I grandi registi dalla A alla Z: Alfred Hitchcock

Bentornati, amici cinefili! Oggi conosceremo meglio quello che è un vero e proprio Mostro Sacro della cinematografia mondiale. Alfred Joseph Hitchcock nasce a Londra il 13 agosto del 1899, ultimo dei tre figli di una coppia di fruttivendoli cattolici. Il padre lo porta a lavoro con sé ed è molto severo. Un giorno diede al piccolo Alfred, che aveva 5 anni, un biglietto da consegnare alla stazione di polizia; il poliziotto lo lesse e mise il piccolo in cella per 10 minuti, spiegandogli che il padre voleva che imparasse la lezione, senza chiarire mai quale fosse stata la sua colpa. Questo episodio segnò fortemente il futuro cineasta il quale raccontò questa vicenda durante un’intervista a François Truffaut. Intervista concessa nel 1962, formata da 500 domande e che durò la bellezza di 50 ore. Truffaut ci mise 4 anni a sbobinare, trascrivere e riordinare tutto il materiale. La famiglia Hitchcock però aveva anche dei pregi: ogni domenica, dopo la messa, andavano tutti insieme a teatro. Alfred cresce affascinato dal teatro e dalle carte geografiche.

Nel 1910 il padre lo iscrive dai gesuiti, ma Alfred giustamente scappa. Nel 1914 frequenta i corsi serali della Scuola di Ingegneria e Navigazione. Nel 1915 inizia a lavorare per una società elettrica. Nel 1917 viene riformato durante la visita militare, così si arruola volontario nel Genio. Alla società elettrica viene promosso al settore pubblicitario dove disegna piantine e locandine. In tutto ciò legge, tanto. I suoi autori preferiti sono Chesterton, Flaubert e Poe. Nel 1920 viene assunto alla Famous Players – Lasky Studios, una casa di produzione anglo-statunitense che in seguito diventerà la Paramount Pictures. Qui Alfred disegna i titoli e le didascalie dei film muti. Figata! Dal 1923 al 1925 collabora anche con la Gainsborough Pictures; qui fa lo sceneggiatore, l’assistente di regia ed il montatore al fianco di registi del calibro di Murnau e Fritz Lang, che molta influenza avranno sul suo stile. Sempre in questo periodo conosce la montatrice Alma Reville, che sposerà nel 1926 e con la quale vivrà e lavorerà per tutta la vita. La coppia ha una figlia, l’attrice Patricia.

1925: L’anno dell’esordio di Alfred in qualità di regista. Il suo primo film si intitola Il labirinto delle passioni. Seguono altri 8 film muti, tra i quali il suo primo thriller, Il pensionante. Nel 1929 passa alla British International Picture e realizza il primo film sonoro europeo, Riscatto, ammirato da critica e pubblico. Nel 1934 firma un contratto con la Gaumont. I primi due film sono un flop, ma poi esce L’uomo che sapeva troppo ed è un successone. Finisce così il periodo inglese di Hitchcock, che ha all’attivo 23 film, di cui 9 muti. Nel 1939 la famiglia si trasferisce a Los Angeles, dando così inizio al periodo americano, durante il quale dirigerà 30 film.

Alfred firma con David O. Selznick (produttore di Via col vento) e, da accordi, il primo film dovrebbe essere Titanic, ma Alfred preferisce un altro soggetto e punta su un romanzo di Daphne Du Maurier. Esce al cinema Rebecca, la prima moglie, thriller psicologico di incredibile eleganza che si aggiudica due Oscar, alla Fotografia ed al Produttore. Nel frattempo è scoppiata la Seconda Guerra Mondiale e Alfred, come Chaplin, realizza film patriottici ed antinazisti. Citiamo Il prigioniero di Amsterdam, Sabotatori e Prigionieri dell’oceano. La guerra è finita, e Alfred torna a lavoro con rinnovata energia. Vedono la luce L’ombra del dubbio, Io ti salverò e Notorius – L’amante perduta, primo film in cui dirige Ingrid Bergman. Ma la guerra ha lasciato ferite profonde e, nel 1945, Alfred realizza un documentario sull’olocausto basato su filmati reali. Memory of the Camps non viene distribuito per evitare un rallentamento nelle procedure di pace. Verrà presentato al Festival di Berlino nel 1984. Periodo negativo per Hitchcock che vede fare flop a diversi suoi film, tra i quali Il caso Paradine, Nodo alla gola, Il peccato di Lady Considine e Paura in palcoscenico.

A partire dal 1950 collabora sia con la Paramount che con la Warner Bros. Escono una serie di successi: L’altro uomo, Il delitto perfetto (il primo con Grace Kelly), La finestra sul cortile e Caccia al ladro. Spettacolari. E i costumi di Grace sono ipnotici per quanto sono belli. Alfred sperimenta un nuovo mezzo di comunicazione: la televisione. Dal 1956 al 1962 infatti dirigerà e presenterà ben 20 film della celeberrima serie Alfred Hitchcock Presenta. Con i soldi così guadagnati diventa azionista di maggioranza della Universal, così può girare i film che vuole lui, tiè! E infatti da qui in poi inanella una serie di capolavori. Escono nelle sale Il ladro, il remake de L’uomo che sapeva troppo, La donna che visse due volte, Intrigo internazionale, Psycho, Gli uccelli e Marnie (tratto dal romanzo di Winston Graham, vedi rubrica Scrittori Sottovalutati).

Psycho (tratto dal romanzo, stupendo, di Robert Bloch, altro ospite della rubrica Scrittori Sottovalutati) è sicuramente il suo film più noto e quello che ha incassato di più al botteghino. Ma ha avuto una genesi quanto mai complessa. Se volete saperne di più su Alfred e la lavorazione di Psycho dovete assolutamente vedere Hitchcock, film del 2012 in cui Alfred è interpretato dal divino Anthony Hopkins e doppiato dall’altrettanto divino Giancarlo Giannini. Tra gli altri interpreti: Helen Mirren, Scarlett Johansson, Jessica Biel (con la sua faccia ormai sfigurata dagli eccessi della chirurgia e sinceramente inguardabile), Tony Colette e tanti altri grandi nomi. Un film stupendo. Davvero. Passa in continuazione su Paramount Channel, non avete scuse.

Dopo questo intenso periodo ricco di successi Alfred vive un calo negli anni ’60. Escono i flop Il sipario strappato, Topaz e Frenzy (visto. Obiettivamente bruttino). In questo periodo Alma subisce un ictus e lui ha problemi di cuore che lo portano all’impianto di un pacemaker. Ma continua a lavorare. Il 29 aprile del 1974 la New York Film Society organizza un galà per Alfred. Vengono presentati brani dei suoi maggiori successi e gli attori che hanno lavorato con lui leggono discorsi in suo onore. È il 1976 e nelle sale esce l’ultimo film firmato Alfred Hitchcock: Complotto di famiglia. Il 7 marzo del 1979 l’American Film Institute organizza un altro galà in suo onore. Il 1 gennaio del 1980 la regina Elisabetta (tutti li sta a seppellì!) dona il titolo di Baronetto al grande regista, che diventa così Sir Alfred Hitchcock. Il 29 aprile del 1980, per complicazioni al cuore ed ai reni, Alfred muore all’ospedale di Bel Air. Il suo corpo viene cremato e le sue ceneri sparse nell’oceano Pacifico.

Ma perché Hitchcock è considerato uno dei Grandi? Perché ha osato. Ha osato temi proibiti, ha osato soluzioni visive mai provate prima. Alfred puntava molto sullo sguardo. Gli occhi ed i riflessi sono onnipresenti nei suoi film e creano un collegamento diretto tra noi e lui. Alfred amava molto il teatro e le sue messe in scena riflettevano gusti, pose e rimandi teatrali, creando una commistione tra generi e messe in scena molto prolifica e sfaccettata. Non si può dire che Alfred amasse il realismo; era più un regista espressionista, in quanto privilegiava la parte emotiva della storia e dei personaggi, per permetterci di entrare in sintonia. Onnipresente la sua incrollabile ironia, sottile come una lama. Tutti questi elementi concorrono ad un’analisi della condizione umana. Nei film di Alfred troviamo spesso innocenti accusati ingiustamente, conflitti (interni e con gli altri), personaggi fragili e, di conseguenza, l’utilizzo di termini e teorie psicoanalitiche,  il Caso, simboli e metafore, invenzioni visive, una incredibile padronanza della suspance, l’uso coinvolgente della soggettiva e, su tutto, una carrellata formidabile di Donne e di Madri.

Alfred era un regista a 360 gradi, dal momento che aveva fatto la gavetta. Lui sceglieva i soggetti, scriveva la sceneggiatura e disegnava gli storyboard. Il tutto sempre in collaborazione con la moglie Alma. La sua opera ha influenzato moltissimi registi, tra i quali Woody Allen, Dario Argento, Mel Brooks, Tim Burton, Brian De Palma, Martin Scorsese, Ridley Scott, Steven Spielberg, Quentin Tarantino e tutta la Nouvelle Vague francese. Innumerevoli le citazioni e le parodie. Soprattutto delle sue presentazioni della serie Alfred Hitchcock Presenta e dei cameo che inseriva, per gioco e per scaramanzia, in ogni suo film. Alcuni sono davvero difficili da individuare! I suoi film hanno ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, ma l’Academy non gli ha mai concesso l’Oscar alla regia, nonostante 6 nomination. Nel 1978 ha ricevuto un Golden Globe alla carriera. Americani pulciari e rosiconi. Ma a noi interessa la sua opera.

Vi consiglio di vedere i suoi film, leggere i romanzi da cui alcuni sono tratti e di guardare il film Hitchcock con Hopkins. Buona visione!

– Monia Guredda –

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