La storia del gelato

3Visto che – forse – il tempo sembra essersi convinto a diventare caldo, ecco che la voglia di gelato emerge in tutti noi, portandoci a sognare coppette peccaminose o coni da divorare in giro per compere o passeggiate. Ma, come ho più volte sottolineato, trovo un piacere particolare a sapere il percorso storico che ha portato un cibo a diventare l’icona che è oggi e dunque ecco che vi propongo la storia del gelato, sperando di intrigarvi abbastanza per aspettare almeno cinque minuti prima di andarvi a comprare il vostro cioccolato e caramello (mmmhhh…).

Ebbene, come potrete immaginare, in antichità il gelato non era certamente come quello che accompagna le nostri estate adesso, perché l’utilizzo della refrigerazione si utilizzava per lo più per conservare gli alimenti, non per crearne qualcosa di più sfizioso. Dobbiamo arrivare, infatti, al IX secolo per cominciare ad avvicinarci alla scoperta di questo prodotto: in Sicilia e in Spagna, sotto le influenze degli Arabi, viene importata la canna da zucchero e ciò apre le porte alla preparazione del sorbetto, vero antenato del gelato. Gli arabi erano infatti soliti preparare degli infusi a base di acqua, zucchero, erbe e spezie, per poi raffreddarli, ponendoli in recipienti circondati da ghiaccio e sale. In Sicilia alcuni ritrovamenti testimoniano l’esistenza di ghiacciaie sull’appennino: fosse naturali o costruzioni dell’uomo servivano, appunto, a conservare la neve durante il periodo invernale, per poi essere venduta in blocchi durante le stagioni primaverile ed estiva. In Sardegna, invece, intorno al 1600, nasceranno le prime industrie di ghiaccio, che saranno monopolio di Stato per oltre duecento anni.

1L’origine italiana del gelato viene dunque riconosciuta in gran parte del mondo, ma fu la sua introduzione in Francia a renderlo famoso in tutta Europa. Francesco Procopio dei Coltelli, un cuoco siciliano, nel 1686 riuscì a preparare la miscela che tutti noi conosciamo oggi e la portò a Parigi, ottenendo un enorme successo nel locale Café Procope, dove serviva una grande varietà di gelati: “acque gelate” (granite), gelati di frutta, “fiori d’anice”, “fiori di cannella”, “frangipane”, “gelato al succo di limone”, “gelato al succo d’arancio”, “sorbetto di fragola”, in una “patente reale” (una concessione) con cui Luigi XIV aveva dato a Procopio l’esclusiva di quei dolci. Il locale ottenne anche la fama del “più celebre Caffè letterario d’Europa”, perché a frequentarlo ci furono grandi intellettuali, filosofi, letterati dell’epoca: da Voltaire a Victor Hugo, da Diderot a D’Alembert e si narra che il tenente Napoleone una sera lasciò in pegno il suo Bicorno, per non avere avuto il denaro necessario a pagare le consumazioni offerte ai suoi amici. Insomma, il gelato piaceva già a tutti. Dobbiamo aspettare, invece, il 1903 per avere il cono, donato al mondo da Italo Marchioni.

Ah, prima di lasciarvi, vi lascio una leggenda sulle origini del gelato, visto che ci piacciono, no? Ruggeri di Firenze, pollivendolo e appassionato di cucina, grazie a un preparato che comprendeva panna, zabaione e frutta divenne ben presto famoso, tanto che fece fortuna a Parigi. Egli avrebbe preparato il gelato per le nozze di Caterina de’ Medici ed Enrico d’Orleans, mica cavoli. Comunque, appunto, non esistono tracce di questo avvenimento, presumibilmente inventato dalla storiografia contemporanea, ma mi è sembrato divertente accennarvelo.

– Lidia Marino – 

Rispondi