L’occhio di Medusa: recensione Game of Thrones 5×01 – The wars to come

  – Recensione Game of Thrones 5×01 –

Pronta per l’inaugurazione, ecco a voi la prima recensione: Game of Thrones è tornato sugli schermi! Ogni martedì fino al 15 giugno appuntamento per commentare insieme un nuovo episodio della quinta stagione; in via eccezionale, questa settimana saranno rilasciate due recensioni – non potevo certo dimenticare questa prima puntata.

Due bambine si addentrano in un bosco. Una vuole tornare indietro, l’altra non teme la donna che stanno cercando e che, al contrario, la delude per l’aspetto ordinario. La ragazzina, imperiosa, ordina alla maga di predirle il futuro: non c’è bisogno di sentire il suo nome per capire che abbiamo davanti una giovanissima Cersei Lannister.

Così ha inizio la quinta stagione di Game of Thrones, con il primo flashback di una saga che, nella versione di partenza, ci porta continuamente a spasso nel tempo tra ricordi e visioni. Non poteva essere spiegata in altro modo la genesi della reale antagonista della storia, se non con dando una motivazione alle sue paure – i figli che è destinata a perdere, l’invidia per Margaery che potrebbe essere donna, “più giovane e bella”, che le porterà via il regno. Un inizio di stagione col botto; peccato non si possa dire lo stesso della restante puntata.

Approdo del Re rimane la culla dei complotti: Cersei e Jaime – incredibilmente vestiti davanti al cadavere di un consanguineo – discutono sul significato della morte di Tywin; senza di lui la casata Lannister è divenuta vulnerabile, il fratello patricida-matricida-presunto regicida è fuggito e la regina reggente non può fare a meno di incolpare il gemello per aver causato, indirettamente, la dipartita del padre. Finalmente un’accusa più fondata di quella di essere rimasto lontano da lei per troppo tempo – forse non aveva notato il braccio monco di Jaime. A tramare, tuttavia, in via eccezionale sembra essere la promessa sposa Margaery Tyrell, che fa un intuire a un Loras ribelle che troverà il modo di scrollarsi di dosso la futura-ex-di nuovo futura suocera. Menzione d’onore per il giovane Lancel Lannister, che ha abbandonato il ruolo di scudiero e coppiere del re per scoprire la fede. Ci chiediamo istintivamente se abbia abbandonato anche il vino.

A Pentos, Vayrs spiega a Tyrion il suo piano per portare sul trono l’ultima Targaeryen, mentre il Folletto interrompe i filosofici discorsi del Ragno Tessitore bevendo, vomitando e riprendendo a bere. Sembra molto interessato al piano. In tutto ciò, non c’è traccia del padrone di casa Illyrio Mopatis – la HBO ha risparmiato sul giovane Griff e su Arianne Martell, non potevamo aspettarci troppo.

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La situazione è ben più complicata a Meereen. E la colpa non è dei Figli dell’Arpia, ma di Daenerys. Che ci delizia con una delle sue perle: “I’m not a politician. I’m a queen.” Stolta io a credere che fosse la stessa cosa. Così la Madre dei Draghi – per riassumere i suoi mille appellativi – rifiuta la richiesta di Hizdahr zo Loraq di rispettare almeno una delle tradizioni della città, le fosse da combattimento; ha altro da fare Daenerys, concentrata sul pugnale di Daario Naharis. Quello che tiene in mano, intendevo – no, la scena successiva mi ha smentita. Neanche due dei suoi figli le danno consolazione, rivoltandosi contro colei che con l’inganno li aveva incatenati. Continua dalla stagione precedente la storia d’amore tra Missandei e Verme Grigio, storia forse fin troppo melensa e destinata a non andare completamente in porto, benché utile per distrarre dalla noia che genera la storyline di Daenerys.

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L’episodio si conclude alla Barriera con la decisione di Stannis di arruolare il Popolo Libero nel suo esercito. Il non più vergine Jon SnowMelisandre voleva scoprire se almeno una cosa la sapesse – cerca di convincere Mance Rayder ad accettare l’offerta di Stannis, ma il Re oltre la Barriera è fermo nella sua convinzione: “We don’t kneel.” E si sa, se un uomo non può essere utile da vivo, Mel farà in modo di rendercelo abbrustolito: come promesso da Mance, il più grande falò che il Nord abbia mai visto si è alzato dal Castello Nero. Peccato che non potesse gustarselo appieno. Nel frattempo, il fastidioso bambino che ha ucciso Ygritte gira ancora tra i Guardiani della Notte credendosi un grande guerriero e io non vedo l’ora che capiti sotto gli occhi di Mel. Comparsa casuale di Sam e Gilly, per non dimenticarli.

Poca importanza nella trama hanno avuto in questa puntata Sansa e Ditocorto, che passano accanto a Brienne e Pod senza essere notati. Petyr Baelish ha lasciato detto che sta tornando a casa sua, Le Dita, ma Sansa nota che la direzione non è quella: si dirigono “dove i Lannister non potranno mai trovarli.” Mi viene in mente un solo luogo e finisce per “Inverno”. O “Inferno”, a seconda della presenza in scena del prode Frittella.

Per questo inizio di stagione pollice in giù per Dany e la sua insana follia di liberare schiavi – le basta allontanarsi da una città perché tutto ritorni uguale – e impedire a Meereen di rispettare le proprie tradizioni, inimicandosi così ancor più gente. Un brutto voto anche per Loras: il fanservice richiede che ci sia almeno una scene slash per stagione, però ciò comporta che il giovane Tyrell si ritrovi a letto con colui che ha fatto saltare i piani della Regina di Spine. Ricordate lo scudiero della terza stagione, a cui Loras rivela il progetto di matrimonio con Sansa Stark? Proprio lui. Margaery gli suggerisce inoltre di fare più attenzione, ma Loras se ne infischia: tutti sanno che ama gli uomini, che importa? La vedo molto male per lui. Infine – e non credevo di poterlo dire – pollice in giù per Brienne, che dopo essersi fatta scappare Arya Stark dalle mani sfoga la propria frustrazione con Pod, ribadendogli che non è sua madre e cercando di disfarsene. Nessuno tocchi Podrick, nemmeno Brienne.

Pollice in su per Margaery, che tenta inutilmente di far ragionare il fratello e gli ricorda che è ora di andare a cena. E che, soprattutto, non si farà mettere i piedi in testa da Cersei: “Maybe.” Non le serve aggiungere altro, e sappiamo che anche i Tyrell sono buoni giocatori. Jon Snow si aggiudica il secondo posto per la rapida morte concessa a Mance e i consigli dispensati nella sua cella. Ultimo e meritato applauso per Mance: le sue parole dovrebbero essere un motto, altro che il “We do not sow” dei Greyjoy – scomparsi anch’essi dalla serie, a eccezione di Theon. Reek, scusate, il suo nome è Reek. Pessima fine per il Re oltre la Barriera, che ha preferito morire piuttosto che dare una delusione ai novanta clan che ha riunito; probabilmente Stannis li costringerà ad arruolarsi nel suo esercito, ma Mance è stato leale al Popolo Libero fino alla fine.

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A eccezione dell’inizio e del finale, questa puntata non è stata eccezionale, ma si prospettano grandi novità in arrivo. Prime fra tutte, Braavos e Dorne.

Valar Morghulis.

– Medusa –

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