I cattivi della settimana: Kraven

Quand’è che un cattivo riesce a rimanere davvero impresso nella mente di un lettore di fumetti? Quando riesce a meravigliarlo tirando fuori dal cappello tattiche e armi straordinarie per spezzare la schiena al suo nemico? Quando ha un aspetto inquietante? Quando ha una storia tragica o agghiacciante alle sue spalle? O, forse, quando è assolutamente insospettabile nei momenti nei quali non veste i panni del criminale? Probabilmente la risposta è “un po’ di ogni elemento citato”. Ma il cattivo, per funzionare, deve forse avere una ragion d’essere che vada oltre la sua indole malvagia, o una tragedia che lo abbia trasformato in quello che è. Forse un cattivo, per colpire, deve essere ambiguo, avere dei moventi che solo lui capisce fino in fondo, e dimostrare la sua sociopatia nel metterli in pratica. E, forse, Kraven potrà aiutarci a riflettere su ciò.

11. Kraven, il cacciatore di ragni.

Kraven, nato negli anni ’60 come antagonista di Spider-Man, è un colosso di origine sovietica che veste abiti che sembrano usciti da un’illustrazione di un romanzo di Tarzan, utilizza un lungo fucile da caccia e, grazie ad una pozione rigenerante che prende periodicamente, riesce ad aumentare le sue qualità fisiche e mentali a dismisura. L’uomo, un po’ criminale seriale un po’ cacciatore esperto, ama il safari, le avventure africane, prendere prede sempre più grosse, fino a quando suo fratello, il criminale Camaleonte, non lo ingaggia per un compito particolare: usare tutte le sue energie e la sua esperienza per catturare o eliminare Spider-Man. Kraven si trova dunque a dover cambiare terreno di gioco, volando sino a New York, e cominciando a setacciarla come fosse una foresta di cemento, con l’obbiettivo di scovare la sua preda.  È, per Spider-Man, un nemico terribile, in grado di sopportare combattimenti serrati senza stancarsi e riuscendo a mettere i suoi avversari in grande difficoltà. Ma nessuna sua qualità può mai essere tanto temibile quanto la sua complessa psicologia.

22. L’amore per la caccia

Kraven è l’archetipo stesso del cacciatore coloniale, di colui che cioè è disposto a tutto pur di arrivare alla sua preda per il solo motivo di ottenere prestigio ed essere soddisfatto dalla sua impresa. Che vuol dire questo? Che per Spider-Man rappresenta una potenza da temere, una vera spina nel fianco, perché Kraven non ha assolutamente niente da perdere e tutto da guadagnare dal suo divertimento preferito. È un cattivo del tutto anomalo. Non ha bisogno di rubare per vivere, non è “pazzo”, non ha conti in sospeso con Spider-Man. Semplicemente ama quello che fa, lo rende “vivo”, dandogli una ragione di vita. Questo ne fa uno dei personaggi Marvel più singolari della sua storia, capace di scrivere una nuova grande pagina dell’universo narrativo di Lee e soci riuscendo, addirittura, a toccare vette degne della più profonda graphic novel.

3. L’Ultima caccia di Kraven3

Non tutti i malvagi del fumetto possono vantare una storia, una miniserie, un romanzo a fumetti, che sia “epico” e tutto costruito attorno a loro, capace di costruire un pezzo importantissimo della loro storia. Kraven è però fra questi fortunati. Uscita nel 1987, L’Ultima Caccia di Kraven di J.M. DeMatteis e Mike Zeck ha segnato una fase importantissima per la Marvel. In essa l’ennesima caccia di Kraven al ragno raggiunge vette di follia, crudeltà e ossessione inimmaginabili per una storia dell’azienda, spingendosi sino a mostrare il cacciatore, finalmente soddisfatto di se stesso, suicidarsi, ponendo fine a una delle più grandi minacce mai affrontate da Spiderman. Una lenta e oscura discesa nel “cuore di tenebra” di un uomo assetato di vittoria e sangue, felicemente in grado di portare l’estetica Marvel in una nuova chiave, noir, maledetta, degna più di un thriller che delle “colorate”, “dolci” e “rassicuranti” storie di fantascienza solite a questo team creativo.  E, per farlo, ci voleva un antagonista a due passi dal prototipo del Kurtz di Conrad.

– Fabio Antinucci –

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