L’occhio di Medusa: recensione Game of Thrones 5×04 – The Sons of the Harpy

Finalmente siamo giunti alla quarta puntata di Game of Thrones 5×04, The Sons of the Harpy, e chi come me aveva deciso di non guardare gli episodi leakati può tirare un sospiro di sollievo! E forse può tirarlo anche chi (tutti, ammettiamolo) attendeva con crescente nervosismo la morte di un personaggio che nei libri è ancora vivo… Presente fin dalla prima stagione, alcuni capitoli erano dal suo punto di vista: direi che colui che ci ha lasciati al termine dell’episodio potrebbe corrispondere a questa descrizione; tuttavia, non essendo un personaggio principale (solo secondario), suggerisco di restare all’erta.

Partiamo dall’elemento più rilevante di questa 5×04: l’inserimento di Dorne nella sigla! Il serpente non apparirà nel simbolo dei Martell (sole rosso con lancia su sfondo arancione), ma rimanda chiaramente a Oberyn, la Vipera Rossa, e alle figlie che grazie a Ellaria sono pronte a mobilitarsi contro i Lannister. Le Serpi delle Sabbie, questo è il loro nome, hanno madri, età e caratteri differenti (la “piccola” Tyene corre ad abbracciare Ellaria, Nymeria rimane silenziosa, Obara dà subito mostra della determinazione ereditata dal padre), ma un obiettivo comune: vendicare Oberyn. Ellaria prende qui il posto di Arianne, figlia di Doran Martell e nipote della Vipera Rossa, motivando in maniera più diretta il suo coinvolgimento nella vicenda, benché non offra sbocchi per la “questione Targaryen” presentata nei libri.

Restando nel sud di Westeros, Jaime e Bronn sono in viaggio per raggiungere Dorne di nascosto e salvare la principessa Myrcella. “Mia nipote” dice Jaime, “Tua nipote?” chiede Bronn, e lo sguardo che gli rivolge il Lannister è abbastanza significativo; come lo è quello rivolto all’isola accanto a cui sta passando la loro nave.

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Bronn mostra incertezze sulla fedeltà del capitano che li ha ospitati sulla sua nave, e non a torto: sarà lo stesso uomo che vedremo catturato e ucciso dalle Serpi delle Sabbie. Giunti a terra, il duo Lannister&NonLoConoscete si scontra con quattro dorniani; ancora una volta Bronn dà prova dell’abilità con la spada, mentre Jaime è in difficoltà: deve usare la mancina, sta per avere la peggio nel combattimento, ma poi scopre l’uso della sua mano migliore, che sia di carne o oro: la destra ferma la lama dell’avversario, dando a Jaime l’opportunità di infilzarlo con la propria spada. Spada che non è Giuramento, perché ce l’ha Brienne. Mi sembrava giusto ricordarlo.

Stannis sta per muoversi contro i Bolton, ma prima di passare agli eventi della Barriera mi soffermerei su quello che sta accadendo a Grande Inverno: nulla. Sophie Turner è bellissima, è giusto inserirla in ogni puntata, ma mi sarei aspettata di vederla parlare con il suo promesso sposo, non l’ennesima chiacchierata con Ditocorto. Che continua a nominare Catelyn per poi baciarne la figlia. Baelish trova Sansa nelle cripte e le racconta del torneo di Harrenhal, rendendo noto anche ai non lettori il momento preciso in cui sono state poste le basi della rivolta di Robert Baratheon. Sembra che Ditocorto stia raccontando una storia d’amore… ma la sempre più cinica Sansa commenta: “Sì, scelse lei. Poi la rapì e la stuprò.”

Baelish sta partendo per Approdo del Re per non destare sospetti in Cersei, che lo ha mandato a chiamare, ma non lascerebbe mai Sansa sola temendo che le venga fatto del male: Stannis sta per attaccare Grande Inverno e, se ci riuscirà, la nominerà Protettrice del Nord; se invece dovesse fallire, starà a lei manovrare fin da ora Ramsay. E Ditocorto è certo che potrà farlo: “Anche il più pericoloso degli uomini può essere raggirato. E tu hai imparato a raggirare dal migliore.” La mia teoria sulla Darth Sansa diventa più forte, ma non gioirò ancora. I due si salutano con un bacio e un’altra frase ben piazzata di Sansa: “Immagino che quando tornerai sarò una donna sposata.” Chissà cos’avrà voluto dire…

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Al Castello Nero, intanto, Selyse non si lascia sfuggire l’occasione di parlar male di sua figlia, sebbene in seguito apprendiamo da Stannis in che modo Shireen ha contratto il morbo grigio. Melisandre la sente e la sgrida: Shireen è sangue di Stannis, quindi… cosa? Certo, la risposta immediata starebbe nell’importanza della bambina nonostante la malattia, ma Melisandre la voleva al Nord con loro. Comincio a temere per lei.

Shireen si mostra sempre più adorabile, riuscendo perfino a far sciogliere il cuore di ghiaccio di Stannis, che le racconta la storia della bambola di legno e di come gli avessero consigliato di inviare la bambina a Valyria, fra gli altri Uomini di Pietra, ma anche di come lui si oppose, perché era sua figlia. Si è meritato un abbraccio che è perfino riuscito a ricambiare.

Nel frattempo, Melisandre va in bianco. Dopo che Sam è riuscito a convincere il nuovo Lord Comandante a chiedere rinforzi anche ai Bolton, Jon rimane solo con la Sacerdotessa Rossa, che cerca di sedurlo. No, parliamo chiaro: si spoglia e gli salta addosso. E Jon cosa fa? La rifiuta. In questa quinta stagione sta nascendo la mia stima per Jon Snow, sebbene il motivo per cui decida di non concedersi sia l’amore per la defunta Ygritte. E Melisandre, invece? Cosa voleva da lui? Possiamo ipotizzarlo dal modo in cui lo ha fissato da quando è giunta al Castello Nero, in particolar modo quando il suo volto gli “appare” dietro le fiamme al termine del primo episodio. La sacerdotessa aveva sempre pensato che Azor Ahai tornasse attraverso Stannis, e se invece si trattasse di Jon? Ad ogni modo, Melisandre si congeda con una frase abbastanza creepy, dal momento che l’abbiamo sentita finora pronunciare da una sola persona.mel

 Ad Approdo del Re avvengono i fatti più importanti della puntata, il cui titolo rimanda invece a Meereen (perché?). Il riassunto è questo: Tommen fa la trottola tra Cersei e Margaery e comincia seriamente a pensare di tornare ai gattini. La Regina Madre riesce a liberarsi di Mace Tyrell, “convincendolo” ad andare a Braavos in qualità di Maestro del Conio per sistemare i conti con la banca; per paura che gli succeda qualcosa di brutto, lo fa accompagnare dal fedele Meryn Trant. Che donna premurosa. Gli sono grata perché quei baffoni cominciavano a innervosirmi, così come la sua mancanza di humor (che era convinto di possedere). Non contenta, Cersei allarga i propri orizzonti e riferisce all’Alto Passero, ormai Alto Septon, che ha intenzione di ripristinare il Credo Militante. Credo che, prima di tutto, marchia la fronte di Lancel, attacca il bordello, distrugge le bancarelle che lucrano sui Sette e cattura Loras Tyrell. Ho goduto per ben due motivi: la faccia tosta di Loras nella prima puntata (“Tutti fanno tutto, ora lo faccio anch’io, che mi importa se lo scoprono?”) e quella di Margaery nella scorsa. Lo dicevo, io, che Cersei si sarebbe vendicata.

Margaery pret- chiede allora aiuto a suo marito, che non sa nemmeno cosa stia succedendo; Tommen si reca dalla madre fingendo di avere un minimo di autorità, ma Cersei gli risponde che non può fare niente, perché non è stata lei ad arrestare ser Loras; il re cerca di parlare con l’Alto Septon, ma viene allontanato; torna da Margaery, che decide di rivolgersi a sua nonna e di non farsi vedere dal marito per un po’. Tommen ancora non ha capito cosa sia successo. tomm

Si conclude a Meereen, dove Daenerys dialoga amabilmente con ser Barristan. Alla fiera del creepy non c’è mai fine: dopo la frase di congedo di Mel e il marchio di Lancel, Barristan racconta di come fosse bravo Rhaegar a suonare l’arpa; niente di strano, se non che prima Sansa l’avesse additato come stupratore. Dany riceve Hizdahr, che chiede di nuovo l’apertura delle fosse da combattimento, dato che le tradizioni sono la sola cosa in grado di unire ex padroni ed ex schiavi. Nel frattempo, a dimostrazione del forte malcontento che imperversa nella città, i Figli dell’Arpia agiscono di nuovo e circondano gli Immacolati, tra cui Verme Grigio. Quello vero, non quello ucciso nella prima puntata. Né quello fatto giustiziare da Dany. Ci sono troppi Vermi Grigi in circolazione, ma questo non è un motivo valido per ucciderli tutti; infatti tocca a Barristan perire, dopo essere accorso in aiuto del comandante degli Immacolati e avere ucciso insieme a lui tutti i Figli dell’Arpia che avevano teso l’agguato. Grazie del tuo servizio, ser: alla fine, sei riuscito a onorare il tuo ruolo nella Guardia Reale fino alla morte. Non è una lacrima quella sullo schermo, no.

Pollici in giù per Selyse, per Mel rifiutata e per un Jorah che non solo ha fatto facilmente scoprire a Tyrion la sua identità, ma lo ha anche rapito per portarlo dalla persona da cui stava andando. Doppio pollice in giù anche per gli abitanti di Approdo del Re che hanno insultato Tommen: Joffrey era un pessimo regnante e una pessima persona, ma avete visto Tommen?! Come potete insultare un bambino così tenero? Lo avete quasi fatto piangere, maledetti.

Pollici in su invece per Cersei, che sta cominciando a vendicarsi sui Tyrell senza colpire direttamente la nuora; per Bronn, il suo sarcasmo, la saggezza e l’abilità con la spada; e per Verme Grigio e Barristan, grandi guerrieri. Onore a uno dei più valorosi combattenti di Essos e Westeros.

Valar morghulis.

– Medusa –

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