“Le donne non dovrebbero leggere né tantomeno scrivere:” Liala

Bentornati, Fedeli Lettori!

Ospite del nostro salotto letterario è quest’oggi una delle più note scrittrici italiane del Novecento. Amalia Liana Negretti Odescalchi nasce a Carate Lario il 31 marzo del 1897 in una famiglia nobile, ma non benestante. Amalia sposa giovanissima l’ufficiale di Marina, marchese Pompeo Cambiasi, più grande di lei di 17 anni. La coppia ha due figlie, Serenella e Primavera, ma dopo alcuni anni arriva alla separazione. Amalia intreccia una relazione con il marchese Vittorio Centurione Scotto, il grande amore della sua vita. Ma, come nella migliore tradizione dei romanzi d’appendice, il grande amore finisce in tragedia; Vittorio è infatti un ufficiale della Regia Aeronautica e muore nel 1926 quando, al comando di un idrovolante, precipita nel lago di Varese.

Per reagire a questo immenso dolore, la donna decide di dedicarsi alla scrittura. Il suo primo romanzo è Signorsì, pubblicato dalla Mondadori nel 1931. La prima edizione va esaurita in 20 giorni. Amalia scrive di ciò che conosce meglio e quindi quasi tutti i suoi romanzi sono ambientati nel mondo dei militari, mentre i suoi protagonisti maschili riflettono ideali di valore e cavalleria tipici dell’epoca e dell’ambiente. Il suo primo periodo stilistico va dal 1930 al 1948, periodo che coincide con la relazione da lei avuta con il tenente colonnello Pietro Sordi. I romanzi in questo caso sono ricchi non solo di spunti autobiografici, ma anche di riferimenti storici.

Le opere di Amalia sono firmate con il nom de plume di Liala, scelto per lei dal vate Gabriele D’Annunzio, che ha voluto che nel suo nome fosse contenuta la parola ala. La popolarità di Liala è tale che la Mondadori crea per lei, nel 1946, il settimanale Confidenze di Liala.

Nel 1948 ha fine la relazione con Sordi e Liala vive un periodo di blocco creativo. Quando negli anni Cinquanta torna a scrivere abbandona i temi autobiografici e realistici per dedicarsi ad opere di fantasia. Nelle quali è però sempre possibile riconoscere un qualche suo alter ego letterario. Anche le ambientazioni cambiano, passando dai salotti altolocati a scene di vita bucolica in cui persone di umili origini riescono ad emergere in virtù della loro forza morale. Le descrizioni di ambiente, tanto del primo quanto del secondo periodo, sono sempre dettagliate e tese ad enfatizzare il valore estetico.

Liala muore nella sua Villa La Cucciola a Varese il 15 aprile del 1995. Le sue spoglie, per sua espressa volontà, affrontano l’ultimo viaggio fasciate in un abito di Valentino.

Liala ha dato vita a 72 romanzi, 6 raccolte di racconti e 2 libri di memorie, vendendone circa 10 milioni di copie solo in Italia. Certo, è un’autrice di feuilleton, di romanzi rosa, ma non sottovalutatela; io ho letto un paio dei suoi romanzi e non sono affatto ingenui e melensi (come la stragrande maggioranza dei romanzi rosa di oggi), ma contengono una forza impensata, tanto nelle parole quanto nella rappresentazione dei personaggi femminili che, pur imbrigliati dalle regole e dai canoni dell’epoca, non sono mai burattini privi di personalità, tutt’altro.

Agli inizi degli anni Novanta Liala aveva iniziato altri due romanzi, Con Beryl, perdutamente e Un ballerino in paradiso. Ha poi purtroppo dovuto abbandonare i lavori a causa della cecità che l’aveva colpita. Ma Mariù Safier, aiutata da Primavera, ha scritto entrambi i finali e gli ultimi pensieri di Liala hanno potuto essere pubblicati da Mondadori nel 2007 e nel 2011.

Personalmente vi consiglio, se avete dei pregiudizi, di dare almeno una possibilità a questa scrittrice che ha segnato così profondamente la storia della letteratura italiana del Novecento.

Buona lettura!

– Monia Guredda –

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