Uno di noi sta mentendo

E questo è il motivo per cui, nonostante l’ottimo lavoro di Kristen Bell, la serie che la mostra come protagonista non supera questo thriller “adolescenziale”. Partendo dalle premesse di Breakfast Club, un gruppo eterogeneo di studenti delle superiori – interpretato come di consueto da quasi trentenni – assiste inerme alla morte accidentale di un compagno. Molte sono però le teorie dei loro coetanei e della polizia, soprattutto perché tutti i presenti erano vittime del ragazzo, che come una Gossip Girl priva di maschera amava rivelare i loro segreti.

Tra Gossip Girl e Pretty Little Liars, la serie ottiene bei risultati, soprattutto mostrando la crescita del personaggio di Addy (interpretato da Annalisa Cochrane), e spinge lo spettatore a un binge watching quasi obbligatorio, per scoprire chi dei protagonisti – e non solo – potrebbe avere architettato la morte del fastidioso compagno, che ovviamente è il figlio della city mayor.

Divertente, interessante, un prodotto piacevole per un sabato sera tra amici.

 

3) Inventing Anna

Cominciamo a salire di livello con una serie tra fiction e documentario con protagonista la grandiosa Julia Garner nel ruolo della truffatrice Anna “Delvey” Sorokin – ma non solo lei. Ed è per questo che la serie si distacca molto dall’articolo che ha reso nota la truffa di Anna: questa volta è proprio l’autrice dell’indagine a raccontare la vicenda dal proprio punto di vista, ripercorrendo le vicende che hanno portato la falsa ereditiera tedesca in prigione, e lo fa con il volto di Anna Chlumsky.

La parte di maggiore finzione è dunque rappresentata dalla vita della giornalista Vivian, che già dal nome si allontana dalla sua controparte reale, mentre le informazioni su Anna Sorokin sono incredibilmente vere. Ha vissuto per settimane in un hotel di lusso elargendo mance di centinaia di dollari? Sì. Ha ottenuto finanziamenti per la sua fondazione inesistente? Sì. Le sono stati dati dei prestiti spropositati sulla parola? Sì, sì e sì. Anna Sorokin ha ingannato chiunque, ma a differenza dello spregevole truffatore di Tinder ha puntato solo vittime che, di denaro, ne avevano in abbondanza.

Attenzione, però: non c’è il rischio di schierarsi dalla sua parte. Si può ammirare la sua furbizia, si può lodare la recitazione di Julia Garner, ma si riesce comunque a non empatizzare troppo con Anna, e questo secondo me è un risultato interessante.

 

2) Non siamo più vivi

 

Se la serie coreana non è al primo posto, è solo perché i primissimi episodi non sono stati molto appassionanti come i successivi. Si parla di questo prodotto come del “prossimo Squid Games”, quindi ritengo opportuno fare subito chiarezza: la trama e i personaggi sono completamente differenti. Non c’è nemmeno il tema – già osservato nei lavori di Bong Joon-ho della disparità sociale. Ciò che lega queste due serie è… l’essere coreane. E per uno spettatore alle prime armi tanto basta. C’è però un secondo elemento che emerge, ed è giusto ricordarlo: la caratterizzazione di personaggi, la loro unione obbligata e la reazione di fronte alla morte.

Con Train for Busan la Corea del Sud ci aveva già dimostrato l’amore per gli zombie movie e come anche chi non ama il genere può stimare il prodotto finale – io ne sono un esempio. All’interno di una scuola inizia a diffondersi un virus letale, che trasforma le vittime in zombie. Nel giro di nemmeno un giorno, il virus supera i confini della scuola e della città, mettendo in pericolo luoghi più affollati come Seul. Gli adulti cercano di interpretarlo come un virus sconosciuto di cui si ignorano i sintomi, ma gli adolescenti riconoscendo gli elementi in comune con un’epidemia zombie riescono meglio di loro a far fronte alle difficoltà – sebbene in alcuni casi sopravvivendo solo qualche ora in più.

Tutto si svolge nel giro di un paio di giorni, mostrando le reazioni dei personaggi di fronte a un dramma del tutto inaspettato, ma a colpire nel vivo sono alcune riflessioni inerenti il contesto sociale; per esempio, una ragazza è pronta a rischiare la vita – con una probabilità di successo inferiore all’1% – per evitare che un post per lei umiliante finisca in rete.

Anche qui grandi interpreti, tra cui vorrei menzionare Yoon Chan-young e Jeon Bae-soo, rispettivamente il migliore amico e il padre della protagonista.

 

1) Archive 81

 

Un capolavoro. È passato abbastanza in sordina perché non è stato pubblicizzato come le altre serie qui citate, ma vi assicuro che, se siete fan dell’horror, vale la pena guardarlo.

Però… non è propriamente un horror. Abbiamo di nuovo il thriller, abbiamo il soprannaturale, abbiamo il mistero, e la componente horror è il senso di ansia costante che attanaglia i personaggi e gli spettatori. Ne abbiamo già parlato qui, tuttavia voglio spenderci comunque qualche parola.

Nasce come podcast, è prodotto da James Wan – e questo di solito è una garanzia – e le atmosfere ricordano il Polanski di Rosemary’s Baby. Un accenno di trama: Dan riceve l’incarico di restaurare delle vecchie videocassette che, venticinque anni prima, una ragazza aveva girato all’interno del Condominio Visser, nel quale era convinta di potere rintracciare sua madre. La storia dunque si snoda su due storyline che si intrecciando sempre più, e noi come Dan non riusciamo a smettere di guardare, consci di avere davanti un mistero che non ha solo a che fare con il misterioso incendio del suddetto condominio. Cosa aveva scoperto Melody Pendras?

– Sara Carucci –

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