I cattivi della settimana: Poison Ivy

Leggete il nome del cattivo (anzi, facciamo subito “cattiva”) di oggi. Fatto? Bene.
Ditemi un po’, in confidenza: non è come per tutti gli altri cattivi, vero? Dai, a me potete dirlo. Su. Dai, non è come gli altri. Neanche come Catwoman, l’altra “signorina” dei fumetti DC.
Insomma… ecco, lo dico: Catwoman mica andava in giro in camicetta da notte corta. Mica c’aveva quei capelli rosso fiammante! Mica aveva occhini verdi da lasciarti di stucco! Mica… mica era Poison Ivy!

1. Dolce velenosità1

Creata negli anni ’60, Poison Ivy è l’alter ego di una splendida chimica Pamela, ecologista integralista pronta a tutto per difendere le sue amate piante. Nella sua seconda versione, Ivy è una sorta di Frankenstein creata in laboratorio dal dottor Woodrue, che la utilizza come una sorta di cavia rendendola… sì, tanto per cambiare completamente pazza. Tipico cattivo di Batman. Questi esperimenti la rendono una creatura fantascientifica, in grado di ammaliare le persone attraverso le sostanze tossiche che produce, immune ai veleni, in grado di avvelenare con un solo bacio (ricordate la scenetta con Bruce Wayne in Batman & Robin?). È un’unione mortale fra la classica femme fatale e una pazza terrorista, pronta a tutto per arrivare ai suoi obbiettivi. Anche uccidere. Oggi è, tutto sommato, un personaggio fortemente kitsch, proprio degli anni in cui venne creata: molto glamour, vestita elegante, dal modus operandi simile a quello di un supercattivo di 007. Decontestualizzandola da quel periodo storico perde molta della sua forza, apparendo superficiale e senza grossi elementi d’interessa, ma ancora oggi tanti autori delle storie di Batman riescono tranquillamente a farle raggiungere picchi d’interesse e fascino tutti basati sulla sua straordinaria follia.

22. Relazioni pericolose

L’affare si complica, però, quando spostiamo l’occhio proprio su Bruce Wayne/Batman, che per buona parte delle sue storie si ritrova ad essere aggredi… EHM, “corteggiato con forza”, da Ivy che, passatemi il termine, non esita una sola volta a “sfamarsi” delle attenzioni del miliardario appena ne ha bisogno. Insieme fanno una delle “coppie” più sensuali ed iconiche del fumetto, in grado di costruire dei passi di storia di volta in volta sempre più divertenti. Perché il punto è questo: per Batman Ivy rappresenta neanche troppo velatamente una tentazione a cedere nel male. Una tentazione che funziona benissimo in un contesto così “di buona società” come quello di Gotham City, città opulenta e corrotta che non vede l’ora di lanciare un’occhiata verso la nuova fiamma di Bruce Wayne. Quanto alla notte, quando entrambi si travestono per darsi la caccia, beh, a quel punto Batman comincia ad avere senza dubbio delle difficoltà, trovandosi a non dover venire meno alla sua missione anche d’innanzi a questo concentrato di attrazione erot… eh sì, ragazzi, è proprio così! Le chiacchiere stanno a zero! Ivy è pertanto un personaggio strategico in tutte le storie del Pipistrello, capace di creare relazioni e dinamiche necessarie per dare risalto al protagonista.

3. Il riscatto di Schumacher?3

Mi stupisco sempre più di me stesso e del mio integralismo batmaniano tradito con così poco. Insomma, già con l’Enigmista mi sono trovato ad ammettere, a malincuore, che Joel Schumacher non ha fatto poi un così brutto lavoro con la trasposizione dei personaggi perché, in fondo, se i film erano ridicoli era anche per colpa di dei personaggi in origine parecchio deboli. Vale lo stesso per Ivy. Per quanto nelle sue storie sia una figura piacevole e divertente, capace di far scattare gran belle dinamiche con altri personaggi (fra cui, oltre a Wayne, Harley Quinn), dall’altro come dicevamo prima rimane molto fossilizzata nelle sue caratteristiche iniziali che ben si sposavano con il kitsch del serial anni ’60. Anche volendolo (e Schumacher non lo voleva!), rimodernare personaggi del genere per renderli meno cartooneschi non sarebbe stato facile; si dovrebbero riscrivere interamente in un’ottica più dark (come accaduto proprio a Poison Ivy in Gotham) ma, se per Joker o Due Facce l’operazione sembrava servita su un piatto d’argento, in altri casi non lo è affatto. Leggi dell’editoria e della narrazione, baby: è il contesto in cui un personaggio nasce a forgiarlo. Letteralmente.

– Fabio Antinucci –

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