I grandi registi dalla A alla Z: Stanley Kubrick

Bentornati, amici cinefili! Il nostro ospite di oggi è proprio lui lui, il solo ed unico: Stanley Kubrick. Il nostro venerato Stanley nasce a New York il 26 luglio del 1928, in una famiglia di origini ebraiche-austriache-polacche-rumene. Il padre è un medico e, per il 13° compleanno, regala al figlio una macchina fotografica. Può sembrare una cosa banale, ma tenete conto che siamo nel 1941. Il piccolo Stanley, che è cresciuto leggendo e amando i miti grechi, le fiabe nordiche, il jazz e gli scacchi, ha ora una nuova passione. Mentre partecipa a tornei di scacchi, grazie ai quali guadagna qualche soldo, inizia a fotografare intensi frammenti della sua città. Nel 1945 realizza un ritratto di un edicolante affranto per la morte del presidente Roosvelt. Invia la foto alla prestigiosa rivista Look, la quale, comprendendo il potenziale del giovane, pubblica la foto. Ovviamente un ragazzo simile ha avuto una difficile vita scolastica, emarginato sia dai compagni che dagli insegnanti, che non potevano comprendere ed accettare l’anticonformismo di Stanley. Ma lui va avanti per la sua strada e dopo il diploma, tra un torneo di scacchi e l’altro, studia fotografia, legge la poesia simbolista, studia filosofia e Nietzsche e passa le ore al MoMa.

È il 1949. Stanley realizza il suo primo corto. Day of the Fight è un documentario che ci mostra la giornata prima del combattimento del pugile Walter Cartier. La realizzazione costa a Stanley 3900 dollari. Poi lo rivende alla RKO per 4000 dollari. Ma la RKO evidentemente capisce chi ha davanti e decide di finanziare il secondo corto di quello strano, talentuoso giovane. Flying Padre è la storia di un prete del New Mexico che visita le sue parrocchie a bordo di un piccolo aereo privato. Anno campale il 1953. Vedono la luce l’ultimo corto ed il primo vero e proprio film di Stanley. A Seafarers fa seguito Paura e Desiderio, definito “un po’ maldestro” dallo stesso Kubrick. Il 1955 vede l’uscita de Il bacio dell’assassino, film che permette a Stanley di firmare con la United Artist.

Per aver il maggior controllo possibile sul proprio lavoro fonda, insieme al produttore James B. Harris, la sua personale casa di produzione. Il primo titolo di questo nuovo percorso, tratto dal romanzo di Lionel White, è Rapina a mano armata, che esce nel 1956 e si rifà dichiaratamente ai noir francesi incentrati su truffe e rapine come la serie di Rififì. La critica apprezza, il pubblico meno. È il 1957 e l’avido lettore Stanley ha divorato il romanzo di Humphrey Cobb, Orizzonti di gloria. Decide di farne un film e trova un finanziatore di un certo livello: Kirk Douglas, che si riserverà il ruolo principale. Il film ci mostra la vita dei soldati nelle retrovie francesi durante la prima guerra mondiale. Ma Stanley è da sempre un convinto antimilitarista e così questo non è il solito film di guerra americano pieno di americanate e retorica eroica e boiate varie. È un film sulla guerra, sulla sua assurda vacuità e sulla vita degli uomini che, volenti o nolenti, hanno dovuto prendere parte a quel teatrino dell’assurdo. Curiosità: la Francia non permette alla troupe di girare su suolo francese, così il film viene realizzato in Germania. E Orizzonti di gloria verrà distribuito nelle sale francesi solo nel 1975. Ah! Sul set Stanley si innamora di Christiane Harlan, che diventerà la sua terza moglie e con la quale vivrà e lavorerà fino alla fine dei suoi giorni. Il film è un successo e riceve il plauso della critica.

Kirk Douglas sta ora girando Spartacus (tratto dal romanzo di Howard Fast), ma ha problemi con il regista Anthony Mann. Essendo Kirk anche il produttore del film ha il potere di licenziare Mann e chiamare Stanley. Spartacus riceve 4 nomination agli Oscar e ne incassa 2 (Costumi e Scenografia), comunque non può essere considerato un film kubrickiano in quanto non è mai stato sotto il completo controllo del regista, fatto per lui fondamentale. Per ovviare a questo problema Stanley abbandona gli USA e si trasferisce in Inghilterra. Le teorie complottiste parlano di una fuga necessaria, dal momento che Kubrick sarebbe il regista del film dell’allunaggio del 1969. Il dubbio c’è… Comunque, nel 1962 esce il primo film della nuova era kubrickiana: Lolita. Ovviamente Stanley era rimasto folgorato dal romanzo di Vladimir Nabokov e aveva deciso di dargli vita sul grande schermo. Stanley chiede a Vladimir di scrivere la sceneggiatura, di cui però poi utilizza solo alcuni dialoghi. Il film è un successo anche grazie alle feroci polemiche che suscita da parte della censura. Ma davvero non si rendono conto che più ci dicono “Quel libro/film è uno scandalo! Non dovete vederlo/leggerlo!” più noi siamo matematicamente certi che quel prodotto sia valido? Comunque, il film si avvale della superba prova attoriale di Peter Sellers, che torna a lavorare con Stanley nel 1964 in Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba (tratto dal romanzo Red Alert di Peter George). Il film potrebbe anche essere definito un’allucinata commedia satirica, se non fosse che mai come in questo caso i film di Kubrick sfuggono a qualsivoglia classificazione. Posso solo dirvi che è geniale. E inquietantemente attuale. Vedetelo. Fatevi questo regalo. La critica è entusiasta e il film riceve 3 nomination agli Oscar. Ma resta a bocca asciutta. Logicamente.

Dopo 4 anni di lavorazione nel 1968 vede la luce 2001 Odissea nello spazio, tratto dal romanzo La sentinella di Arthur C. Clarke. Il film costa 10 milioni di dollari, di cui 6 e mezzo solo per gli effetti speciali. Parliamo di una pellicola assolutamente irrecensibile, di cui è impossibile fare un riassunto. Non esiste un vocabolario adatto per descrivere quelle immagini, i profondi messaggi che nascondono… Un film in cui appunto la parte da leone la fanno le immagini legate alla musica (Il bel Danubio blu di Johann Strauss) dal momento che dura 2 ore e 40 minuti e che i dialoghi occupano complessivamente 41 minuti. 2001 è una delle vette della cinematografia mondiale, una profonda e angosciante riflessione filosofica sulla natura umana, sulla sua evoluzione e sull’universo. Il nietzschiano bambino delle stelle che, con uno sguardo, abbatte la quarta parete nel finale ci fa comprendere la ciclicità del film, della vita, dell’universo. La pellicola riceve diverse nomination, ma si porta a casa solo l’Oscar per gli Effetti Speciali. Curiosità: Stanley leggeva e amava anche i manga, in tempi non sospetti, ed era un grande fan del dio dei manga Osamu Tezuka, al quale chiese di collaborare alla realizzazione degli effetti visivi di 2001. Tezuka-sama declinò garbatamente l’offerta. I loro due modi di lavorare non collimavano. Kubrick era notoriamente un puntiglioso perfezionista e quasi un despota, dal momento che lavorava ad ogni singolo aspetto del film. Ma era amato e rispettato da tutti.

Kubrick culla ora il sogno di realizzare un film sulla vita di Napoleone, ma il progetto non va mai in porto. Dolore e pianto. La passione per la lettura di Stanley lo porta sempre a leggere i romanzi che gli altri evitano, e infatti si innamora del crudele Un’arancia a orologeria dell’inglese Anthony Burgess. Arancia meccanica sconvolge il 1971 e tutti gli anni a venire. Perché poi? A chi lo accusa di essere un film violento va risposto che è un film sulla violenza. E se non capiscono la cruciale differenza lasciateli pure a cuocere nella loro ignoranza. Durante il periodo di permanenza nelle sale alcuni teppisti inglesi imitarono le gesta del vostro affezionatissimo Alex e dei suoi drughi. Gli esemplari genitori di questi fenomeni, invece di assumersi le proprie responsabilità per il fatto di aver cresciuto dei rifiuti umani hanno pensato bene di scaricare la colpa su Kubrick, minacciandolo al punto da costringerlo a ritirare il film dalle sale inglesi. Personalmente considero questa come una delle più cocenti sconfitte per l’arte e per l’umanità in generale. Curiosità: quando Alex va al negozio di dischi potete notare il vinile con la colonna sonora di 2001. Ma Stanley legge anche i classici. E così, nel 1975, da vita al Barry Lyndon di William Makepeace Thackeray. Ora, dato che la storia è ambientata nel XVIII secolo e che nel XVIII secolo non c’era ancora la luce elettrica, Stanley gira tutti gli interni a lume di candela. Al di là del valore della storia, vedere questo film è come assistere ad una sequenza di tableau vivant. La critica apprezza, il pubblico no. A conferma del fatto che spesso l’umanità non capisce un ca**o e non si meriterebbe tante attenzioni. Comunque, il film riceve 7 nomination, ma si aggiudica solo l’Oscar per la Fotografia (e ci mancherebbe!).

In questi anni un anonimo insegnante di una cittadina del Maine è balzato in vetta alle classifiche con i suoi romanzacci dell’orrore, buoni solo per gli spostati come lui. E come Stanley, che decide di trarre un film da uno di questi strani romanzi di serie b, intitolato Shining. Quelli intorno a lui tentano di farlo desistere, che girare un horror (genere di serie b) affosserà la sua carriera e gli inimicherà la critica. Ma Stanley, anticonformista e testardo, dice “stica**i” e inizia a realizzare il film. Ora è bene specificare una cosa: il romanzo e il film non sono fratelli, sono a mala pena cugini di terzo grado. Forse vicini di pianerottolo. La storia è diversa, i personaggi differenti, il messaggio cambia. Ma sono due capolavori assoluti. E sono complementari. Non è un mistero per i fan di King che zio Stephen detesti il film di Kubrick, e ciò, nonostante la stragrande maggioranza delle trasposizioni televisive e cinematografiche dei suoi capolavori letterari sia veramente robaccia (lo dico col cuore che sanguina), ma tant’è. Noi li amiamo entrambi. O perlomeno, il pubblico. La critica non l’aveva capito. Cioè, non aveva voluto capirlo. Negli ultimi anni hanno cambiato opinione.

Passano 7 anni. Full Metal Jacket, tratto dal romanzo Born to Kill di Gustav Hasford, esce nelle sale nel 1987. Qui emerge tutto l’amaro sarcasmo antimilitarista ed antibellico di Stanley, a cui fa da doloroso contrappeso l’inevitabile consapevolezza della violenza insita nell’animo umano, sfruttata ed indirizzata per i propri fini dai governi del mondo. Joker e Alex sono due facce della stessa medaglia. Film eccellente con dialoghi memorabili. Soprattutto il monologo iniziale del sergente Hartmann. Io l’ho visto in tutte le lingue disponibili nel dvd e la nostra versione è la migliore, sia per quanto riguarda traduzione ed adattamento sia per quanto riguarda il doppiaggio. Stanley stesso si complimentò con i nostri traduttori/adattatoti/doppiatori. <3

Kubrick pensa di realizzare un film sulla shoah intitolato Arian Papers, ma nel frattempo esce Schindler’s list, di Spielberg, e così abbandona il progetto. Kubrick e Spielberg iniziano a lavorare al progetto A.I. Intelligenza Artificiale, che verrebbe diretto da Steven e prodotto da Stanley, ma quest’ultimo consiglia di aspettare gli sviluppi della tecnologia digitale… 7 marzo 1999. Stanley muore di infarto nel sonno, nella sua casa a Childwickbury, nell’Hertfordshire. Aveva da poco terminato il montaggio delle immagini del suo ultimo capolavoro, Eyes Wide Shut, ispirato al romanzo Doppio sogno di Arthur Schnitzler. Il montaggio della colonna sonora verrà completato da Spielberg. Il film è perfettamente in linea con tutta la sua produzione. 13 film in 40 anni. 13 capolavori. 13 storie circolari, in cui il finale rimanda all’inizio, in un gioco di specchi. 13 film in cui la musica sposa alla perfezione ogni immagine. 13 film in cui ogni inquadratura può essere studiata come un quadro. 13 storie sulla condizione umana, nelle sue varie sfumature. 13 testamenti per l’umanità.

La scorsa estate ho visto al cinema il documentario di Alex Infascelli S is for Stanley. Sapevate che un italiano è stato aiutante, amico e tuttofare di Stanley per quasi 40 anni? No? Beh, allora guardatevi il dvd. Ne rimarrete estasiati. Buona visione!

– Monia Guredda – 

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