L’arte con al centro la guerra

1Dai grandi dipinti raffiguranti le battaglie all’orrore della Guerra di Spagna raffigurato da Pablo Picasso, l’arte con al centro la guerra ha sempre avuto una presenza enorme e importante. Senza guerra non esiste Storia, purtroppo. E, senza arte, non esiste testimonianza della guerra e, dunque, della Storia. Non esisterebbe neanche testimonianza del pacifismo, né dei suoi effetti. Scrivere una storia del legame fra fenomeno bellico e arte sarebbe estenuante e folle. Procediamo, dunque, per tematiche.

La guerra come potenza

Il primo esempio di “arte” è, ovviamente, la raffigurazione rupestre. Fra i soggetti, oltre alla caccia e alla comunità, abbiamo lo sviluppo del soggetto bellico: la tribù raffigura le vittorie militari contro l’avversario e celebra se stessa e il senso di appartenenza alla “causa comune”. È solo un primo esempio di una lunghissima storia, che arriva sino alla contemporaneità e che, con l’affermarsi dello Stato moderno, diventa mezzo di propaganda. Ogni aspetto della potenza militare, dalla battaglia sino al trionfo dei generali, viene elaborato in forma artistica e letteraria. Dall’età classica in poi, con il concetto di “impero” prima e “popolo” poi, la guerra diventa sinonimo compiuto di patriottismo e di condivisione valoriale per migliaia di individui. La nobiltà e tutti i pochi privilegiati che possono accedere ad opere come l’arazzo di Bayeux  imparano a rispettare il governante attraverso le cronache grafiche delle battaglie che ha vinto. L’apice è ovviamente raggiunto nel ‘7-‘800. Il regnante moderno, con l’avvicinarsi del Romanticismo, celebra se stesso tramite un rinnovato mecenatismo che privilegia l’esaltazione delle armi. Napoleone Bonaparte, fra gli altri, si accosta al neoclassicismo, facendolo diventare megafono del potere imperiale nella Francia dei primi decenni del XIX secolo. Nel XX, con il cinema, la propaganda si avvicina al documentario cinematografico e ne fa mezzo d’espressione potentissimo. I regimi totalitari ne creano una vasta produzione, mentre gli stati democratici, nel secondo dopoguerra, 2esaltano la vittoria sull’Asse con un cinema bellico positivo e mai troppo problematico.

L’età della crisi e l’arte antibellica

Con la crisi delle certezze nello Stato, a partire dalla metà dell’800, si va profilando però anche una ferrea opposizione al militarismo attraverso l’arte. Già Francisco Goya, proprio subito dopo l’occupazione napoleonica della Spagna (siamo attorno al 1820), non manca di immortalare gli eccidi degli invasori ai danni dei suoi connazionali nei suoi dipinti e incisioni. Il ‘900 porta poi un acuirsi di questi punti di vista e di queste sensibilità, che negli anni della Grande Guerra e, successivamente, del secondo Conflitto Mondiale, produce svariate riflessioni pittoriche sull’orrore della guerra. Molti di questi artisti, specie tedeschi negli anni del regime nazista, sono indicati come “corrotti” e costretti alla fuga, in quanto l’antico dettame dell’arte come esaltazione del militare veniva messo in discussione.3

La fotografia

Discorso a parte è poi per lo sviluppo di un’arte figurativa ben più complessa, perché “di frontiera” fra espressione dell’artista e la documentazione, quale la fotografia, figlia del ‘900. Robert Capa è solo il più importante fra i fotografi di guerra che ebbero il compito e l’ordine di immortalare momenti “bellici”, lasciando anche alcune delle più importanti testimonianze sulla situazione al fronte durante la Seconda Guerra Mondiale. In Vietnam, poi, la fotografia e il documentario cinematografico abbatterono completamente il muro fra espressione artistica e descrizione della realtà propendendo verso quest’ultima. A quel punto, dopo secoli di esaltazione fantasiosa con l’arma della scultura e della pittura, che agivano sul conflitto “a posteriori” facendone materiale “poetico”, la fotografia iniziava a raccontare per la prima volta dell’orrore della guerra ed arrivava alle masse attraverso i giornali: l’incantesimo era del tutto cessato. La cruda realtà accompagnava la nascita di un nuovo e sempre più consapevole pacifismo, contro l’atto della guerra in quanto tale.

– Fabio Antinucci – 

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