L’immortale vinile

1Forse parlo da nostalgica, mea culpa, ma il valore artistico del vinile avrà sempre un significato molto importante nel mondo della musica. Fino agli anni Settanta del Novecento, il vinile è stato il più diffuso supporto per la riproduzione audio di materiale pre-registrato, ma la sua preminenza è stata insidiata negli anni Ottanta dalle musicassette e all’inizio degli anni novanta il vinile ha ceduto definitivamente ai cd. Purtroppo. Ammetto di non averli troppo in simpatia, ma non devo essere la sola, perché dalla seconda metà degli anni duemila il disco in vinile è tornato negli scaffali dei negozi, ovviamente però come prodotto di nicchia. Come ha dichiarato Keith Caulfield, associate director per le classifiche del sito Billboard.com, “il vinile raggiunge due tipi di consumatori: quelli più anziani, che lo ricordano con affetto e magari posseggono ancora un giradischi, e quelli più giovani. a cui piace avere in mano una copia fisica del disco e ammirarne la copertina”. Anche se non è del tutto corretto: molti giovani possiedono un giradischi e lo custodiscono con affetto, ve lo assicuro. Anche in Italia la produzione e la vendita del vinile hanno ripreso quota, tanto che molti artisti hanno stampato i loro lavori anche in quel formato.

Ok, voglio essere equa e parlare non solo dei pro, ma anche dei contro del disco in vinile, perché non mi si possa accusare di essere solo legata “al vecchio” (che poi, sarebbe un’accusa più che appropriata, ma voi fate finta di niente): I pro: il suono produce una serie di imperfezioni, dette distorsioni, che, a detta di alcuni, rendono la musica interessante e “naturale”, al confronto con i sistemi digitali moderni, che sono più precisi ma ritenuti “freddi”; i fastidiosi crepitii si manifestano solo quando il disco è rovinato o sporco; l’aspetto ne fa un’opera d’arte e non solo un mezzo per ascoltare la musica; la tecnica alla base di un disco in vinile è più durevole, sia per quanto concerne la durata del supporto, sia per la tecnologia in grado di riprodurre il disco; sembrerà sciocco come punto a favore, ma non è da sottovalutare il fatto che il disco in vinile è meno soggetto alla pirateria informatica. Sono certa che per gli artisti questo punto sia più che importante, non trovate? Ma passiamo ai contro: Il disco in vinile è soggetto ad usura e graffi che ne compromettono la qualità acustica e necessita pertanto di particolari periodici interventi di cura e pulizia; la testina di lettura, come la maggior parte dei trasduttori, è sensibile alle variazioni 2di temperatura e di umidità; se l’impianto di riproduzione entra in risonanza col suono emesso dagli altoparlanti, si genera il famoso loop; il degrado può aumentare, se si ascolta il vinile ripetutamente in rapida successione.

Comunque, inutile negare che il vinile non sia di certo morto, come può essere stato il vhs (anche lì, io ho sia cassette che videoregistratore), tanto da essere ancora usato dai dj per il loro lavoro. Nel mondo la compravendita dei vinili nel 2011 ha mosso 115,4 milioni ossia il 28,7% in più del 2010: ovviamente le vendite dei cd e dei downloads sono molto superiori, ma ciò fa ben pensare ad un ritorno prepotente sul mercato. Una curiosità? Il vinile più caro del mondo è il 45 giri Do I Love You (Indeed I Do) del 1965 di Frank Wilson, stampato in sole due copie acquistato per 20.000 sterline (22.484 Euro al cambio attuale), mentre il 33 giri più caro è Yesterday and Today dei Beatles nella Butcher Cover, che può costare fino a 45.000 dollari, anche se mediamente ha un valore massimo di 20.000 dollari.

– Lidia Marino – 

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