Consigli horror: slasher movie

A partire da oggi, ogni due settimane il mercoledì ospiterà la rubrica dedicata ai film horror, un genere che fin dagli inizi ha conquistato l’attenzione del pubblico, per i motivi che pian piano esploreremo insieme. Iniziamo con un sottogenere molto amato, gli slasher movie, quei film dedicati agli omicidi seriali, alla violenza spettacolare e alle final girls. Sono infatti questi tre gli elementi che descrivono lo slasher, uniti alla presenza di un villain in grado di diventare una vera icona del cinema, a volte più delle scream queens che combattono contro di lui.

1) Giallo all’italiana

Noi italiani siamo orgogliosi di affermare che lo slasher è nato nella nostra penisola, nello specifico all’interno della straordinaria mente di Mario Bava. Purtroppo, l’appartenenza dei suoi film e di quelli di altri registi alla categoria “giallo all’italiana” impedisce di trovarli facilmente agli amanti dello slasher, ma analizzandoli attentamente possiamo ravvisare in essi tutte le caratteristiche del genere: assassini pronti a tutto e la cui identità è spesso celata; spettacolarizzazione della morte attraverso l’utilizzo di un’unica arma poco comune o di armi improvvisate, al posto della tipica pistola; una donna che, spesso, riesce a salvarsi al termine degli eventi.

Partiamo con Reazione a catena (1971), considerato da molti il padre dello slasher: una serie di omicidi dietro l’altro, con un grottesco e indimenticabile finale (“Come sono bravi a fare i morti!”). Personalmente di Bava preferisco Sei donne per l’assassino (1964), dove il serial killer indossa una maschera come nei futuri classici americani e che è addirittura precedente al più noto Reazione a catena.

Non possiamo esimerci dal menzionare il Maestro Dario Argento e il suo Profondo Rosso (1975), che tuttavia ha solo alcune caratteristiche dello slasher, ma ci sono altre pellicole meno note che vale la pena ricordare, come Nude… si muore (1968) di Antonio Margheriti (omaggiato poi da Tarantino), che si dimostra un ottimo predecessore del più recente Scream.

2) L’epoca d’oro dei villain

C’è poco da fare: i villain horror per eccellenza fanno parte delle saghe slasher. Molto spesso, infatti, grandi classici sono ricordati per le presenze demoniache (di cui a volte ignoriamo perfino il nome) o per la maledizione legata a un oggetto (di Samara più che il volto sono note la cassetta e la chiamata); al contrario, negli anni ’80 le maschere dello slasher hanno fatto il loro ingresso nell’immaginario collettivo per non lasciarlo mai più.

Halloween (1978) presenta Michael Myers come un villain molto particolare, poiché è dotato di una forza sovraumana e si è macchiato del primo omicidio quando era soltanto un bambino (per di più, la vittima fu sua sorella). Jason non è l’omicida originale di Venerdì 13 (1980), ma ben presto sarà lui a lasciare una lunghissima striscia di sangue, e sebbene Leatherface non sia il solo brutale assassino della famiglia Sawyer è rimasto il solo impresso nella memoria, forse perché ha preso ispirazione da un vero serial killer. Esempio diverso è Freddy Krueger, il mostro di Nightmare (1984), che possiede poteri soprannaturali e che è lui stesso capace di manifestarsi negli incubi.

Le donne che affrontano gli iconici villain non sono ancora del tutto caratterizzate, alternandosi tra le final girls poco rilevanti di Venerdì 13 e Non aprite quella porta (1974) e le scream queens destinate a combattere il cattivo anche nei sequel, crescendo proprio come lui (Laurie Strode e Nancy Thompson).

3) Un misterioso omicida

Se l’identità del colpevole era palese nei film sopracitati, il mistero e il desiderio dello stesso spettatore di investigare ha portato al susseguirsi di slasher molto diversi dagli esempi precedenti.

Scream (1996) ha la particolarità di riflettere su se stesso, facendo del metacinema così come l’omonima serie televisiva: quali sono le vittime e le potenziali final girls, chi si nasconde dietro la maschera dell’assassino e come agirà. Scream non ha un unico antagonista, un Michael Myers o un Jason Voorhees, bensì una sola maschera, dietro cui si nasconde uno dei personaggi già visti sulla scena, come in un classico giallo; eppure, l’incapacità di conoscere il proprio nemico lo rende quasi invincibile, costringendo i personaggi a scappare invece di combattere contro ciò che è ignoto.

Altri esempi da citare sono la trilogia di Urban Legend (1998), Nickname: Enigmista (2005) e la saga di Prom Night (1980, dove ritroviamo Jaime Lee Curtis), mentre un ruolo particolare è ricoperto da Sleepaway Camp (1983) e dai suoi sequel.

– Sara Carucci –

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