L’Amore Bugiardo – Gone Girl, recensione

romaLa trama del nuovo film di David Finche, L’Amore Bugiardo – Gone Girl, ha inizio con un avvenimento misterioso: è la mattina del quinto anniversario del suo matrimonio quando Amy, bella e giovane ereditiera, scompare dalla sua casa senza lasciare traccia; la città è sconvolta: cosa può esserle successo? È fuggita? Rapita? Peggio ancora: la casa a soqquadro deve suggerire che è stata ferita? In poco tempo suo marito, Nick, viene sospettato della sua scomparsa. Lui e Amy sono in crisi da molto tempo, ma lui della sparizione sembra non sapere niente: inizia un’angosciosa ricerca della verità, fatta di indagini personali, sospetti e tensioni, intervallata da flashback della vita coniugale dei due.

L’ultimo prodotto di Fincher, famoso per grandi successi come Seven, Fight Club o The Social Network, sembra un’ennesima conferma del suo interesse per il thriller psicologico. Nick è il solito Ben Affleck funzionale alla sua parte, Amy la bellissima e veramente straordinaria Rosamund Pike (candidata all’Oscar come Miglior Attrice Non Protagonista nell’edizione 2015); il film, incentrato totalmente su questi due personaggi, è un lungo racconto in cui il regista infonde un costante senso di ambiguità e mistero giocando sul dramma personale di due coniugi che non riescono più ad amarsi dopo il trasferimento in una tranquilla cittadina di provincia. All’interno di questo quadro, Fincher costruisce un complesso intreccio.

Una sola regola: non fidarsi delle apparenze. Mai. Veramente. Ma veramente-veramente. Non storcere il naso per il clima fin troppo kitch delle sequenze che mostrano la felicità dei due protagonisti prima della crisi, non aspettarsi niente: è l’unico consiglio. Merita di essere visto. Non è un film perfetto: Gone Girl è troppo lungo e, dunque, estremamente difficile da seguire, estremamente difficile accettare le sue iperboli narrative. Una lunghezza che sfilaccia la tensione, rende poco probabili alcuni ritratti psicologici, fa a volte ridere per alcune dubbie trovate. Ha però il coraggio di voler essere un film non per tutti, complesso, per raccontare in maniera personale una storia che potrebbe scadere facilmente nel deja-vù. Un film d’autore, perché fra i fotogrammi si distinguono alcuni temi cari al regista.

Dategli una chance: o lo amerete oppure lo troverete maledettamente pedissequo e arrampicato sugli specchi. In ogni caso, è cinema che chi scrive vorrebbe trovare molto più spesso nelle sale cinematografiche accanto ai grandi blockbuster di successo.

Su una sola cosa non si transige, però: signori dell’Academy, dovevate dare un Oscar a Rosamund Pike. Ma visto che non l’avete fatto, se potete, passatele almeno il mio numero di cellulare!

– Fabio Antinucci –

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