L’importanza della Letteratura di Viaggio

Oggi, 8 Novembre 2021, dopo 604 giorni, viene finalmente abbattuto il Travel Ban che impediva ai cittadini europei di recarsi negli Stati Uniti. Si tratta di un traguardo enorme e ho deciso di celebrarlo, tornando a scrivere in pianta stabile sul nostro amato sito. E quale migliore argomento da trattare, se non quello della Letteratura di Viaggio?

Intanto è importante iniziare sottolineando il fatto che questo tipo di narrazione è sempre esistita, perché l’uomo, per natura, ricerca l’avventura ed è portato a condividerne il ricordo con altri, per la sua socialità intrinseca (volente o nolente!). Si potrebbe già accennare all’Odissea, considerato il fatto che l’intero libro si svolge in viaggio, ma qui andremmo a trattare un altro elemento importante letterario, che vede il viaggio come metafora, una rappresentazione del cammino che porta alla formazione e alla crescita. Cerchiamo dunque di rimanere fedeli alla vera e propria trascrizione di reali spostamenti, che ci permettono di aprire gli occhi sugli usi e i costumi del mondo che ci circonda. E con questo ci spostiamo al lavoro di Marco Polo, ne Il Milione. In questo testo troviamo le esperienze vissute dall’autore durante la prigionia, dirette al suo compagno di cella Rustichello da Pisa, scritte in lingua d’oil, la più diffusa all’epoca dopo il latino, che permisero una larga distribuzione dell’opera. La meraviglia e la grande diversità dei paesi e dei popoli incontrati sono una garanzia di interesse per quei lettori, oggi come allora.

Ci spostiamo poi a tratta l’era illuminista, dove l’uomo vuole sapere, conoscere e sperimentare più che mai. In questo periodo dunque il viaggio diventa una sorta di rito obbligatorio nel percorso di formazione dei giovani aristocratici, nel fenomeno del Gran Tour. Un esempio? Beh, l’Italia, per il suo ricco patrimonio artistico ed archeologico, non poteva che rappresentare una tappa irrinunciabile e infatti uno dei resoconti più noti è quello de Il Viaggio in Italia di Goethe, scritto nel 1828. Ma oltre ai letterati, ci sono stati altri tipi di viaggiatori reali: gli artisti nel Quattrocento e Cinquecento, che si spostano di corte in corte, di chiesa in chiesa; i soldati; i grandi esploratori autori delle scoperte geografiche del XV secolo e i coloni del secolo successivo. Questi ultimi, i grandi navigatori, come Colombo e Vespucci, nelle loro relazioni si rivelano senza dubbio meno moderni di Polo messi di fronte al diverso, in quanto chiusi nei propri schemi culturali e nella convinzione di essere superiori a ciò che hanno davanti. Che poi è il motivo per il quale tutti dovrebbero viaggiare il più possibile, con una mentalità quanto più avventurosa possibile, anche oggi.

Giungendo poi in era più moderna, nella letteratura del ‘900 cambia profondamente il modo di interpretare il viaggio: l’uomo ha accesso alle prime automobili, gli aerei e i transatlantici, le distanze si accorciano e la comunicazione diventa sempre più rapida con l’uso della radio e il telefono. Cambia il modo di intendere il viaggio che assume un valore psicologico e emotivo e tornano ad affrontare quel topos accennato da me precedentemente, dove lo spostarsi è un modo per cercare qualcosa in se stessi, un cambiamento che si brama. Ma ciò che non è cambiato nei secoli è il bisogno spasmodico di conoscere, di non rimanere fossilizzati, di non morire nelle proprie convinzioni.

E, su queste note, vi lascio con una citazione, che condivido:

Non c’è uomo più completo di colui che ha viaggiato, che ha cambiato venti volte la forma del suo pensiero e della sua vita. (Alphonse de Lamartine)

– Lidia Marino – 

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