La cucina italiana in Giappone

Anche se potrebbe sembrare strano, la cucina italiana e quella giapponese hanno dei punti in comune che non si limitano esclusivamente al loro valore nel mondo. Quella italiana è sicuramente una delle più conosciute e amate, seguita da quella giapponese che, soprattutto negli ultimi anni, ha conquistato le papille gustative internazionali, grazie al sushi, al tempura, ai noodles e a pietanze che ormai conosciamo tutti. Ebbene quali sono i punti in comune di cui parlavo prima? Ebbene, entrambe sono soggette alla stagione, entrambe puntano sulla mescolanza in un unico piatto di carboidrati (riso o spaghetti/ramen), verdure e proteine (carne, pesce o tofu). Inoltre, entrambi amano la frittura come cottura (e chi non la ama?!). Dunque, non ci sembra così strano pensare che la cucina italiana in Giappone abbia conquistato i cuori dei suoi abitanti da tantissimo tempo. Gli spaghetti sono entrati nei loro menù dal 1920, il sugo di pomodoro diventò famoso nel 1940 e il primo ristorante italiano venne aperto da un ex prigioniero di guerra che decise di rimanere in Giappone. Adesso questa tendenza verso l’italiano viene chiamata “Itameshi” (letteralmente “cibo italiano in giapponese).

Pensate che il primo Eataly in Giappone ha aperto nel 2008 ed è sempre andato alla grande. Ovviamente, però, come in ogni stato nel quale una cucina va a formarsi, esistono delle varianti che non sono propriamente nostre. E da quale piatto potrei iniziare a parlare, se non di quello più “imbastardito” di tutti? Sì, la pizza. Ebbene, due gusti che vanno molto in Giappone consistono nella classica Margherita con sgombro marinato o con la maionese umami. Non so quanto siate stupiti, io ormai non mi scandalizzo troppo facilmente. Ma a non mancare mai nei ristoranti Italmeshi sono anche il carpaccio di pesce e – ovviamente – il risotto. Invece la pasta – come la pizza – subisce ogni possibile variazione, facendo nascere cose tipo la Wafu pasta, quegli spaghettini che siamo ormai abituati a trovare anche nei ristoranti giapponesi in Italia, ma – soprattutto – ricette stravolte, come la carbonara con aggiunta di pesci bianchetti o ostriche, con una spruzzata di limone. I salumi, invece, vengono importati o realizzati con le carni della zona: così l’anatra diventa prosciutto e il manzo diventa bresaola… non è detto che non sia interessante. Voi cosa pensate di questo incontro di culture? Potrebbe risultare intrigante provarne la loro versione, no?

– Lidia Marino – 

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