Consigli horror: Gran Bretagna

Dopo lo scorso viaggio tra Asia e Stati Uniti, torniamo in Europa e più precisamente in Gran Bretagna, per dei consigli horror di stampo cinematografico che, forse, ancora non conoscevate. Le produzioni soprattutto inglesi sono molte, perciò abbiamo voluto soffermarci solo su alcune di esse, in modo da tenere alcuni film per i prossimi articoli della rubrica.

1) Inghilterra

L’horror inglese è vittoriano. Sono molti i film di registi inglesi, ma pensando ai penny dreadful (e non mi riferisco alla serie televisiva) viene lecito accostare l’idea di Inghilterra a sconosciuti uomini con cilindro che attraversano la nebbia, ai fantasmi che infestano le ville di famiglia e, in particolar modo, ai mostri frutto della letteratura horror, come Dracula o la creatura di Frankenstein. Non mancano, però, i serial killer che agiscono in questo periodo, e fra tutti spicca ovviamente Jack lo Squartatore, che i fratelli Hughes portarono sul grande schermo attingendo dalla graphic novel di Alan Moore From Hell. Due volte fu invece trasporto il libro The Woman in Black di Susan Hill, nel 1989 e più recentemente, nel 2012, con il potteriano Daniel Radcliffe: quest’ultimo è un film sottovalutato, ma che vale davvero la pena di guardare. Pochi anni dopo è ambientato 1921 – Il mistero di Rockford, per rimanere nel tema della villa infestata; anche qui troviamo un’attrice della saga di Harry Potter, Imelda Staunton, che interpretata il proprio ruolo a meraviglia. Vorrei fare un breve cenno anche a Suspense del 1961, ma lo racconterò meglio in una seconda occasione.

Allontaniamoci dall’Età Vittoriana e dalle isole principali, per recarci nelle Ebridi con il sergente Neil Howie, un personaggio con cui è veramente difficile empatizzare. Prima di Midsommar, Robin Hardy aveva raccontato i riti pagani nel cult The Wicker Man (1973). Howie sta cercando una ragazza la cui stessa famiglia afferma non esistere, e da fervente protestante biasima i modi in cui la popolazione dell’isoletta rende grazie alla natura; è inoltre convinto che ci sia qualcosa di grosso dietro il raccolto sempre prospero che rende il luogo tanto famoso.

Per restare in tema cult citiamo Hellraiser del 1987, primo di una fortunata saga e diretto da Clive Baker, autore britannico che realizzò anche il romanzo capostipite e diverse graphic novel legate all’universo di Pinhead. Sei anni prima un’altra creatura era apparsa in Inghilterra, più famosa e… sì, americana: Un lupo americano a Londra di John Landis, che si aggiudicò il primo Oscar per il miglior trucco che venne mai dato dall’Accademy.

Una breve menzione va infine a Saint Maud, horror del 2019 da poco distribuito in Italia. È la storia di un’infermiera religiosa ai livello del sergente Howie, o almeno fino a un certo punto. E poi di nuovo. La fede si perde, ma si ritrova anche, e il modo in cui la giovane Maud la manifesta è alquanto singolare e pericoloso.

2) Scozia, Galles e Irlanda del Nord

Rimaniamo in tema “scoperte recenti” con il britannico Playhouse (2020) ambientato in Scozia. Ricordate quando Ethan Hawke in Sinister si trasferiva nell’ennesima casa infestata per scrivere il suo capolavoro? Ricordate cosa accadde? Ebbene, se il drammaturgo Jack Travis avesse visto quel film non sarebbe andato ad abitare con la figlia in un vecchio e cadente castello scozzese. Chissà cosa potrebbe mai accadere, no?

In Galles, intanto, una talentuosa Eleanor Worthington Cox, nota per il ruolo di Cait in Britannia, dà il volto alla Gwen dell’omonimo film di William McGregor. In questo caso non c’è bisogno di parlare della trama, perché ciò che è rilevante è l’interpretazione delle protagoniste e il senso di inquietudine crescente dato dalla visione.

Andiamo al 2009 per vedere l’Irlanda del Nord in Wake Wood. Prima di trasformarsi in Ditocorto, Aidan Gillen era un padre di famiglia in lutto per la prematura morte dell’amata figlioletta; incapace di sopportare la sua perdita, si trasferì con la moglie a Wake Wood, dove gli venne data la possibilità di farla tornare in vita. Come nel caso di Playhouse, sappiamo benissimo cosa potrebbe accadere.

3) Irlanda

Abbiamo visto l’horror vittoriano e le ville infestate, per cui il solo elemento mancante, e che è distintivo delle due grandi isole, è la natura. Lo racconta bene Without Name (2017), che pone dubbi circa le forze soprannaturali che popolano i boschi intorno a Dublino, ma lo sa anche la protagonista di Hole (2019), che dopo la scoperta di una buca all’interno delle foresta vicino casa vedrà cambiare drasticamente il comportamento del figlio.

In Irlanda c’è però spazio anche per il found footage, qui rappresentato da The Devil’s Doorway (2018) di Aislinn Clarke: non boschi dove risiedono streghe, non manicomi abbandonati o mostri determinati a inghiottire Manhattan, bensì la presenza del diavolo cristiano viene posta al centro di questa storia, regalando una paura nuova.

Natura, ville infestate e il periodo immediatamente post-vittoriano, gli anni Venti: ecco invece la miscela per The Lodgers (2017), la cui minacciosa filastrocca vi accompagnerà prima di andare a dormire. Edward e Rachel sono due gemelli considerati eccentrici dagli abitanti del villaggio vicino, poiché si ostinano a vivere entro le mura della disastrata villa di famiglia uscendo il più raramente possibile. E, soprattutto, non oltre una certa ora, quando devono assicurarsi di avere chiuso a chiave la porta delle loro stanze. Cosa nasconde l’horror di Brian O’Malley? Qual è la maledizione a cui i gemelli e i loro antenati sono legati?

Appuntamento alla prossima volta con un genere che abbiamo già anticipato qui: il mockumentary.

 

– Sara Carucci –

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