L’occhio di Medusa: The Witcher 2×01

L’occhio di Medusa: The Witcher 2×01

Bentornati dopo due anni per la seconda stagione di The Witcher! Ricordate dove eravamo rimasti? Non importa se avete dimenticato qualche passaggio, perché Netflix ha fornito una “collezione” dedicata allo strigo, contenente dietro le quinte, bestiario e, utile in questo caso, un riassunto dettagliato della stagione precedente. Come allora, mi sto godendo un episodio alla volta, trattenendomi mio malgrado dal binge watching, ma conscia che ne varrà la pena per non cadere subito in astinenza. Dalla serie? Ma no: da Ranuncolo, ovviamente!

Cominciamo subito con un primo episodio che mi ha piacevolmente stupita. Credevo che il racconto Un briciolo di verità, contenuto nella raccolta Il guardiano degli innocenti, sarebbe stato narrato come un flashback – a Lauren Schmidt Hissrich sembrano piacere i salti temporali –, ma così non è stato. Geralt, infatti, ha cercato rifugio nel palazzo di Nivellen durante il viaggio verso Kaer Morhen, con Ciri in groppa a Rutilia. Ci sono stati ulteriori cambiamenti, come l’amicizia tra i due, mentre nei libri si conoscevano per la prima volta in quel momento, eppure… Va bene, lo dico. Ci sta. Mi rode ancora il fegato. Ecco: tutti conoscevano Geralt, tranne Ciri. Nei libri è il contrario. Questo fatto non mi è ancora andato giù, perché il loro secondo incontro nel racconto Qualcosa di più è una scena che prende il cuore e lo stritola e continua a stringere perfino nella versione di Wild Hunt, perché i due già si conoscevano e si volevano bene, mentre su Netflix abbiamo avuto solo “Chi è Yennefer?”. Va bene, passo oltre, farò la brava.

Torniamo a Nivellen e a questa trasposizione che mi ha entusiasmata ancor di più dello stesso racconto. Sono state fatte delle opportune modifiche, dovute alla presenza di Ciri, che hanno dato alla storia un’impronta sentimentale e filosofica impressionante. Non solo: nel giro di un episodio, è stato possibile notare la profonda differenza tra il cinismo di un ormai vecchio Geralt e lo spirito di contraddizione e la fiducia nel prossimo di un’adolescente Ciri. Chapeau.

Gli eventi partono comunque dallo stesso momento, ossia la morte della ragazza e del padre. No, non proprio in realtà, ma è questo l’episodio che dà il via alla storia e vale la pena raccontare qualcosa della versione originale. Geralt non conosce Nivellen per un incarico, ma è incuriosito da due cadaveri, padre e giovane figlia, che trova sul sentiero; particolare interessante, la fanciulla aveva una rosa. Lo strigo intravede Vereena avvicinandosi alla tenuta di Nivellen, tuttavia la scambia per un’ondina – è bella, pallida e scura di capelli. Nivellen ospita Geralt, si vanta della casa che, come nel classico Disney che certo non devo citare, esegue ogni suo ordine, e gli racconta della maledizione, specificando subito dello stupro ai danni della sacerdotessa. Un fatto interessante è, però, il via vai che a un certo punto si sviluppa intorno alla casa: Nivellen dona un sacco di oren – letteralmente – a un uomo di passaggio in cambio della figlia, che dovrà restare con lui per un anno. E così via. Gli uomini fanno a gara per “affittargli” le fanciulle, che in realtà sono anche felici di stare con lui. Poi arriva Vereena, e Nivellen rimanda indietro padri e figlie in visita, dando loro una rosa.

Nella serie, l’elemento caricaturale viene messo da parte, ed è un peccato che manchi tutta l’ironia e tutto il sarcasmo di cui Sapkowski fa sfoggio nei libri, però in questo caso è necessario per indagare la psicologia dei personaggi. Senza riassumere l’episodio, è evidente come Vereena non si senta minacciata da Ciri – o meglio preferisca non prendersela con l’amica di uno strigo – e come la ragazzina provi pietà nei suoi confronti: Vereena è una bruxa, un vampiro, e avrebbe potuto ucciderla, eppure le ha regalato un abito meraviglioso. Non l’ha solo risparmiata, si è anche comporta in maniera umana. Nella prima stagione, Ciri voleva uccidere il mutaforma che aveva assassinato Saccoditopo, ma ai suoi occhi la bruxa non ha fatto nulla; infatti, lei non ha visto i cadaveri nel villaggio vicino. A tal proposito, vi siete accorti della palese citazione a una missione di Wild Hunt? Il diavolo al pozzo presenta la stessa scenografia, è pressoché identica, e non sono certa che sia stato un caso.

Geralt dunque uccide la bruxa e Ciri se ne dispiace, non vede il mostro che descrive Geralt – che non è solo più grande di lei, ma è anche un cacciatore di mostri. Già nella prima stagione abbiamo osservato i personaggi “grigi” e il fatto che Sapkowski non si limita a dare tale caratterizzazione ai soli umani, e sono certa che, con questo episodio introduttivo, la produttrice intenda esaminare questo punto di vista. Notevole è anche la confessione finale di Nivellen: oltre a profanare un tempio, ha violato una sacerdotessa. Geralt e Ciri dimenticano allora quanto l’uomo abbia fatto per loro e se ne vanno, comprendendo che il mostro, lì, non era Vereena. Questo è un ottimo esempio di trasposizione, perché, se nei libri l’ambientazione porta lo stupro a essere “quasi accettato”, per il pubblico televisivo è un’azione da condannare. Senza che lo stia a ribadire troppo, è chiaro che sia un’azione da condannare fortemente, ma come è accaduto con Game of Thrones determinate situazioni possono essere rappresentate nei libri per un lettore che comprende il contesto – fantasy medievale – in cui si svolge la trama, però non possono esserlo al cinema o in televisione, poiché lo spettatore non è disattento o “stupido”, semplicemente ha meno indizi per comprendere quello stesso contesto, che non viene giustamente approfondito come nei libri, i quali hanno maggiore spazio di manovra. Per dire, prima della Battaglia delle Acque Nere Tyrion fa dare fuoco alle abitazioni sulla riva, lasciando i poveracci privi di casa, e non ci perde neanche un minuto di sonno, però il Tyrion della serie televisiva non avrebbe mai potuto prendere una tale decisione senza crucciarsene.

Torniamo a noi e a strigo e figlioccia. Della loro vicenda, c’è giusto da aggiungere che anche nei libri Ciri sognava con terrore il cavaliere nero, Cahir, e temeva quell’elmo con le ali – all’epoca lei aveva tra gli undici e i dodici anni. Il resto dell’episodio è opera di fantasia per forza di cose, perché come accennato nei commenti alla prima stagione l’evento del Colle di Sodden non è narrato nei libri: è solo Triss a parlarne in maniera più approfondita, e comunque in poche righe. Significativa è però la ferita di Triss sul petto, una citazione che avrei voluto davvero vedere – e che nei videogiochi non è stata fatta: nei romanzi, dopo la battaglia la maga non indosserà più abiti scollati. Stiamo parlando di una maga giovane, che avrà al massimo quarant’anni, e per lei è una vergogna mostrare cosa sia rimasto del suo seno. Ciò che mi ha fatta invece storcere il naso è il cambiamento di colore dei suoi capelli. Va bene, si voleva fare un richiamo ai videogiochi – ma anche no – però credevo li avrebbe tinti. E invece dev’essersi trattato di un qualche incantesimo nilfgaardiano!

Non ho amato troppo l’ansia di Tissaia nei confronti di Yennefer, come non amo il fatto che abbiamo tolto il suo disturbo ossessivo-compulsivo, perché negli anni Novanta in Polonia credo sia stata una bella novità. Mi è piaciuto Vilgefortz, un po’ meno il fatto che continua a uccidere con le lame e non con gli incantesimi, e sono dubbiosa per quanto riguarda Yen e Fringilla. Il terrore della maga nilfgaardiana nei confronti dell’imperatore rende bene il concetto di chi sia Emhyr var Emreis, quindi non mi dispiace troppo il fatto che Yen non si “sia limitata” a perdere la vista, pur restando in campo alleato, però le driadi no. Le driadi che lasciano in vita due donne che non sono bambine da rapire e che non sembrano proprio altre driadi non mi fanno impazzire, ma vedremo cosa accadrà. Ultimo accenno a Cahir, che comunque nei libri veniva catturato dai nemici.

Complimenti a questo inizio e alla caratterizzazione dei tre personaggi principali – trovo perfino simpatica e divertente Yen! Va bene la fedeltà ai loro corrispettivi cartacei, ma in questo caso parlo della loro caratterizzazione sullo schermo, come se venissero scritti per la prima volta. Nel giro di un solo episodio, sono stati descritti veramente bene.

Al prossimo commento!

 

– Medusa –

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