I cattivi della settimana: Joker

È nato nel 1940, sul primo numero di Batman, per fargli da nemico immortale; è pazzo, non ha remore morali, è eccentrico, maledettamente carismatico e devasta Gotham City da più di settant’anni. Veste di viola, ha i capelli verdi e la pelle pallida. Avete già capito di chi tratterà I cattivi della settimana in questo secondo appuntamento, vero? No?

Beh, se la risposta è no… ragazzi, in che mondo vivete?!

11. Fra i migliori in assoluto

IGN, sito di informazione sul mondo dell’intrattenimento U.S.A., ha classificato Joker come il secondo miglior cattivo del fumetto di tutti i tempi. È stato sempre sulla bocca di tutti, come il suo “doppio in positivo” Batman. Di volta in volta folle assassino, emissario del caos, terrorista spietato, o semplicemente vero e proprio serial killer, la creatura di Jerry Robinson, Bob Kane e Bill Finger è tanto famosa quanto assolutamente difficile da illustrare in questo articolo. È strano, perché in fondo Joker è sempre stato un personaggio elementare nel concept: un tizio vestito da clown che gira la città ammazzando e mettendo a ferro e fuoco senza pietà. Alcuni autori, specie nelle trasposizioni televisive, l’hanno reso un po’ più divertente e burlone, ma quell’aria da criminale distruttore e inquietante è sempre rimasta lì, pronta a fare accapponare la pelle. Anche le origini del Joker sono molto schematiche e non particolarmente originali (secondo la versione “ufficiale”, cade in una vasca con all’interno reagenti chimici e viene sfigurato… un vero e proprio preludio ad un destino di follia). Eppure, nella sua semplicità, Joker ha assunto un significato veramente forte, quasi archetipico, che l’ha fatto passare alla Storia attraverso la porta di servizio.

2. L’immagine del c2aos

Se Batman è diventato, negli anni, il simbolo di una crociata oscura e spietata contro il male, Joker ha incarnato quel male con una funzione quasi mitica. Il fool, il matto di corte di origine medievale a cui il personaggio in parte si ispira, era il simbolo di un ordine sovvertito, delle convenzioni sociali che esplodevano e portavano le istituzioni a dover riaffermare con ancora più forza e vigore la giusta morale. Era un simbolo del carnevale, della vita vissuta con animo disperato e furioso, vero insolito “pugno nel’occhio” all’interno delle raffigurazioni dell’epoca. Solo un crociato mascherato, cavaliere del bene, può riportare l’ordine su questa potenza del caos.

Di storia in storia, di decennio in decennio, come ogni simbolo del caos Joker ha rappresentato i traumi, le paure, le angosce della società a cui apparteneva, quella americana, dal timore per la criminalità organizzata imperante a quella del terrorismo islamico, ma l’ha sempre fatto in modo particolarmente efficace. Il suo nichilismo, il mistero sulle sue vere origini, la follia che rappresenta, hanno sempre messo al centro dell’attenzione un fatto innegabile: chiunque può diventare Joker, basta impazzire (ricordate la scena dei battelli al termine de Il Cavaliere Oscuro di Nolan?). Più di ogni altro supercattivo americano, dunque, Joker ha rappresentato l’immagine malata e distorta degli Stati Uniti, e tutti i suoi incubi più sotterranei e striscianti.

3. Due grandi per una grande icona3

Per concludere, il fatto che al cinema probabilmente solo Joker abbia potuto vantare, sia nel Batman di Burton (1989) sia in quello di Nolan (2008), due interpretazioni incredibilmente distanti e comunque entrambe assolutamente grandiose. Una cosa straordinaria, in un genere tanto codificato e “conformista”. Da una parte Jack Nicholson, col suo Jack Napier/Joker in versione gangster anni ’40, beffardo, sanguinario e clownesco, dall’altro Heath Ledger con una riscrittura quasi totale del personaggio, che privilegiava un ritratto a metà strada fra Hannibal Lecter e Sid Vicious, hanno dato vita al personaggio rendendolo il centro assoluto del film e riuscendo (quasi, nel caso del Batman di Nolan) a rubare del tutto la scena al protagonista. Se Magneto era un grande e tragico antieroe paraletterario, quindi, Joker è semplicemente il cattivo dei fumetti, capace di dare a centinaia di creativi sempre nuova linfa vitale per riflettere sul male e, di conseguenza, anche sul bene.

– Fabio Antinucci – 

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