Ma il western è passato di moda?

A partire dagli albori del cinema, il western è stato il genere cinematografico americano per eccellenza, con centinaia di pellicole prodotte di anno in anno, ottimi registi e attori coinvolti e con l’enorme pregio di aver portato sul grande schermo alcuni dei più affascinanti capolavori della Settima Arte. Poi, a partire dagli anni ’70, un lento declino con qualche significativa controtendenza. La domanda che aleggia su Hollywood da almeno vent’anni è, infatti: il western è passato di moda?

Un genere positivo.1

Il western è un’epica moderna, anzi forse l’epica preferita del Paese in cui è nato, gli Stati Uniti. Per una cultura nata nella modernità e figlia di una convergenza di più culture (asiatica, africana, europea…), l’ispirazione all’epica classica e al Medioevo doveva apparire troppo distante per fondarvi sopra dei valori condivisi. Così, prendendo spunto dalle cronache storiche della colonizzazione dei territori occidentali dell’America del Nord, scrittori prima e creativi del cinema dopo hanno dato vita all’epopea, fatta di cowboys, pistoleri, indiani ed esploratori che tutti conosciamo. L’epica dei film di John Sturges, John Ford, John Wayne e tanti altri era fatta di uomini che sfidavano i pericoli della natura e altre fazioni per trovare il loro pezzo di terra in cui costruire una casa e prosperare per anni ed anni. Nel western l’americano medio trovava una giustificazione ideologica ed una ragion d’essere nel proprio stile di vita basato su un ferreo capitalismo che metteva l’individuo al centro della società. Come i loro nonni lottavano per la terra, loro lottavano per diventare vip o industriali di successo. Certo, la bellezza ed il vero merito del western era anche quello di riflettere sui lati oscuri di questo stile di vita e, spesso, di creare degli struggenti affreschi sull’Uomo, sulla sua ricerca di libertà e felicità, sui sacrifici a cui queste sfide lo avrebbero portato, ma anche sulla lotta contro il male (un titolo su tutti: il MERAVIGLIOSO Sentieri Selvaggi di John Ford).

Fine dei giochi!2

Ma, come il cinema di guerra, anche questa epopea non era “per tutte le stagioni”; finita la Guerra Fredda, affiorati nuovi problemi sociali come droga, criminalità organizzata e timori per la bomba atomica, la figura di eroi come quelli di John Wayne era ormai diventata opaca. Nel 1990 e nel 1992 arrivarono al cinema gli ultimi due grandi western di Hollywood: Balla coi Lupi di Kevin Costner, nel quale gli indiani erano visti positivamente dopo anni di loro rappresentazioni barbariche (ma non era la prima volta) e Gli Spietati di Clint Eastwood, in cui il pistolero era per la prima volta visto come totale antieroe in preda all’alcool. L’epopea del west non era più “western”, dunque, ma genere quasi storico, che la analizzava, descrivendo tutte le sue controversie e i suoi lati oscuri. Qualche nostalgico come Lawrance Kasdan o Walter Hill (ma anche l’attore Ed Harris in Appaloosa) tentarono di riprendere il mito e rispolverarlo, ma in tempi recenti il più importante esempio del genere è stato il finto o “post” western di Tarantino, da Kill Bill a Django Unchained per arrivare al prossimo The Hateful Eight (2015), robe che ben poco avevano a che vedere con l’epica della golden age. Il western, inteso come genere codificato dalla lunga storia, con i suoi personaggi tipo, le sue trame tipo, i suoi valori fondanti e fondamentali sembra dunque morto. E sepolto. Forse.

Dall’estetica del western al western dell’anima3

Neanche per sogno, ragazzi. Il western è vivo e lotta ancora in mezzo a noi, senza speranza per i detrattori di farlo morire. Semplicemente si è trasformato. Come? Non è facile spiegarlo, perché se quel cinema molto codificato è praticamente sparito dai nostri cinema, in realtà ogni film d’avventura ha al suo interno quelle caratteristiche e quegli intenti di intrattenimento. Qualche amico che mi conosce bene potrà prendermi in giro leggendo ciò, ma uno degli ultimi western me lo sono visto ieri sera; si chiama Blackhat ed è di Michael Mann, e parla di due hackers che corrono dietro ad un terrorista in giro per il mondo. Il terrorista fa loro del male. Molto del male. E i due, alla fine, affrontano il terrorista in uno scontro epico, fatto di inquadrature tese, scene di lotta violente, eroi ripresi come fossero… corpi di pistoleri, che diavolo! Il western vero, quello che è passato alla Storia, non racconta di deserti polverosi o cittadine di frontiera, ma di pistoleri tormentati dai loro fantasmi interiori che corrono dietro ai loro nemici ed hanno buone, se non ottime, ragioni di affrontarle. Il western è diventato noir, action (laddove l’action sia diretto e scritto bene, eh), thriller. Perché l’importante, per una grande storia d’avventura, non è altro che un racconto efficace delle motivazioni che portano un eroe a rischiare la propria vita. Ed allora? Che fine ha fatto il western? Semplice: il western non è morto; ha contaminato tutti gli altri generi maschi ed è più vivo e forte che mai.

– Fabio Antinucci – 

Rispondi