La storia di Carrie Buck e il nuovo film con Dakota Johnson

Dakota Johnson, smessi i panni della famosa Anastasia Steel nel conosciutissimo “Cinquanta sfumature di Grigio”, accetta la sfida interpretando il ruolo della protagonista principale nel film “Unfit”, una storia vera basata sul caso giudiziario Buck v. Bell che prevedeva la sterilizzazione dei cittadini considerati “indesiderati”. Il film, targato Amazon Studios, fa riferimento al libro di Adam Cohen dal titolo “Imbeciles: The Supreme Court, American Eugenics and the Sterilization of Carrie Buck”. La vicenda narra la storia di Carrie Buck, una giovane donna proveniente dalla Virginia che fu al centro del caso giudiziario Buck v. Bell che legalizzò la sterilizzazione dei cittadini targati come “indesiderati”. Nel 1927, il caso giunse fino alla Corte Suprema degli Stati Uniti. L’attrice ha dichiarato: “Come molti non ero a conoscenza di quest’avvenimento sconvolgente e affascinante della storia americana, e da quando l’ho scoperto sono diventata rapidamente ossessionata da questo enorme passo falso della giustizia americana. La storia di Carrie Buck è struggente e alcuni aspetti si possono ricondurre anche al rapporto tra il governo e le donne oggi”.

Il film, quindi, avrà il compito di portare sul grande schermo la vicenda della prima donna statunitense (la prima di una lunga serie) a cui venne praticata una sterilizzazione eugenetica coatta da parte del proprio governo. Parliamo, dunque, di questa inquietante storia: nel 1922 venne proposta una legge “modello per la sterilizzazione” creata per impedire la procreazione a quelle persone ritenute non idonee, sotto l’aspetto sociale, a causa di “difetti” ereditari. Gli “indesiderati” erano i ciechi, anche quelli con il senso della vista gravemente deteriorato, i sordi, anche qui compreso chi aveva il senso dell’udito gravemente deteriorato, e infine persone che dipendevano dagli altri come ad esempio: gli orfani, gli indigenti, i senza tetto, i vagabondi e gli inetti. Nel 1924 Carrie Buck, all’età di diciotto anni, viveva come ospite non volontaria alla “State Colony for Epilectics and Feeble-Minded” e fu la prima persona ad essere scelta e sterilizzata in base alla nuova legge. Su di lei gravò la teoria che l’educazione e la situazione sociale non potesse nulla contro l’eredità e che quindi se lei – come la madre e la figlia (le donne erano state giudicate “frenasteniche” in base al test di “Stanford•Binet” per il QI (Quoziente Intellettivo), che allora muoveva i primi passi, mentre la bambina, Vivian Buck, all’epoca venne confermata come inetta, ma aveva solo sette mesi) – era definibile “idiota”, sarebbe stato preferibile evitare che mettesse al mondo altre creature come lei. Oliver Wendell Holmes, il più celebre giurista d’America, all’epoca ottantacinquenne espresse sulla donna il noto paragrafo con l’agghiacciante battuta finale: “Tre generazioni di imbecilli bastano”.  Dopo il processo, la “terza imbecille” fu adottata dalla famiglia Dobbs, che aveva allevato (per poco tempo per poi mandare via) anche sua madre Carrie. Con il nome di Vivian Alice Elaine Dobbs, l’unica figlia di Carrie, frequentò la “Venable Public Elementary School” di Charlottesville per quattro quadrimestri, dal settembre del 1930 al maggio del 1932, fino ad un mese prima della sua morte. Le carte della scuola raccontano il rendimento di un’allieva perfettamente normale, con un rendimento scolastico sicuramente nella media.

Dakota Johnson, dunque, sarà la protagonista di questa vicenda nel film Unfit, ma sarà anche produttrice esecutiva, con Melissa Londra Hilfers allo script. Una storia agghiacciante, non così lontana nel tempo, che spinge davvero a riflettere su quanto potere possa avere la decisione della massa sul singolo e quanto il razzismo e l’ipocrisia siano spesso i motori di azioni inquietanti e terribili.

– Giuseppina Serafina Marzocca – 

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