Festa del gatto: opere d’arte raffiguranti gatti

Oggi, 17 Febbraio, è la Festa del gatto. Un animale che, a quanto pare o è incredibilmente amato – come da me – o non sopportato affatto. Ebbene, se siete nella seconda categoria, potete anche smettere di leggere, perché qui sarà il vero protagonista, in queste opere d’arte raffiguranti gatti. Amori miei.

Iniziamo con Dali Atomicus, una foto realizzata da Salvador Dalí e Philippe Halsman nel 1948.  Alcuni disprezzano la fotografia come forma d’arte, ma sappiamo bene che, quando ben studiata e realizzata, non è da meno nei confronti di niente. n collaborazione con il fotografo ritrattista Philippe Halsmann, il duo realizzò una serie di progetti fotografici surreali, di cui Dali Atomicus è il più iconico perché tutto venne composto in sito e senza l’assistenza moderna, come un Photoshop. Ci sono voluti 28 tentativi per ottenere la foto finale, il che vuol dire che i poveri gatti vennero lanciati in aria per altrettante volte: però almeno – come direbbero in Fame – potranno vivere per sempre.

Questo lo conosciamo tutti, no? Le Chat Noir di Théophile Steinlen, realizzato nel 1896. Nel corso del 18° e 19° secolo, la pubblicità divenne sempre più sofisticata fino a rappresentare una forma d’arte legittima in sé e per sé. Questo poster del pittore e incisore Art Nouveau è sia una delle foto di gatti più famose che una pubblicità della storia. L’autore venne incaricato di realizzare il poster facendo amicizia con la folla artistica di Le Chat Noir, un popolare locale di intrattenimento bohémien che viene considerato il primo club di cabaret moderno. Sebbene il club sia scomparso da tempo, il poster rimane un pilastro su molti muri e le chat è una perfetta rappresentazione di gran parte della Parigi del XIX secolo.

Passo a parlare di Barbiere con scimmia e gatti, realizzato tra il 1646 e il 1670. Questo è forse il dipinto del gatto che può essere meglio equiparato ai famosi cani che giocano a poker. Tuttavia, l’antropomorfizzazione nel lavoro di Abraham Teniers precede il suo compagno canino di quasi 400 anni e la natura surreale del suo soggetto è piuttosto accattivante. Teniers faceva parte di una famiglia di artisti fiamminga specializzata in dipinti di genere di villaggi, locande e, come segue logico, scene di scimmie. Le scimmie rimangono in questo dipinto, ma i gatti sono innegabilmente le star, che si acconciano e si preparano per il fine settimana, serviti dai loro attenti servitori scimmia. C’è curiosamente un gatto con una fionda sulla destra e ricorda un po’ Il gatto con gli stivali. È una scena ricca di azione e di bizzarria e la amo.

Finiamo con Pablo Picasso e il suo Gatto che divora un uccello del 1939. Mentre molti gatti nell’arte sono presentati come docili animali domestici, seduti pazientemente – o cupamente – in grembo, o forse in scenari leggermente strani, qui Picasso ritrae un gatto nella suo essere naturalmente un cacciatore. Questo avviene due anni dopo Guernica e mostra il continuo interesse per la violenza e il caos dell’artista. Non ci sono prove che questo fosse il gatto di Picasso, probabilmente si tratta per lo più di un’allegoria della guerra civile spagnola, con la rabbia sul viso del gatto che è quasi simile a quella umana. Ci vuole un grande maestro per realizzare un’immagine che catturi l’essenza della natura di un gatto mentre dice qualcosa di più ampio sull’umanità.

Auguri, micini!

– Lidia Marino – 

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