Il volto dello stile Preraffaellita: una bellezza tormentata

1Bellezza melanconica, delicata, cagionevole, il volto Preraffaellita è incorniciato da lunghissimi capelli rossi. Elizabeth Eleanor Siddal, detta Lizzie, musa fragile e brillante diventa il volto perfetto per incarnare lo stile Preraffaellita. Corrente artistica della pittura vittoriana, nasce e muore in Gran Bretagna, che può essere definita, insieme al simbolismo di Klimt e alle forme del liberty, come l’unica trasposizione pittorica del decadentismo. Lizzie entra nel mondo dei Preraffaelliti grazie al suo scopritore: il pittore William Holman Hunt. Posa per i dipinti di Hunt e per quelli di John Everett Millais e diventa modella di punta nei dipinti di Dante Gabriel Rossetti. Nel 1852 John Everett Millais decide di ritrarla come “Ofelia”. Per riprodurla al meglio, il pittore chiede alla sua modella di posare vestita immersa in una vasca da bagno riscaldata solo da delle candele. La Siddal è costretta a rimanere a lungo immersa in un vasca da bagno, per rappresentare al meglio la morte del personaggio shakespeariano. Durante una delle sedute, mentre Millais ignaro dell’accaduto continua a dipingere, una delle lampade si spegne, facendo svenire Elizabeth per il troppo freddo. La ragazza viene portata a casa del padre, che come risarcimento chiede al pittore 50 sterline. Ma questo prezzo non può comprare la salute di Lizzie ormai compromessa per sempre da una forte forma di bronchite.

2Ad entrare prepotentemente nella vita della donna, in quel periodo oltre alla malattia, è il pittore Dante Gabriele Rossetti in veste di amante e maestro. La Siddal, pur continuando ad essere l’unico volto per i dipinti di Rossetti, impara dal giovane Dante i rudimenti della pittura, tanto che, con il passare del tempo, lo stesso Ruskin, eccelso critico e sostenitore della confraternita, afferma che l’allieva è ormai di gran lunga superiore al maestro. Nel 1857 Elizabeth Siddal espone per la prima volta al salone Preraffaellita i suoi disegni ed un suo autoritratto ad olio. La donna in quel periodo è costretta, soprattutto a causa della sua cagionevole salute, ad assentarsi per lunghi periodi da casa, periodi nei quali Rossetti si avvale di altre modelle e non di rado intreccia delle relazione con qualcuna di loro. Una fra tutte è Annie Miller. Per Elizabeth è un boccone amaro da digerire e la perdita del padre, avvenuta nel 1859, non fa che peggiorare il suo malessere. Lizzie si affida al laudano, un sedativo derivato dall’oppio, per cercare di placare i suoi tormenti. Un anno dopo, per alleviare i dolori, causati si crede dalla tubercolosi o da dei disordini alimentari, da disturbi psichici o più semplicemente dallo stesso elevato consumo di laudano, va in overdose per la prima volta. Percependo, finalmente, il grande disagio nel cuore della rossa musa, dopo dieci anni dal loro primo incontro Dante decide, nonostante il parere contrario della famiglia, di sposare Elizabeth, una donna ormai debole e psicologicamente provata. La coppia si sposa nel maggio del 1860, un anno dopo Lizzie rimarrà incinta di una bambina che perderà in seguito ad un parto prematuro. Lo strazio di questa donna non ha fine ed un altro immenso dolore si aggiunge nel suo cuore di madre. Jane Morris, moglie di William Morris, importante pittore della confraternita, partorisce una bambina. La donna posa per le tele di Rossetti ed è sua amante da prima della celebrazione del matrimonio con Elizabeth. Il dolore è troppo. La vergogna lacera il suo animo. Lizzie non ha più la forza di combattere, quel volto fonte di bellezza per i suoi pittori è per lei una maschera corrosa dal tempo che non riesce più a riconoscere.

3La notte dell’11 febbraio del 1862, sola in casa, scrive un biglietto d’addio e beve un’elevata dose di laudano. Modella, poetessa e scrittrice inglese muore a soli 32 anni. Rossetti, sotto consiglio del suo amico e pittore Ford Madox Brown, nasconde il suicidio della moglie bruciando la lettera d’addio della donna, evitando lo scandalo per la sua famiglia e riuscendo a seppellirla in terra consacrata. Disperato l’uomo seppellisce, insieme al corpo della sua amata, l’unica copia di un manoscritto di poesie a lei dedicate, scritte di suo pugno, che nasconde tra i suoi lunghi capelli rossi. Sette anni più tardi, povero e pieno di debiti si reca nel cimitero di Highgate, con il suo agente letterario. Durante una notte del 1869 trafugano la tomba della donna per poter recuperare i versi a lei dedicati. La leggenda narra che il corpo di Elizabeth e il suo viso fossero rimasti intatti e che i suoi splendidi capelli rossi fossero cresciuti sino a riempire completamente la bara. Nel 1872, Dante Gabriele Rossetti emulerà Lizzie tentando il suicidio con un’elevata dose di laudano. Gesto che non porterà a termine grazie all’intervento di alcuni suoi amici. Muore di solitudine, povero e folle nel 1882. Qualche anno dopo è il fratello di Dante, William Michael Rossetti, a rendere omaggio a questa donna pubblicando un saggio su Elizabeth Siddal e pubblicando nel 1906 le sue poesie: quindici intime e drammatiche poesie di cui una incompiuta dove si evince chiaramente il dolore che il suo folle amore le ha procurato in vita: “Tesoro, non piangere per ciò che non può essere, per quello che Dio non ti ha dato. Se il più puro sogno d’amore fosse vero allora, amore, dovremmo essere in paradiso, invece è solo la terra, mio caro, dove il vero amore non ci è concesso”.

– Giuseppina Serafina Marzocca –

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