La tana del Verme Bianco, romanzo di Bram Stoker

Bram Stoker è, senza ombra di dubbio, il padre del folklore vampiresco grazie al suo acclamato romanzo gotico “Dracula”. Il creatore di “Dracula” però non si è certo limitato a scrivere solo sulle più intriganti creature della notte: Bram Stoker ha partorito dalla sua penna molte altre storie, che purtroppo non hanno conosciuto la stessa fortuna. Uno dei suoi romanzi che più mi ha incuriosita è “La tana del Verme Bianco”, dal titolo originale “The Lair of the White Worm”. Il romanzo è ambientato durante il 1860 e racconta la storia di Adam Salton, un australiano di belle speranze, che sbarca tra le brume del Derbyshire grazie alla richiesta del suo vecchio prozio inglese che vuole farne il suo erede. Appena il giovane mette piede nella sua nuova residenza percepisce intorno a sé qualcosa di oscuro e perverso. Ad avvalorare la sua tesi ci pensano i suoi strani vicini: l’algida e sensuale lady Arabella March, proprietaria di una sinistra dimora nel Boschetto di Diana, e sir Edgar Caswall, erede della tenuta confinante e follemente dedito a esperimenti ipnotici, seguito dal suo enigmatico servitore africano, Ulanga. Adam si ritrova, così, in un vortice di intrighi e misteri: scopre che la proprietà è infestata da serpenti, viene a conoscenza che la mangusta acquistata per debellarli viene uccisa e ritrova una bambina priva di sensi con uno strano morso sul collo. Come se tutto questo non bastasse, un giorno assiste al macabro assassinio di Ulanga, trascinato in un antro sotterraneo da cui non uscirà mai più. Da quel momento, grazie all’aiuto del suo amico, e appassionato di storia, sir Nathaniel, Adam decide di scoprire il segreto che lady Arabella nasconde nella sua tetra magione.

“La tana del Verme Bianco” si muove sugli stessi binari narrativi di “Dracula” e anche qui, cosa che mi ha portata ad avvicinarmi a questo libro, lo scrittore attinge la sua storia da una leggenda popolare di un villaggio nel Nord-est dell’Inghilterra: precisamente dalla  leggenda del Serpente di Lambton. Secondo la leggenda, il giovane John Lambton invece di recarsi alla messa della domenica decide di dirigersi verso il fiume Wear, per pescare. Arrabbiato dall’inconcludente caccia proferisce sonore imprecazioni, con grande scandalo dei passanti della zona. Ad un tratto però alla sua lenza abbocca un animale sconosciuto: dalla forma allungata e dall’aspetto disgustoso. Troppo strano per farne alcunché, John decide di disfarsene e di gettarlo in un pozzo. La bestia, con il passare del tempo, cresce e il pozzo diventa troppo piccolo per contenerla. Secondo alcune versioni, la strana creatura, è così lunga da circondare tre volte un colle che si dice essere stato il Worm Hill; in altre versioni, invece, è così lunga da circondare nove volte il Penshaw Hill. La bestia, diventata un flagello per tutti gli abitanti del luogo, divora agnelli, succhia il latte alle mucche e abbatte gli alberi. Molti uomini cercano di ucciderla con scarsi risultati: qualcuno riesce a tagliarlo in due ma l’animale riesce a ricomporsi e ad uccidere tutti i suoi sfidanti. Dopo sette anni dalla “strana pesca” John torna a casa, dopo aver combattuto in Terra Santa contro gli infedeli, e vedendo i danni causati dalla creatura decide di combatterla. Per affrontarlo ricopre la sua armatura di punte acuminate e si pone su una roccia del fiume. La bestia avvinghiandosi a lui viene penetrata dalle punte dell’armatura tagliandosi e morendo definitivamente, non potendo tentare di ricomporsi a causa della corrente del fiume. Ma John per vincere del tutto la sua sfida deve affrontare un’altra prova: deve uccidere la prima creatura vivente che incontra dopo la morte dello strano animale perché, senza una vittima da sacrificare, un’orrenda maledizione colpirebbe la stirpe dei Lambton e per nove generazioni perirebbero tutti morti di morte violenta. A questo proposito il giovane, d’accordo con suo padre, decise di sacrificare il loro cane per la loro causa. Ma l’uomo troppo contento per la vittoria di suo figlio dimentica questo particolare e gli corre incontro per congratularsi. John, ovviamente, non uccide suo padre e da vita alla maledizione del Serpente.

Una vittoria si direbbe a metà come il destino del romanzo scritto da Stoker che pubblicato nel 1911 subisce un forte taglio nella ripubblicazione del 1925: in cui i capitoli vengono ridotti da quaranta a ventotto con un taglio complessivo di oltre cento pagine. Questo adattamento, però, non ha comunque scoraggiato il regista Ken Russell che nel 1988 realizza “La tana del serpente bianco”, un film tratto in parte dal libro e in parte dalla leggenda descritta sopra, con l’aiuto dei suoi attori Hugh Grant e Amanda Donohoe. Il regista, nel film, racconta la storia di un giovane archeologo scozzese, Angus Flint, che durante uno scavo ritrova un gigantesco teschio che sembra appartenere ad un serpente di dimensioni straordinarie. Angus si renderà conto che il suo ritrovamento è collegato a vecchie leggende locali e che il teschio del serpente farà gola a molti.

Vorrei concludere consigliando a tutti di leggere anche gli altri libri del famoso scrittore, non solo per omaggiare completamente l’artista, ma per comprendere al meglio il genio che ha dato vita al vampiro più conosciuto e temuto al mondo.

– Giuseppina Serafina Marzocca – 

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