I capolavori del fumetto: From Hell di Alan Moore e Eddie Campbell

Quando si parla di fumetto, una delle convinzioni più errate, ma difficili da sradicare è quella secondo la quale esso sia un genere, combaciante con quello dei supereroi. C’è cioè l’idea che, se io parlo di “fumetto”, mi stia naturalmente riferendo a una storia dai lineamenti fantastici nella quale un eroe riesce a combattere il male. In realtà così è stato per buona parte della storia del medium, quando esso veniva utilizzato per intrattenere le masse evolvendo, all’interno di un mezzo del tutto “grafico”, le classiche storie del romanzo d’appendice o dei volumetti pulp/horror/mistery di inizio Novecento, finendo per creare un nuovo mito, quello dell’eroe popolare contemporaneo. Bene, la grande rivoluzione della graphic novel è stata proprio di abbattere definitivamente questo luogo comune, dimostrando come, al pari di un film, o un romanzo tradizionale, anche l’arte sequenziale possa raccontare qualsiasi tipo di storia. Cominciamo a capirlo oggi, attraverso uno dei capolavori del fumetto di ogni tempo: From Hell, di Alan Moore e Eddie Campbell.

11. Storia di degli omicidi

From Hell è… difficile da illustrare in poche righe. Possiamo tentare di dire di cosa si tratti: è la rielaborazione, romanzata ma basata su attentissime ricerche storiche, del caso di Jack lo squartatore. In esso Moore, lo stesso autore di Watchmen, rielabora vari elementi venuti fuori dalle indagini sugli omicidi di cinque prostitute avvenuti a Londra nel 1888, attualmente senza colpevole, costruendo qualcosa di incredibile. Romanzo storico, horror, storia “politica” e “filosofica”, riflessione sulla natura umana… From Hell è tutto questo, è un romanzo totale. Prende spunto da una delle teorie più forti in merito a chi fosse lo squartatore, quella secondo cui non sarebbe stato altro che un nobile massone al soldo della regina; William Gull, medico reale, avrebbe ucciso le prostitute perché colpevoli di sapere dell’esistenza di una bambina nata da un membro della famiglia reale e una popolana, fatto che, se uscito sui giornali, avrebbe creato uno scandalo. L’opera descrive l’intero caso, immagina le motivazioni dell’assassino, ma soprattutto scava nella sua follia, creando una sorta di grande epopea nera, uno spettacolo per gli occhi e la mente che porta con sé un grande messaggio pessimista sulla 2Storia e sui suoi terribili meccanismi fatti di lotta per il potere, sfruttamento e sopruso dei più deboli (non a caso, Moore è un anarchico convinto e militante).

2. L’opera di un intellettuale

Ancor più che nel caso di Watchmen, per parlare di From Hell dobbiamo spendere due parole su Alan Moore e dire che non è solo un bravissimo e sensibile scrittore di fumetti, ma anche un intellettuale in grado di inserire all’interno delle sue storie grandi contenuti e grandi riferimenti a più campi culturali. È un artista completo, disegna e suona, scrive anche prosa. Ed è anche, a sua detta, “mago” e, dunque, un esperto di esoterismo (sì, avete letto bene). Anche in questo caso è difficile spiegare tutte le sue competenze e tutte le sue declinazioni e consigliamo di leggere i tanti bei testi sulla sua opera e la sua vita, facilmente reperibili su Amazon. Fatto sta che quando si parla di una sua opera, si sta parlando di un prodotto che, a livello di comunicazione e capacità di sintesi, si avvicina molto più a un romanzo di Umberto Eco che a una 3canonica storia a fumetti. Ricordare sinteticamente queste cose è necessario, perché ci aiuta a comprendere il focus del prossimo paragrafo nel quale parleremo del più importante aspetto di From Hell.

3. La potenza dei simboli

La potente riflessione sul male che troviamo nella pagine della storia di Jack lo squartatore passa per il modo – superbo -nel quale l’autore è riuscito a sintetizzare all’interno della sceneggiatura – e, dunque, delle vignette partorite dalla mano dell’australiano Eddie Campbell – una grandissima ricostruzione storica e un vero e proprio stile simbolista che tocca nel profondo.  From Hell non è la classica ricostruzione storica, non vuole darci semplicemente una versione dei fatti su quel che successe nel 1888 a Londra. È la storia di come un uomo “normale” come William Gull, in possesso di grandi conoscenze (come un massone estremamente acculturato) possa essere spinto alla follia e al’omicidio da una mentalità chiusa, conservatrice e irrazionale. Il dottor Gull sarebbe impazzito e avrebbe assassinato in modo atroce i suoi obbiettivi perché vittima di una serie di terribili allucinazioni su antichi e criptici simbolismi pagani (e non si capisce se essi siano frutto della sua follia o di qualcosa di molto più terribile) che avrebbero scatenato terribili impulsi reazionari e istinti omicidi. Questo fornisce un pretesto, a Moore, di inserire una forte componente visionaria nel romanzo, e di riflettere su una componente costante dell’umanità: la comunicazione attraverso simboli, storie, leggende, che spesso, come in From Hell (dove i “mostri” sono allegorie del totalitarismo e dell’odio razziale), non sono altro che proiezioni dei mali del mondo.

– Fabio Antinucci – 

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