I telefilm stanno cambiando e nessuna rivoluzione è indolore

1Come dice la storia della comunicazione: i telefilm stanno cambiando e nessuna rivoluzione è indolore. La quinta stagione di Game of Thrones sta generando ed ha generato effetti collaterali “di costume” non da poco, da quando poco prima dell’uscita del primo episodio alcuni hackers hanno diffuso illegalmente le prime quattro puntate del kolossal HBO.

Il fatto è ormai storia e si è scritto molto (né qui si vuole parlare di pirateria e diritto d’autore), ma, e parlo in prima persona, la questione che più mi ha colpito di questa vicenda è quanto (troppo) velocemente sia cambiato il modo in cui la tecnologia può diffondere opere d’intelletto per il largo pubblico sulla rete e quanto questo implichi dei cambiamenti profondi nel modo in cui ci appassioniamo alle storie che amiamo e in cui vogliamo approcciarci a esse.

Qualche articolo fa parlavamo del fatto che Netflix permetta di comprare legalmente una serie in stock per poi “spararsela” tutta assieme, in modo simile a come ahimè fanno decine di utenti che scaricano senza autorizzazione intere serie senza retribuire minimamente le aziende produttrici con l’acquisto. Ecco, questo è l’indice della grande rivoluzione. Sin dalla fondazione dell’editoria moderna, con i fumetti DC/Marvel e più tardi con i serial cinematografici e televisivi, l’attesa fra una puntata e l’altra è sempre stata il piatto forte della fruizione di questi prodotti. Oggi questi esempi di intrattenimento continuano ad esistere, pur essendosi modificati molto. Come settant’anni fa il ragazzino di Brooklyn doveva aspettare qualche settimana per sapere se Superman avrebbe liberato o meno Lois Lane, oggi si deve aspettare trepidanti una settimana per vedere cosa combineranno Jon Snow e Cersei Lannister, e la struttura delle puntate di questi prodotti vogliono appunto incentivare quest’attesa. Il fatto che folle di internauti vogliano vedere un’intera serie tutta insieme non significa solo che siano “ingordi”. Significa che i serial sono ormai visti come un unico, lungo romanzo che si vorrebbe durasse ore, ore ed ore.

E questa è una novità che molti, anche fra i produttori, si devono preparare ad affrontare.

-Fabio Antinucci-

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