I Bastardi di Pizzofalcone: belli, ma non troppo

Nell’era dello streaming legalizzato, con l’avvento di InfinityTv e la grandiosità di Netflix si è accentuata ancora di più la scarsezza dei prodotti televisivi Nazionali. Il nostro senso critico si è affinato, notiamo subito i particolari che fanno di una serie un buon prodotto, sappiamo riconoscere dalla prima manciata di minuti una trama avvincente o un elaborato di scarsa qualità. Insomma siamo diventati tutti esperti del mestiere, o così almeno ci piace pensare. Ma come ormai saprete ci sono ancora delle eccezioni, dei fenomeni inspiegabili. Uno di questi è tutto Made in italy, la cara e vecchia Rai ha fatto i compiti e dai libri di Maurizio De Giovanni ha creato una fiction che sta facendo record di ascolti. Le prime quattro puntate de’ “I Bastardi di Pizzofalcone” hanno infatti accolto il consenso di gran parte del pubblico Italiano, con grande sorpresa,aggiungerei io. Sì perché diciamocelo, non ci serviva un ennesimo commissariato problematico, con protagonisti di vario genere che invadessero le nostre case districandosi tra la criminalità di una qualche città del bel paese. La Rai ci ha già offerto prodotti di qualità come l’inimitabile Montalbano, il divertente e assurdo Coliandro e non da ultimo un geniale e politicamente scorretto Schiavone; tutte idee tratte dal mondo dell’editoria, tutte fiction piacevoli, uniche nel loro genere. Eppure al tris si è deciso di aggiungere un quarto componente, Lojacono, interpretato dal grande Alessandro Gassmann.

A fare da padrona è l’ambientazione, Napoli, città bellissima che viene presentata in maniera impeccabile, luci e fotografia sono grandiose, sono stati scelti gli scorci migliori della città tirata a lucido appositamente per la prima serata. Tra i viottoli del centro ed il lungo mare si svolgeranno le indagini di questo scomodo commissariato composto da poliziotti relegati a Pizzofalcone proprio perché elementi sacrificabili, per niente indispensabili. Ognuno di loro ha problemi personali eccessivamente enfatizzati, abbiamo il figlio di papà raccomandato ed esageratamente brioso, il poliziotto anziano ormai vedovo e con il tarlo di un caso irrisolto, la poliziotta con marito apprensivo e figlio con importanti problemi di salute,una ragazza omosessuale con famiglia bigotta e per finire l’uomo irascibile che picchia la moglie e poi se ne pente e poi ricomincia. Detta così sembrerebbe interessante ma in realtà tutti questi elementi non sono ben amalgamati, si percepisce la finzione che c’è dietro e non è mai un bene in televisione. Il ritmo della narrazione è troppo lento, tende ad annoiare ed i vari protagonisti sembrano sconnessi tra loro. L’unica nota positiva è Gassmann che riuscirebbe a portare il programma avanti da solo, ed un po’ lo fa. Affiancato da una bellissima Carolina Crescentini formano una coppia lavorativa che funziona, lei Pubblico Ministero e lui Ispettore, entrambi con problemi da affrontare e scheletri nell’armadio. La loro affinità potrebbe non essere solo lavorativa ma per saperne di più bisognerà attendere i prossimi due episodi in onda il 30 gennaio e il successivo 6 febbraio.

E sebbene ci siano diversi difetti di forma, con trame più semplificate rispetto a quelle dei romanzi, con storie architettate a tavolino e per niente spontanee, con un cast buono ma non perfetto, beh, c’è da riconoscere che sono comunque riusciti a portare a casa ben 6,6 milioni di telespettatori, per cui vien da dire che l’apparenza inganna. I palazzi maestosi di Napoli, la bravura impeccabile di Gassmann, la storia fuori dagli schemi (ma non troppo) hanno permesso a una grande fetta di pubblico di affezionarsi a questo programma tanto che si parla già di una seconda stagione. In un periodo in cui pensavamo di aver visto tutto, di voler solo novità eclatanti, la Rai è riuscita a capovolgere la situazione a suo favore, sfruttando la scia di consensi della recente messa in onda di Schiavone e portando in prima serata un nuovo programma simile agli altri ma non abbastanza. Manca di brio, ammettiamolo, eppure riesce a farsi guardare. Forse siamo abituati a trame eccessivamente clamorose, a colpi di scena inaspettati e personaggi complessi, per cui tornare a guardare un programma con protagonisti poco originali, con casi semplici e caserecci, senza i troppi cliché che una città come Napoli è solita richiamare ci fa tornare ad apprezzare il passato,eliminando il superfluo e riducendo all’osso gli elementi vincenti.

Mai come questa volta è il caso di dire Old But Gold. Brava Mamma Rai.

 – Jessica Bua – 

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