Gli eroi della settimana: Swamp Thing

1Continua la parentesi “dark” di Gli eroi della settimana: è il turno di Swamp Thing. Come? Non conoscete Swamp Thing? Davvero? Conoscete Spawn e Constantine e non Swamp Thing? Okay, calma: tutto regolare, perché (purtroppo) questo personaggio (che difficilmente definirei soltanto “eroe”) è probabilmente uno dei più sottovalutati e colpevolmente lasciati da parte della casa DC/Vertigo.

1. Un capolavoro nato per caso

Swamp Thing è un personaggio nato agli inizi degli anni ’70 per mano di un signore abbastanza sconosciuto (ancora una volta, purtroppo): Len Wein, che è anche il papà di Wolverine di casa Marvel. Il classico pezzo da novanta, no? Con Swamp Thing, Wein crea una figura abbastanza anomala: immagina cosa accadrebbe se un umano e un vegetale si fondessero in maniera definitiva dando vita ad una creatura mostruosa che dimora nelle paludi della Louisiana. Wein lo calibra per un ciclo di storie brevi; quando il personaggio ha successo e la DC prega l’autore di farne il centro di una serie, Wein opera un reboot totale delle sue avventure: sposta la storia dai primi del ‘900 agli anni ’70, ci mette in mezzo la scienza e la magia, e crea un personaggio che ricorda abbastanza Hulk (le sue origini sono da ricercarsi in un esperimento andato per il verso sbagliato), ma dalle atmosfere più “autoriali”.  Le atmosfere di Swamp Thing si rifanno al soprannaturale e la creatura di Wein attraversa un’America desolata, cupa e misteriosa. Il successo continua per qualche anno, poi pian-piano inizia un periodo di stanca. Swamp Thing sembra 2essere destinato a diventare una meteora, una delle tante di casa DC. Poi, nel 1982, il regista di horror/fantasy lo porta al cinema con un film low-budget. Wein decide di riprenderlo; stavolta la voglia di fare è tanta, e nella scuderia dell’editore/creatore arriva, voluto per il suo talento, un giovane, ma già esperto sceneggiatore di Northampton, Regno Unito. Il suo nome è Alan Moore, il futuro papà di V for Vendetta, Watchmen e From Hell. È probabile che alla DC non volessero certo creare un capolavoro o un mito, dando in mano al giovane Moore la serie. Per fortuna per tutti noi, invece, ci riuscirono.

2. Puro fantastico

Moore riscrisse ancora il personaggio: variò leggermente le origini, avvicinando la sua identità a quella di una sorta di spirito della natura in cui l’anima vegetale ha avuto del tutto la meglio sulla parte umana; una creatura capace di fondersi con le foreste che attraversa e di divenire quasi un simbolo della ricerca del ritorno alla natura che muoveva l’ideologia hippy del tempo. Lo Swamp Thing del maestro di Northampton non era più il fenomeno da baraccone fantascientifico delle origini; era solenne, misterioso, un dio delle antiche religioni in formato pop. Ormai distaccato dal mondo umano, l’ex-scienziato Alec Holland guarda agli umani come corruttori della terra, una società distante dal suo mondo fatto di perfetta fusione con la natura. Ecco perché nelle storie di Swamp Thing l’America è così cupa, così decadente e minacciosa: è l’umanità intera ad esserlo. Di contrasto, il personaggio di Wein diventa fonte di bellissime e poetiche riflessioni sull’uomo, sul suo ruolo nel mondo. Attraverso le sue storie si parla di identità, discriminazione, ma anche amore e dolcezza (come nella storia Il Rito della primavera, in cui Moore mette in scena una tenera scena d’amore fra la creatura e la sua compagna umana, partorendo qualcos3a di visionario e innovativo). Più che un horror (come saranno in seguito Hellblazer o Spawn), Swamp Thing diventa allora un fantasy molto cupo, in cui l’autore utilizza un suo personale universo, creato attraverso la rielaborazione delle antiche religioni, per parlare di un mondo, quello degli ani ’70, che va cambiando velocemente.

3. Swamp Thing e il resto del mondo DC

La cosa più affascinante di Swamp Thing è tuttavia un’altra; nella mente di Moore, il personaggio non vive in un universo separato da quello canonico dei vari Superman o Batman, anzi più di un’avventura presenta apparizioni improvvise dei supereroi di casa DC, che vivono le loro avventure assieme al mostro. Certo presto “la cosa” sarebbe andata ad unirsi all’universo Vertigo, che è la fascia editoriale più “per adulti” della multinazionale del fumetto statunitense, ma il fatto che conviva con l’eroismo della Justice League sembra dimostrare ancora una volta quanto la mitologia di casa DC sia interessante e riesca a presentare sia storie di puro intrattenimento, sia opere più mature, in grado di parlare di “cose serie” attraverso il racconto fantastico.

– Fabio Antinucci – 

 

 

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