Lo chiamavano Jeeg Robot, ed era un eroe di borgata

1Enzo Ceccotti è un criminale che vive di piccoli furti, mangia solo budini e guarda continuamente porno. Un giorno, per sfuggire alla polizia, è costretto a lanciarsi nel Tevere, il cui fondo è lastricato di misteriosi barili contenenti una sostanza nucleare. Uno di questi si rompe, Enzo ci cade dentro, riesce a fatica a uscire dall’acqua e tornato a casa vomita per giorni una sostanza nera. Ma ecco che dopo poco si rende conto di aver acquisito dei superpoteri e la prima cosa che fa, anzi la seconda, è salvare Alessia, così dolce, così bella e così pazza da credere di vivere nel mondo di Jeeg Robot. L’incontro con lo Zingaro, un gangster moderno in affari con la camorra, sarà l’inizio di una serie di incontri/scontri che impazzeranno per tutta la periferia di Roma.

Questa è la trama del film uscito in sala il 25 febbraio, in un clima di totale crisi cinematografica italiana che perdura ormai da troppi anni, salvo qualche piccolo gioiello qua e là. Un cinema, il nostro, troppo referenziale, troppo chiuso in se stesso, in continua ricerca di tanto contenuto (scarno la maggior parte delle volte) e poca forma. Un cinema, citando Stanis La Rochelle della serie tv Boris, “un po’ troppo italiano”. Diciamola la verità: una volta eravamo molto più bravi, molto più coraggiosi e molto più curiosi, soprattutto. Questo è un film che prende vita nella periferia di Roma, precisamente nel quartiere di Tor Bella Monaca, recitato in dialetto romano, cita continuamente il Grande Fratello e Buona Domenica. Un film italianissimo, dunque, ma nel senso buono. Il regista Gabriele Mainetti, insieme all’attrice Ilenia Pastorelli, è stato ospite al CineTusciaVillage di Vitorchiano venerdì 26 febbraio, durante la proiezione del film in collaborazione con Tuscia Film Festival. Reduce da due interessantissimi cortometraggi, Basette e Tiger Boy, che rimandano il primo a Lupin III e il secondo a Tiger Man, aveva già dimostrato che raccontare la storia di un supereroe italiano era in qualche modo possibile: “Con Jeeg Robot abbiamo lanciato un sasso lontanissimo e creare un supereroe di Tor Bella Monaca è stata la grande sfida che abbiamo portato avanti”.

È nato così Lo chiamavano Jeeg Robot, con la forte idea di un cinema diverso in Italia, con pochi coraggiosi produttori che ha2nno promosso il progetto, autofinanziato dallo stesso Mainetti, che si è potuto così permettere anche un certo margine di libertà, non rinunciando alla poetica già dichiarata nei precedenti lavori: creare un ibrido tra le atmosfere supereroistiche, come quelle dell’animazione giapponese, e quelle criminali, già riscontrabili in Italia con Romanzo Criminale e in parte Gomorra. Il grande merito di Mainetti è stato quello di riuscire a nascondere un budget limitato grazie ad una regia pienamente funzionale a una narrazione così insolita, in un ineditissimo incontro tra Marvel anni ’60, animazione giapponese anni ’70 e ambientazioni pasoliniane del migliore cinema italiano. Ne deriva qualcosa di originale e innovativo, che però non ha nulla a che vedere con il filone dei supereroi hollywoodiani che ora come ora stanno avendo un successo mai incontrato prima: “Insieme agli sceneggiatori Nicola Guaglianone e Menotti abbiamo cercato di creare qualcosa che fosse solo nostro, che non fosse un’imitazione, che è snaturante e deludente. Non avrebbe avuto assolutamente senso imitare una realtà come quella americana perché non abbiamo il budget per sostenere un livello tale di messa in scena”. Mainetti riesce così a trovare quel tanto agognato equilibrio tra forma e contenuto. A dispetto dei forti pregiudizi che accompagnano ogni novità che si affaccia per la prima volta al mondo, gli effetti speciali ci sono e non sono per nulla scadenti. Uniti alla fotografia cupa e alle musiche originali di Jeeg Robot riarrangiate in versione di ballad moderna, mantengono viva l’attenzione, riuscendo così a raccontare anche il disagio sociale di Tor Bella Monaca.

3Enzo è un uomo triste, un ladruncolo di strada mai cresciuto del tutto, segnato da un’intera vita di delinquenza, odia il mondo intero. L’incontro con Alessia, un tripudio di colori e traumi infantili, anche lei figlia di un criminale, lo renderà un uomo diverso: come Hiroshi Shiba del cartone animato originale ha bisogno che Miwa gli lanci i componenti per farlo trasformare in Jeeg, così Enzo ha bisogno di Alessia per diventare un eroe dentro e non fuori. L’importanza del femminile è in primo piano: “ Senza la possibilità di recuperare l’immagine femminile, il personaggio maschile non trova senso e identità. Per usare un tecnicismo, non avviene il Fatal Flaw necessario al personaggio per evolvere”. Ad interpretare Alessia è Ilenia Pastorelli, ex concorrente del Grande Fratello, alla sua prima prova di attrice, fortunata più che mai ad essere caduta nelle mani di un regista visionario e genuino come Mainetti. Enzo è Claudio Santamaria, ingrassato di 20 kili per questa parte, di poche parole, ma un’espressività che ha avuto poche altre volte. La vera sorpresa è Luca Marinelli, non una novità nel panorama del cinema italiano, ma nato per la parte dello Zingaro, un vero e proprio villain, incredibilmente violento, ambizioso, assetato di attenzione. Lui non vuole Roma: lui vuole tutto. Un cattivo con un raro livello di caratterizzazione e profondità, vera nemesi di Enzo, non aspetta altro che la sua rivincita a suon di canzoni di Anna Oxa.

Un vero gioiello del cinema italiano, un tesoro da far conoscere. Non è una caso che, come ci ha rivelato il regista durante l’incontro di venerdì, nonostante sia fortemente radicato nella realtà periferica romana, il film sia stato venduto negli Stati Uniti. Non resta che andarlo a vedere e unirci a tutti coloro che già sostengono questo splendido lavoro, tramite l’hashtag #SupportaJeeg, per far capire al pubblico, ma anche ai produttori, che un cinema diverso, non solo di supereroi, è possibile in Italia.

– Elena Pisa – 

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