Di chi era quella Voce nella Notte?

Bentornati, Fedeli Lettori! Il pezzo che vi accingete a leggere non è una recensione. Si tratta di una storia matrioska, in cui non si capisce quale sia la prima bambolina e quale l’ultima. Ma andiamo con ordine. Durante questo anomalo periodo natalizio appena trascorso io, come suppongo la maggior parte di voi, ho letto molti libri e visto parecchi film. Su YouTube ne ho trovati tanti davvero interessanti. Uno in particolare. Un titolo con il mai abbastanza compianto Robin Williams che avevo sentito nominare, ma che non avevo mai visto: Una voce nella notte (The night listener).

Con la grandiosa Toni Collette e il sempre notevole Rory Culkin (forse il vero talento della famiglia). La trama non ve la vorrei scrivere perché il film merita e vi consiglio di vederlo, però la pellicola si basa su fatti realmente accaduti, fatti che ancora oggi restano avvolti nel mistero e quindi ve ne devo parlare. Robin è il conduttore radiofonico Gabriel Noone, alter ego dell’autore del romanzo da cui il film è tratto, Armistead Maupin. Gabriel sta vivendo un periodo di crisi con il suo compagno, crisi che si riflette anche nel suo lavoro. Crisi dalla quale sembra emergere grazie al libro autobiografico di un ragazzino che narra la sua terribile storia. Pete ha 14 anni e da quando era un bambino ha subito abusi dai genitori che lo hanno anche costretto a prostituirsi. Ora, malato e in fin di vita, vive nascosto con l’assistente sociale che l’ha salvato da quell’inferno, Donna.

Ma perché al telefono le voci di Donna e di Pete suonano così simili? Perché donna non vuole che Gabriel vada a trovarli? Gabriel si sente solo, disperato e sempre più ossessionato dalla storia di Pete, così parte alla ricerca della verità. Ma la verità è un concetto astratto e Gabriel ne afferrerà solo dei brandelli, brandelli che non faranno altro che alimentare i suoi e i nostri dubbi.

Sul film di più non vi dico. Guardatelo perché è sempre un’emozione vera guardare Robin. E ascoltare il suo eccezionale doppiatore. Ora, per quel giochino della matrioska di cui vi dicevo prima, vi parlerò della storia vera che c’è dietro il libro e il film, risparmiandovi le ricerche che necessariamente vorrete fare dopo la visione di questo rompicapo.

Di nuovo, andiamo con ordine. Anthony Godby ha 11 anni, vive a New York e nel 1988 chiama un telefono amico per chiedere aiuto. Il volontario, Johnson, ascolta una storia raccapricciante fatta di abusi, prostituzione e malattia e passa la chiamata alla collega Vicky Johnson (o Vicky Fraginals, o Joanna Vicky Fraginals Zackheim), la quale strappa Tony da quell’inferno diventandone la tutrice. Tony ha l’AIDS, la sifilide ed è malnutrito. Nel giro di pochi mesi perde un polmone, un testicolo e una gamba. I due volontari, Johnson e Vicky, si sposano e adottano Tony.

Tony è un ragazzino adorabile e la sua storia diventa famosa, tanto che la fondazione Make-a-Wish gli regala un computer. Computer con il quale Tony scrive la sua autobiografia, piena però di speranza, gratitudine e amore per la vita, nonostante tutto il dolore. Il libro, uscito nel 1993, si intitola A Rock and a Hard Place: One Boy’s Triumphant Story (trad. Ho chiesto di avere le alidisponibile su Amazon.

Il libro diventa un best seller negli Stati Uniti e tutte le trasmissioni vorrebbero avere Tony come ospite in studio. Ma Tony è malato, non può alzarsi dal letto, così Vicky concede solo interviste telefoniche. Una persino alla regina della televisione statunitense, Oprah Winfrey, che realizza addirittura un film documentario sulla storia di Tony, interpretato da un giovane attore, ma con la vera voce di Tony a fare da narratore. Ora Tony e Vicky hanno tanti amici famosi che li adorano. Ma con la fama crescono i dubbi sull’identità di Tony.

Inizia ad insinuarsi il dubbio collettivo che Tony potrebbe addirittura non esistere… Viene perfino consultato un esperto per confrontare le impronte vocali di Vicky e Tony, che risultano combaciare alla perfezione. Con l’aumentare dei dubbi Vicky e Tony lasciano le luci della ribalta.

Poi si viene a sapere che nel 1997 Vicky divorzia da Johnson e che sposa il dottor Marc Zackheim, psicologo dell’infanzia. Nel 2004 il dottor Zackheim viene accusato e incriminato per aver abusato di alcuni dei bambini che aveva in cura. Di Tony non si è più saputo nulla. Se fosse vivo avrebbe quasi 44 anni.

Se fosse davvero esistito.

Ma la teoria è che Vicky abbia creato tutto nella sua mente. Perché? Probabilmente per una forma estrema di Sindrome di Munchausen per procura, una forma così potente da spingerla prima a creare un bambino per poi fargli vivere un inferno e in seguito, tramite lui, ricevere attenzioni e gratificazioni dagli altri. Il fatto che Vicky abbia sposato un pedofilo potrebbe essere una tragica coincidenza, ma se mettiamo questo tassello nel quadro generale questo potrebbe suggerire l’idea che fosse la stessa Vicky ad aver subito abusi durante l’infanzia e che abbia affrontato così il trauma, sublimandolo attraverso un suo alter ego creato dalla sua mente.

Di certo c’è che il libro di Tony finì nelle mani dello scrittore e attivista LGBT Armistead Maupin, che empatizzò subito con quello straordinario, sfortunato ragazzino. Armistead e Tony instaurano una profonda amicizia telefonica. Armistead, come altri, vorrebbe incontrare Tony, ma Vicky lo proibisce per preservare la salute e l’incolumità di Tony, che potrebbe subire ritorsioni dai suoi ex aguzzini. A questo punto il socio d’affari di Maupin, Terry Anderson, avvia una seria ricerca, vista anche l’ossessione che lo scrittore vive per questa storia. Anderson scopre il vero nome dell’assistente sociale Vicky Johnson è Joanna Victoria Fraginals, diplomata alla High School di Union City nel New Jersey nel 1975 e che non c’è alcuna traccia dell’esistenza di Anthony Godby.

Il secondo marito di Vicky, Zackheim, minaccia di querelare Maupin e Anderson per diffamazione, rifiutando però di rilasciare qualunque dichiarazione, limitandosi a sostenere la versione della moglie. Armistead Maupin ha deciso di scrivere la sua storia legata a Tony nel 2000, quando dà alle stampe The night listener.

“Per anni ho avuto il dubbio se credere o no. Penso che Tony fosse, per Vicky, un amico immaginario. Di certo lo è stato per me.” dice Armistead Maupin.

Il film con protagonista Robin Williams esce nelle sale nel 2006. A quella data gli editori di Anthony Godby sostenevano di mantenere regolari contatti telefonici con lui. La verità resta inafferrabile.

– Monia Guredda –

 

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