Il 1 Febbraio del 1901 nasceva Clark Gable

1Un anniversario molto importante per me, oggi: il 1 Febbraio del 1901 nasceva Clark Gable, l’attore che amerò fino alla fine dei miei giorni. Un articolo che voglio scrivere, perché non si può dimenticare quel baffetto, quel sorriso sghembo e quell’aria da mascalzone, che hanno reso migliore il Cinema, facendolo continuare sempre a splendere sul grande schermo. Molti di voi lo conosceranno per il ruolo che l’ha reso più celebre: Rhett Butler di Via col Vento. Anche io l’ho conosciuto con quel film, quando ero molto piccola, e da allora non sono mai riuscita a distaccarmi dal suo personaggio, diventando il mio preferito di sempre. Non so se abbiate letto il libro omonimo di Margaret Mitchell, ma vi assicuro che nessun’altro avrebbe potuto mai portare alla luce in modo migliore Rhett: sembra scritto assolutamente per il mio Clark. Ma non voglio parlare solo di quella sua interpretazione, voglio che vi rendiate conto di quanto fosse meraviglioso, dotato di enorme carisma e forte presenza scenica. Vi dico solo che l’American Film Institute l’ha inserito al settimo posto tra le più grandi star della storia del Cinema.

Ma come è arrivato ad essere la stella che è oggi? Dal nulla, davvero: quando decise di voler tentare la carriera dell’attore, lavorava in una compagnia di girovaghi e, dati i compensi ben poco lusinghieri, si manteneva esercitando tutti i tipo di mestieri a lui congeniali, dal taglialegna al venditore di cravatte. Poi l’aiuto: sposò nel 1924 l’attrice Josephine Dillon, più anziana di lui di ben diciassette anni, che lo aiutò a cambiare la sua immagine, insegnandogli le buone maniere in scena e nella vita, e affinando la sua recitazione, fino a procurargli una parte nel film White Man (1924), oltre a diversi ingaggi sulle scene di Broadway, tra cui la pièce Machinal (1928). Ma la passione per le donne più grandi e più “potenti” non si chetò: conobbe Ria Langham, una plurimilionaria, anche lei diciassette anni più anziana di lui e, dopo il divorzio dalla Dillon, la sposò il 30 marzo 1930. Poco dopo Gable venne scritturato dalla casa 2produttrice MGM, che decise di modificargli l’aspetto fisico con due interventi, uno correttivo alle orecchie (considerate troppo voluminose e a sventola) e uno radicale alla dentatura, che da irregolare diventò perfetta per la scena. All’epoca ad Hollywood, infatti, oltre al talento e alla completezza artistica, la bellezza scenica rappresentava un requisito assolutamente indispensabile.

Da lì l’ascesa al successo: la sua simpatia e il suo fascino conquistarono il ruolo nel Cinema di mascalzone irresistibile, che lo portarono a diversi ruoli amatissimi: The Secret Six (1931), Accadde una notte (1934), con Claudette Colbert, una delle più note commedie degli anni trenta, per la quale vinse l’Oscar, La tragedia del Bounty (1935), che gli valse un’altra nomination all’Oscar, e San Francisco (1936). Il film che gli ha donato la statuetta dorata, di Frank Capra, è assolutamente da vedere: spassoso, romantico e molto ben costruito. Vi prego di non perdervelo e lo stesso vi consiglio per la Tragedia del Bounty, dove al solito sorriso accosta anche un tipo di recitazione e mimica facciale più dura e forte, che poi torneranno forti in Via col vento. Durante la sua carriera ebbe anche diverse relazioni con attrici famose, come Grace Kelly, Joan Crawford, Jean Harlow e Loretta Young, da cui, nel 1935, ebbe una figlia, Judy Lewis, ma in assoluto segreto, in quanto la bambina era stata concepita mentre Clark era sposato e la Young era nubile.

Insomma, il suo fascino lo ha avvicinato a molte donne, ma una sola viene reputata il grande amore della sua vita: l’attrice Carole Lombard. L’attrice sposò Clark nel 1939 e i due andarono a vivere in un ranch a Encino (California), che diventò il loro rifugio tra un film e l’altro, dove la coppia poté coltivare la comune passione per le battute di caccia e per le lunghe cavalcate. Purtroppo, la Lombard perse tragicamente la vita nel 1942 in un incidente aereo, all’età di soli 33 anni. Questa perdita fu molto dura per Clark, che interruppe la sua carriera e decise di arruolarsi nell’aviazione come volontario. Partecipò alla Seconda guerra mondiale con cinque missioni di guerra in Europa sui B-17, in qualità di osservatore/mitragliere e ricevette due decorazioni, un’Air Medal ed una Distinguished Flying Cross, ma rientrato in patria, non fu più la stessa persona. Anche se riprese a recitare, i suoi personaggi non erano più spensierati e spavaldi: 3la vitalità di un tempo era andata perduta.

Riuscì a trovare un po’ di serenità, sposando nel 1955 Kay Spreckels, una ragazza che in qualche modo gli ricordava l’amata Carole Lombard, che lo aiutò a ritrovare successo anche nella professione. La sua ultima apparizione cinematografica avvenne nel film Gli spostati (1961), per la regia di John Huston, con Marilyn Monroe e Montgomery Clift. Clark – che aveva sempre rifiutato qualsiasi controfigura – fece appena in tempo a terminare le faticose riprese prima di essere colto da un infarto nel novembre del 1960. Morì poco prima di vedere la nascita del figlio, chiamato John Clark, avvenuta il 20 marzo 1961. La sua vita sembra anch’essa una specie di film, no? Mi rammarico del fatto che un ruolo come Rhett non gli sia valso l’Oscar, perché lo avrebbe assolutamente meritato. Non che il film avesse bisogno di un’altra statuetta, ma lui sì, lui ne meritava di più. Ma meriterebbe soprattutto di essere ricordato per tutta la sua carriera, non solo per Via col vento, ma – ancora di più – meriterebbe un encomio molto più profondo del suo “francamente me ne infischio” che non dice niente né del personaggio, né del film, né sicuramente di un attore del suo calibro.

Auguri, dunque, a questo mio grande, eterno, amore.

– Lidia Marino – 

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