Intervista ad Franzyskah, 2° Classificata del Concorso “Racconti di Sogno”

Seconda intervista con la nostra Franzyskah (ovviamente uno pseudonimo), arrivata seconda al Concorso “Racconti di Sogno” con il suo racconto “Nessuna via d’uscita“. Da giudice, credo che il punto di forza di questo racconto sia stata proprio l’originalità. I Giudici hanno commentato “Quando l’ho letto, ho pensato ‘finalmente qualcosa di diverso’. Mi ricorda un po’ Asimov. Bello, cupo e distopico.” e “Uno Strange Days dei sogni: ottima idea, un’ambientazione ben definita e quindi apparentemente più adatta a un racconto lungo o a un romanzo, ma alla fine perfetta per la forma scelta.
Andiamo all’intervista.

“Nessuna via d’uscita” è, in tutto e per tutto, una storia fantascientifica. Da dove hai preso spunto? Quali libri o film ti hanno ispirato?

Devo ammettere che lo spunto mi è stato fornito dal mio ragazzo. Un pomeriggio mi parlò della sua visione della vita, come se fosse una specie di film di cui ognuno di noi è regista. L’idea mi piacque molto e nella mia testa subito si formularono le domande: “E se i sogni potessero essere registrati, proprio come un film? Se esistesse un apparecchio in grado di estrapolare dalla mente dormiente le immagini che ognuno di noi vive inconsciamente?”. Il resto del racconto venne da sé.

L’originalità è stata il punto di forza di questo racconto. Nessun’altro ha scritto un racconto distopico o fantascientifico. In alcuni punti, la storia ci ha ricordato la visione del futuro di Asimov. Quanto realmente c’è di questo autore in questo racconto?

Sicuramente l’ombra di Asimov è presente, in questo racconto. Gli sono assolutamente debitrice, inoltre è uno degli autori che rientra tra i miei preferiti in ambito fantascientifico assieme a Clarke. Uno dei suoi primi libri, che lessi da adolescente, fu Io, Robot. Ricordo che mi fece girare la testa. Mi chiedevo come avesse potuto concepire un’opera simile negli anni ’50, un po’ come fece Wells con La guerra dei mondi. La sua era davvero una mente sconfinata e provo un grande senso di ammirazione nei suoi confronti.

Da dove nasce l’idea? Come è venuta in mente l’idea del DreamEater all’autrice?

Come già ho spiegato nella prima domanda, l’idea nacque in modo del tutto casuale, grazie ad una semplice chiacchierata. Sono una grande ascoltatrice e solitamente quel che la gente mi confida, che siano ansie, paure, speranze o appunto sogni, riesco a trasporlo sulla “carta”. La mia ispirazione più grande è la mente umana. Studiai psicologia ed anatomia proprio per capirne almeno un minimo il funzionamento anche a livello biochimico. Per quanto riguarda il controllo della salute mentale attraverso i sogni, è abbastanza ovvio: il sogno è parte integrante dell’attività cerebrale. Senza il sogno non si potrebbero rielaborare informazioni che si sono acquisite nel corso della propria giornata e sarebbe una gravissima mancanza. Mi posi delle domande, chiedendomi in particolare quanto potrebbe essere dannoso se qualcuno monitorasse una cosa libera ed inconscia come il sogno.

Un punto che ho trovato personalmente interessante, è la scelta di un mondo “futuristico”, ma con il VHS. Niente PenDrive o DVD, ma vecchi e storici VHS. Questo accenno di “anni 80” da dove proviene? C’è una sorta di nostalgia per il passato mista al terrore del futuro? Oppure è dovuta ad una scelta diversa?

Assolutamente nessun terrore del futuro. Mi ritengo una persona flessibile e con buone capacità di adattamento! La verve “80’s” del racconto deriva da molti elementi, tra cui film e musica. Mi sento di citare lo stile registico di David Cronenberg, il suo Body Horror a tinte distopiche mi fornisce sempre moltissimi spunti. Anche la musica è appunto un elemento focale della mia persona. In generale amo tutto ciò che provenga dagli anni ’80, anche se non ho potuto viverli essendo nata negli anni ’90. Mi rifugio spesso nei classici di Tears For Fears, Simple Minds e Depeche Mode, i cui suoni mi portano a viaggiare con la fantasia ed a ricreare ambienti totalmente estranei alle mie condizioni di vita. Anche la New Retro Wave degli ultimi anni, pregna di nostalgia per gli Eighties, è stata d’aiuto per la creazione di questo racconto!

Infine, parliamo di Franzyskah: leggeremo questo nome in altri progetti? Libri? Altri racconti?

Ho già in attivo la pubblicazione di alcune mie poesie, tramite la casa editrice Pagine. Attualmente sto stendendo quel che sarà il mio primo libro, intitolato L’eviratrice di sogni. In un modo o nell’altro, il sogno rimane un argomento a me molto caro, anche se non sarà il topic principale del mio libro. La mia speranza è che si sentirà parlare di me molto più di quel che potrei minimamente immaginare.

Ed è anche la nostra speranza. Anzi, siamo sicuri che presto sentiremo parlare di Franzyskah anche al di fuori del nostro concorso. Ma, per ora, godiamoci Nessuna via d’uscita. Come di consueto, vi lasciamo con un piccolo tratto dal suo racconto

“(…)La sera prima aveva collegato con grande attenzione le ventose alle tempie ed aveva azionato il DreamEater, l’apparecchio che consentiva di registrare i sogni in una VHS. Di quei tempi, il sogno era sempre più un argomento di fondamentale importanza per la scienza. La legge diceva che tutti i sogni dovevano essere registrati e, dopodiché, analizzati da appositi centri che ne recuperavano informazioni a livello cerebrale di ogni soggetto, allo scopo di monitorare il pensiero. Per Stan, ovviamente, questa era una inutile perdita di tempo ed una invasione della privacy(…)”

– Giorgio Correnti –

 

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