Immagini e parole: sceneggiatura e disegno nel fumetto

Il fumetto è un medium sfortunato.
L’hanno sempre preso in giro. Davvero tanto, perché gli hanno sempre detto (e scommetto che l’ha fatto anche qualcuno di voi, maledetti!) che è una forma di lettura “minore”, da bimbi, perché non si leggono (solo) parole, ma immagini e parole! Quindi voi, esseri senza cuore che avete insultato manga & co., sappiate che avete ferito decine di bellissimi fumetti in maniera gratuita, perché… perché il fumetto è, soprattutto, una sceneggiatura tramutata in disegni e questo testo iniziale è, a volte, un capolavoro quanto il risultato finale. Seguiteci, dunque, in questo piccolo viaggio su sceneggiatura e disegno nel fumetto, perché ne vale davvero la pena.1

1. Descrivere, descrivere, descrivere.

Quando il bambino legge un fumetto e, più tardi, gli viene voglia di crearne uno, per lui questo processo è semplice-semplice: si tratta di fare tanti disegni che, messi insieme, danno una storia. E si va a caso, senza problemi: oggi un disegno, domani l’altro… e così via. In realtà, quando si vede una reale sceneggiatura di fumetti, si scopre un vero e proprio mondo e, soprattutto, si scopre che il cinema o il teatro non sono gli unici ad usare questo particolare “oggetto letterario”, ma che questo è davvero un bel mezzo d’espressione, che ha, secondo chi scrive, la stessa dignità di un racconto o di un romanzo. Sì, anche senza le immagini ad accompagnarlo. Certo, come un romanzo o un racconto ci sono alti e bassi: prodotti più semplici come un romanzo poliziesco medio (“C’è una stanza, nella stanza ci sono Jack e gli altri due eroi che sparano a tre cattivi. Fine della scena”) e ci sono mattoni alti quanto Il Nome della Rosa (si conta che la sceneggiatura di un singolo episodio di Watchmen di Alan Moore contasse una cosa come trecento pagine). In quest’ultimo caso, leggere una sceneggiatura è un godimento. L’autore si deve mettere a disposizione del disegnatore che illustrerà e deve prepararlo a fare quel che deve; deve immaginare un insieme di scene in sequenza, metterle in relazione in maniera convincente e, soprattutto, dire più cose possibili all’interno di una vignetta. Sì, più cose possibili e in maniera elegante, senza avere il vantaggio dello sceneggiatore del cinema, ossia descrivere tanti movimenti, tante azioni, in un singolo paragrafo. No, cari. Qui ogni scena è un mondo che devi sviscerare. Devi capire cosa faranno i tuoi personaggi, come lo faranno, che tipo di stile vuoi mettere su, e ripetere 2l’operazione sino a sei volte per unità narrativa… un lavoraccio. Davvero.

2. Il disegnatore: incubo assoluto (spesso!).

Uno sceneggiatore che ci mette l’anima si vede. Torno ancora su Alan Moore. Ragazzi, la sceneggiatura di From Hell, la sua graphic novel su Jack lo squartatore, è un concentrato di sapere che appare inimmaginabile. Non solo in esse c’è una capacità di descrizione straordinaria, ma ci sono riferimenti a campi del sapere che magari entrano solo di striscio della storia, magari grazie solo ad un elemento della scena (anche un orologio a cucù). Veramente, alcuni scrittori di fumetti sono scrittori a tutti gli effetti. Neil Gaiman e Moore passano dal romanzo alla sceneggiatura di continuo, e si vede nel loro stile. La cosa si complica, però, quando questa preparazione arriva nelle mani di un disegnatore. Un disegnatore è un artista; tanto lo scrittore ha uno stile narrativo, che arriverà al lettore solo grazie ai dettagli, quanto il disegnatore ha un suo stile ben preciso, che finisce per entrare in contrasto con le idee del loro compagno scrittore. Non sempre in maniera tragica, eh; di fondo si tratta del fatto che un disegnatore non riesce a portare su carta certi elementi, e allora li deve modificare, semplificare. Altre volte è però il lettore che trova qualche problema in questo rapporto.3

3. Elementi da bilanciare.

Bene, andiamo controcorrente: certi fumetti vanno oltre il disegno. Tu lo sfogli, e magari trovi un tipo d’immagini… immagini brutte, punto! Disegni scialbi o proprio fuori luogo, uno stile che non ti piace. E “sottopelle”, invece, una storia bellissima, ricca di spunti di riflessione, di mondi interi da esplorare. O semplicemente una storia bene narrata, con le “immagini giuste”. Può accadere anche il contrario, certo, anche io ho comprato albi su albi solo perché il disegno era accattivante, mentre la trama no. Però spesso il caso è l’opposto. La sceneggiatura è quasi sempre di alto livello, e riesce a portare il fumetto al successo anche se non supportati da un’immagine all’altezza. Possono esistere fumetti con buone sceneggiature e disegni meno belli, o capolavori in cui entrambi sono stupendi… ma se sotto una superficie non c’è una struttura narrativa ordinata, coerente, con un montaggio efficace e dei personaggi ben delineati, tutto non funziona. Come per il cinema, forse più che nel cinema. Il film ci accompagna per un paio d’ore. Una serie (o miniserie!) a fumetti, come un serial televisivo, ti deve accompagnare per tanto tempo. Se non funziona, come non funziona un romanzo scialbo, lo lasci da parte.
Sorpresi?

Fabio Antinucci – 

Rispondi