I grandi registi dalla A alla Z: Rob Reiner

1Bentornati, amici cinefili. Siamo arrivati all’appuntamento con la lettera “R” e ho scelto di parlarvi di un regista che personalmente apprezzo molto. Robert Norman Reiner nasce a New York il 6 marzo del 1947 in una famiglia ebraica di origini russe e tedesche. Ma l’ascendenza più importante nella famiglia Reiner è decisamente quella artistica dal momento che la madre Estelle è un’attrice mentre il padre Carl è un regista di fama internazionale che ha persino la sua stella sulla Walk of Fame. La famiglia Reiner si trasferisce nella capitale americana del cinema, Los Angeles, nel 1960 e qui Rob frequenta la Beverly Hills High School (sì, quella di Brenda, Kelly, Brandon e Luke!). Vivendo a Beverly Hills e provenendo da una famiglia inserita nell’ambiente il giovane Rob ha la possibilità di recitare già da adolescente in alcune serie tv dell’epoca.

Permettetemi una breve parentesi: c’è molto accanimento nei confronti dei figli d’arte. Io sono profondamente meritocratica e vi dico che la raccomandazione, la spintarella in sé non è il male. Il male è quando la spintarella la riceve una persona inetta. Mica vorremo paragonare quella cagna incapace di Asia Argento ad Alessandro Gassman? O l’imbarazzante Dakota Johnson (nipote di Tippi Hendren) a Robert Downey Jr? Su, siamo obiettivi. Comunque, Rob Reiner è figlio d’arte E ha talento. Inizia la sua carriera nel 1971 recitando nella famosa serie Arcibaldo e la sua interpretazione del personaggio di Michael gli frutta due Emmy. Dopo molti ruoli in diverse serie tv e film cinematografici, finalmente Rob si mette dietro la macchina da presa. Il suo debutto alla regia risale al 1984 ed il titolo del film era This is Spinal Tap. Nel 1985 dirige Sacco a pelo a tre piazze. Il successo mondiale arriva nel 1986, anno in cui dirige l’adattamento di un racconto di Stephen the King, The Body, presente nella raccolta Stagioni Diverse (insieme a Le Ali della Libertà – Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank). Il film si intitola Stand by Me e si avvale anche di questa struggente canzone di Ben E. King nella sua stupefacente colonna sonora. Uno dei 4 protagonisti del film è River Phoenix, che qui ci lascia una delle interpretazioni migliori della sua breve vita. Inutile narrarvi la trama, anche perché non è chissà che; il punto focale della storia è l’amicizia e quel momento cruciale della vita in cui si passa dall’infanzia all’adolescenza. Uno dei temi più cari a King, che Reiner ha saputo tradurre in immagini che sono nella mente e nel cuore di tutti noi. Quella luce, quelle musiche… indimenticabili. La pellicola ha ricevuto una candidatura ai Golden Globe, ma la critica non poteva essere pronta per una storia di tale impatto. E forse non lo è ancora oggi.

2Nel 1987 Reiner dirige La Storia Fantastica, film che in tv non trasmettono più da secoli. Maledetti. Ma cosa partorisce nel 1989? Niente, solo una delle commedie romantiche più famose al mondo! Stiamo parlando di quel piccolo capolavoro di Harry ti presento Sally, commedia quasi interamente basata su dialoghi di una genialità sconvolgente. Nel frattempo Reiner fonda una sua casa di produzione e la chiama Castle Rock Entertainment. Dove era ambientato Stand by Me? Nella cittadina immaginaria (situata al centro del Maine) di Castle Rock, in cui King struttura tanti altri suoi racconti e romanzi (vedi Cose Preziose; lì torna pure Ace Merrill, il personaggio interpretato da Kiefer Sutherland). Uno dei primi film che dirige e produce per la neonata Castle Rock è Misery non deve morire. E di chi è il romanzo originale? Bravi! È del Re! Un film girato al chiuso, in una casa, anzi in una stanza, con due protagonisti/avversari e una manciata di altri personaggi di contorno. Una roba claustrofobica. Poteva essere un disastro e invece è un capolavoro vero. Merito dell’evidente amore di Reiner per il lavoro di King e della sconvolgente bravura di Katy Bates. Il pinguino guarda sempre verso sud. Nel 1992 si merita nomination all’Oscar ed ai Golden Globe per il film corale Codice d’Onore. Tom Cruise, Demi Moore, Kiefer Sutherland, Kevin Bacon e quella faccia da matto di Jack Nicholson. Bello bello.
Una nomination ai Razzie nel 1994 per il (secondo me divertente) Genitori Cercasi e un’altra nomination ai Golden Globe nel 1995 per Il Presidente – Una storia d’amore. Seguono L’Agguato – Ghosts from the Past (1996), Storia di noi due (1999) con Bruce Willis e Michelle Pfeiffer ed Alex & Emma (2003). Nel 2005 dirige una sorta di sequel de Il Laureato: Vizi di Famiglia vede lavorare insieme Shirley MacLaine, Kevin Costner e Jennifer Aniston.

Nel 2008 torna a dirigere Jack Nicholson, in coppia con Morgan Freeman, nella commedia Non è mai troppo tardi. Negli ultimi anni ha diretto inoltre Flipped (2010), The Magic of Belle Isle (2012), Mai così vicini (2014) e Being Charlie (2015). Dal 1999 ha la sua stella sulla Hollywood Walk of Fame. Ma ha sempre continuato a lavorare come attore, televisivo e cinematografico. Lo abbiamo visto in Insonnia d’Amore, Pallottole su Broadway, EdTv, The Wolf of Wall Street, Hannah Montana, I Maghi di Waverly, 30 Rock e nella serie che adoravo (solo le prime due stagioni, poi non so che è successo… lo sfacelo) New Girl, in cui interpretava l’esilarante padre di Zoe Deschanel. Ah, e ha doppiato se stesso in un episodio de I Simpson. Rob Reiner è un grande regista, indipendentemente dagli scarsi riconoscimenti ufficiali ottenuti. Tutti hanno visto Harry ti presento Sally e Stand by Me, due film che emozionano, divertono e commuovono ogni volta che li rivediamo. E li rivediamo spesso e volentieri. Buona visione!

– Monia Guredda – 

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